Foto Carlo di Ampezzo

Foto Carlo di Ampezzo
Il nostro bellissimo paesello con tutta la Valle del Tagliamento. Quella nontagna a Punta è il Monte Amariana che svetta sopra Tolmezzo.

giovedì 20 giugno 2013

Pesca tabacchiera o saturnina

L'Italia è lunga, l'Italia è immensa, l'Italia è speciale ... ho conosciuto le pesche tabacchiera l'anno scorso e hanno detto che è difficile da trovare fuori dal territorio.
Bè è il secondo anno che le trovo in Carnia, alto Friuli ^___^ costano un botto e ne ho prese solo 4 per vedere di fare due muffins ... siccome si alterano presto, le ho messe in frigorifero, ma qualche toponOrso è passato a far visita e si è preso due peschine piccole ... e mò che faccio ??? vi scrivo la storia della pesca tabacchiera e domattina mi mangio le altre due ... prima di restare senza ^______^.
E pensare che volevo prepararmi i muffins per la colazione ^_____^ pazienza, le mangerò così nature, ma vi garantisco che hanno un profumo che era da tempo che non sentivo più.


PESCA TABACCHIERA o SATURNINA

Articolo inserito da redazione 

di Mara Briganti.
Con “tabacchiera” o “saturnina” si indica una rara varietà di pesche, la cui produzione è tipica delle pendici dell’Etna, originaria in particolare delle Valli del Simeto e dell'Alcantara. Il nome è dovuto alla forma, schiacciata sui due lati, che ricorda proprio quella di una tabacchiera o del noto pianeta del sistema solare. Sono molte le particolarità ed i pregi di questo frutto, purtroppo di limitata diffusione. E’ una pesca di taglia medio piccola, ha polpa bianca molto dolce e morbida. I tratti caratteristici sono il nocciolo molto piccolo - più di quello di un'albicocca - ed il profumo intenso tipico dei frutti appena colti e non sottoposti a trattamenti.
Storia
La peschicoltura si diffuse sulle pendici dell’Etna ad iniziò 800 quando si conclusero i privilegi feudali, grazie all’approvazione della Costituzione del 1812. Fino a quel momento ai conduttori dei latifondi non era mai stata permessa la coltivazione arborea. Fu poi la riforma agraria del 1950 a dare la svolta definitiva all’economia siciliana sostituendo le colture annuali con quelle perenni. Ed ecco che sulle pendici dell’Etna, vicini dei famosissimi pistacchi di Bronte, incominciano a crescere altri prelibati frutti, come le pesche saturnine. Furono gli amministratori di una delle proprietà storiche della zona, la Ducea di Maniace, ad essere particolarmente attivi nell’opera di sperimentazione di nuovi cultivar di frutta e a scoprire nella pesca tabacchiera una delle più adatte al microclima etneo. La zona, già nota per essere stata donata nel 1799 da Ferdinando di Borbone all’ammiraglio inglese Orazio Nelson, come ricompensa dell’aiuto fornito per stroncare la rivoluzione di Napoli, si rivelò subito vocata alla frutticultura. Grazie ai suoi terreni ben drenati, l’abbondanza d’acqua e l’escursione termica del territorio le pesche risultarono buonissime e conquistarono subito il favore degli abitanti locali. Da diversi anni questa prelibatezza siciliana è diventata presidioSlow Food, con l’obiettivo di aiutarne la difficoltosa commercializzazione e preservarla dalle contaminazioni dell’agricoltura moderna. 
Dove si trova
Per quanto buono e ricercato questo frutto è davvero una rarità. Non temete: trovare le pesche tabacchiere è difficile ma non impossibile! Nonostante questa cultura abbia origine sulle pendici dell’Etna, oggi la si coltiva, a livello amatoriale, anche in alcune parti dell’Italia del Nord, soprattutto in Romagna. La sua area di produzione tradizionale comprende i Comuni di Adrano, Biancavilla, Bronte, Maniace, Mojo Alcantara e Roccella Veldemone. Vi avverto però: quando la si trova al supermercato o dal fruttivendolo di fiducia, dopo la sorpresa, la prima variante che attira l’attenzione è il prezzo, giustificato, ma decisamente più alto della media. La distribuzione della pesca tabacchiera non è semplice. E’ innanzitutto un prodotto di nicchia, poco conosciuto la cui richiesta di mercato è bassa e la produzione di conseguenza limitata. Può conservarsi per soli 2 o 3 giorni dopo la raccolta. Infine, la forma caratteristica mal si adatta agli imballaggi tradizionali per le pesche. In ogni caso sfido chiunque l’abbia assaggiata a dire che non ne vale la pena...
A tavola
Si consiglia di consumarla fresca per gustarla al meglio. E’ utilizzata anche dall’industria dolciaria per fare ottime granite e gelati. Sono inoltre stati ideati alcuni trasformati di qualità al fine di diffondere la conoscenza del frutto senza sottostare all’obbligo delle scadenze e agli ostacoli di trasporto. In una piccola azienda dedita all’agricoltura biologica a Giarre, Carlo Limone da anni si impegna a convertire la sua frutta in confetture e marmellate, per evitarne lo spreco. Un certo riguardo è stato portato nei confronti delle pesche tabacchiere, in modo da mantenere la stessa bontà del prodotto fresco anche in marmellate, liquori, e nella conservazione sotto sciroppo.

assaggiatele, SONO FANTASTICHE