Foto Carlo di Ampezzo

Foto Carlo di Ampezzo
Il nostro bellissimo paesello con tutta la Valle del Tagliamento. Quella nontagna a Punta è il Monte Amariana che svetta sopra Tolmezzo.

sabato 15 ottobre 2011

Ampezzo ( Udine )

Ampezzo

Quest’anno si è arricchita di una bellissimo cartello che dichiara l’inizio del paese.

Le foto non sono mie, (purtroppo quando sono passata non avevo con me la macchina fotografica), le ho prese da FB, nella pagina di un simpatico amico del paese. (Non ti arrabbi vero Carlo)?

Valorizziamo un poco la bellissima Ampezzo che ne ha veramente bisogno.


Ampezzo “Dimpeç in friulano “ Petsch in tedesco

Ampezzo si trova nel cuore della Carnia in una splendida cornice di montagne.

Il territorio si estende lungo la valle dell'alto corso del fiume Tagliamento.
Ampezzo è datata nell'alto medioevo, nel 762 quando tre nobili fratelli longobardi, Erto, Marco ed Anto, monaci benedettini, donarono all'epoca la totalità dei propri beni ai monasteri friulani di Sesto al Reghena e di Salt di Povoletto.
Tra le proprietà donate a quest'ultimo si può leggere nel documento di donazione: "...casas in Carnia in vico Ampicio idest casa Iohanni et Marciolo"; il che fa presumere dell'esistenza del "vico Ampicio" in età anteriore al 762.
In epoche più antiche risale anche l'origine del nome Ampezzo.

Sono state proposte tante interpretazioni circa la sua etimologia, ma quella che è rimasta e si è stabilita ormai nell'immaginario collettivo è una e si riferisce ad elementi naturali considerati caratteristici del territorio e della popolazione:

l'abete di cui i boschi sono molto ricchi

e la casa, che rappresenta l'ospitalità.

Ampezzo, si presenta costruita su un piano esposto al sole fra l'alto corso del Tagliamento e il torrente Lumiei, dominata dall’alto monte Tinisa.
Sulla via per il Passo della Mauria e quindi per il Cadore, la sua posizione è invidiabile anche quale punto di partenza per numerose escursioni e passeggiate.
La Val Lumiei (quella per intenderci che porta a Sauris), è uno fra i luoghi più selvaggi e spettacolari di Carnia e a monte di questo fiume è stata costruita la famosa diga di Sauris.

A parte il centro del paese, il resto si sviluppa tutto in lunghezza e inizia subito dopo il ponte del fiume Teria (salendo da Socchieve) .

Ci sarebbe tanto da scrivere, però se vi capita fate una visitina, ne vale la pena.


Alla fine dell'ultima guerra, Ampezzo è stata la prima Repubblica libera per un pò di tempo. Ma questa è un'altra storia, ve la racconterò.

Torta Maria


Maria, la mia amica della montagna … come me e tante altre, è golosissima (di cose buone) … a volte capita di vederla un poco giù di tono e allora le preparo questa torta salata che a lei piace tanto, e il sorriso torna a brillare sul suo viso.

Gli amici servono anche a questo vero ???

Ecco il perchè del nome di questa torta buonissima.

TORTA MARIA

1 rotolo di pasta brisè

1 confezione formaggio Brié

Peperonata casalinga

2 salsicce di Sauris

Mettere il disco di pasta con la sua carta, in una teglia rotonda.

Appoggiare sulla brisé il formaggio tagliato a fettine, sopra la peperonata e sopra la salsiccia sbriciolata.

Infornare per 35 minuti circa.

Formaggio Montasio


Formaggio Montasio da tavola stagionatura 3-6 mesi


Anche questa sera spuntino di mezzanotte ?
O merendina per domani mattina ???

Ćevapčići

Ormai i ćevapčići hanno preso piede anche in casa mia, me li procura la mia amica Angela di Udine; suo marito Marco li cucina ottimamente alla griglia … ma chi di griglia è sprovvisto, se li cucina nella comunissima padella ai ferri e quando sono cotti bene, sono altrettanto buoni.

Perdonatemi ma non ho fatto in tempo a servirli nei piatti che già erano mozzicati.

Va bè, avrò modo di prepararli ancora.

Ecco un po’ di storia di queste deliziose polpette dei Balcani ( nozioni tratte da http://sampeifanclub.forumcommunity.net/?t=41498357 )


Le origini dei Ćevapčići
Secondo quanto riporta Branislav Nušić, i ćevapčići vennero serviti per la prima volta a Belgrado intorno al 1860 nella trattoria "Da Tanasko Rajic" nei pressi del Grande Mercato (oggi Piazza degli Studenti). Il proprietario della trattoria, il padrone Živko (che si suppone abbia avuto origini dalla regione di Leskovac), secondo le parole di Nušić, si era così arricchito che con il guadagno riuscì a costruire una chiesa nella sua regione d'origine.

I Ćevapčići sono un piatto a base di carne trita, variamente speziata.
Tipici della cucina dei paesi della penisola balcanica, sono ampiamente diffusi anche nelle province di Trieste e Gorizia ed in alcune zone della provincia di Udine e parte dell'Austria.
Si presentano come polpettine cilindriche del diametro di un paio di centimetri e della lunghezza di 7/8 centimetri. Sono solitamente composti di carne di maiale, manzo e agnello, cipolla tritata finemente, pepe e paprica dolce. Vengono generalmente serviti cotti al barbecue, sulla griglia o alla piastra. Solitamente si gustano con cipolla tagliata a dadini o anelli, ed ajvar, una salsa piccante preparata con peperoni rossi macinati e spezie. Una variante li vede infarinati e rosolati in padella.

Polentina stracciatella rustica


Serata fredda di montagna, fuori piove, senza un filo di farina di polenta e di mercoledì i negozi sono chiusi.

Che fare ? per il minestrone è tardi e allora spunta dal mio dna il ricordo di quando ero bambina e la nonna ci faceva una pappetta buona buona, lei la faceva con un poco di zucchero e io ho fatto una stracciatella salata.

In casa ho sempre della farina di riso e con questa ho preparato una polentina che ci ha egregiamente riscaldato.


POLENTINA STRACCIATELLA RUSTICA

Per 2 persone

100 g di farina di riso

brodo di pollo o dado

2 uova

erba cipollina

formaggio montasio grattugiato

In un pentolino versare brodo sufficiente come per una minestra normale per due.

Quando inizia a sobbollire, versare la farina di riso e contemporaneamente mescolare con una frusta perché non si formino i grumi.

Mescolare spesso per non far attaccare la polentina per 10 minuti buoni.

Aggiungere l’erba cipollina, il formaggio e le uova preventivamente sbattute in una ciotola e contemporaneamente mescolare per spezzettare l’uovo che si rapprende.

Volendo, pepare e mettere ancora formaggio.

giovedì 13 ottobre 2011

Sopressa - salame


Adesso vado a nanna …

Vi lascio un buon spuntino per la mezzanotte oppure graditelo come merenda per domani.

SOPRESSA - SALAME TIPICO del Friuli Venezia Giulia


Barbabietole piccole spadellate


Che buone le rapine :-)))

Sono delle piccole rape della famiglia delle barbabietole rosse. Queste sono più piccole di colore biancorrosato tendente al rosso.

A Milano non le trovo però in montagna le trovo tutto l’estate e le mangiamo spesso perché siamo molto ghiotti di questa verdura.

BARBABIETOLE piccole SPADELLATE

piccole rape a piacere

cipolla in quantità desiderata

olio e poco burro

sale e pepe

Lessare le rape mezz’ora circa (con la pentola a pressione

Sbucciarle e tagliarle a rondelle o a pezzetti.

Soffriggere la cipolla, appena inizia ad imbiondire unire le rape, salare, pepare e mescolare.

Lasciarle insaporire e servirle calde.


Piccole rape-barbabietola

Bistecca golosa


Di tanto in tanto mi viene voglia di una buona bisteccona ai ferri e nulla più.

BISTECCA GOLOSA

1 bistecca di ossocollo di maiale

rucola selvatica dell’orticello

fiori di zucca freschissimi

Preparare nel piatto un letto di rucola e fiori di zucca appena conditi.

Cuocere la bistecca di ossocollo ai ferri.

Appena è pronta, appoggiarla sulla rucola, salare, pepare e condire con 2 cucchiaini di olio.

Guarnire con fiori di zucca.

Gnam gnam

Melanzane sfiziose


L'orticello è piccolo e non si possono mettere tante qualità di verdure, perciò o si acquistano o si aspetta che gli amici te ne diano se hanno eccedenze nei loro orti molto più grandi.
Questa è una melanzana di Adriana ... questa ha un pollice verde che di più non si può. Qualsiasi cosa pianta le cresce bene e in fretta ... e brava Adriana, quando ne hai le accetto più che volentieri

MELANZANE SFIZIOSE

1 melanzana
funghi già preparati
formaggio montasio grattugiato
Tagliare a metà la melanzana.
Scavare un po’ di polpa e tenerla a parte.
Riempire l’incavo con i funghi e spolverare con abbondante montasio grattugiato.
Infornare per 30 minuti circa

Buon appetito

Patate spazzacamino

Vi avanzano patate lessate e non sapete cosa farne ???

Non cucinatele sempre allo stesso modo, cambiate ricettina …..

In questo favoloso piatto ho servito le patate spazzacamino con i funghi a modo mio.

PATATE SPAZZACAMINO

patate lessate

1 cipolla (secondo il quantitativo di patate da cucinare)

alcuni pezzetti di pancetta affumicata

olio e burro in parti uguali

Sciogliere il burro nell’olio, aggiungere la cipolla tritata o tagliata a rondelle sottili e alcuni pezzetti di pancetta affumicata.

Rosolare per benino finchè la cipolla inizia a imbiondire.

Unire le patate sbucciate e tagliate a mezze rondelle o a pezzetti (secondo i vostri gusti).

Lasciarle rosolare finchè prendono colore, salare, mescolare e servire calde.



Funghi a modo mio


Quest’anno pochissimi funghi.
Quei pochi trovati, li ho sempre cucinati subito … troppo freddo e pioggia sino ai primi di luglio e poi troppo caldo e siccità in abbondanza.
Il fungo vive nel bosco ma ha bisogno di caldo e umidità al punto giusto, quindi acqua e sole ci vogliono in modo regolare.
FUNGHI a MODO MIO
funghi galletti
olio e poco burro
1 pezzettino di carota
1 pezzetto di cipolla
prezzemolo
aglio
1 po’ di concentrato di pomodoro Mutti
sale e pepe
Preparare un soffittino con la carota, la cipolla il prezzemolo e l’aglio (se non piace non tritarlo)
Aggiungere i funghi e portarli a cottura, aggiungendo brodo vegetale se occorre.Salare e pepare e unire un poco di concentrato di pomodoro diluito con poca brodo.
Lasciare addensare il sughetto e servire.

Spallotte di coniglio al succo di melograno


In casa mia far mangiare il coniglio agli Orsi è un supplizio di Tantalo.

La coscia no perché è troppo asciutta – la schiena no perché ha poca ciccia – le spallotte apriti cielo … rimangono sempre attaccati gli ossicini che è una goduria spolpare uno ad uno.

… e oggi ripetizione del tema.

Orsino ormai lavora e poi fra impegni di calcio (è allenatore di una squadra di bambini) e morosa, lo vediamo solo a tarda sera – già cenato; è quindi normale che io prepari per due (non sempre, ma quando si può lo faccio).

Oggi le spallotte erano troppo dolci e dopo aver mangiato la polpa, per gli ossicini faceva tutte le facce del mondo.

Ho fatto un esperimento che io ho gradito … ma mica glie lo potevo dire vi pare ???

Anziché usare il succo di melograno, ho usato lo Smotie (succo di melograno) dell’Ikea. Vai a sapere che lasciava un po’ di dolce …

Inutile, in questa casa bisogna seguire pedissequamente la cucina tradizionale :-)))

SPALLOTTE di CONIGLIO al SUCCO di MELOGRANO

Per due

2 spallotte di coniglio

un filino di olio

salvia

rosmarino

6 spicchi di aglio

50 cl. di smotie al melograno della Ikea (succo di melograno)

sale

Lavare e sgrondare le spallotte.

Adagiarle in un tegame con un filo di olio.

Chiudere con il coperchio e avviare la rosolatura. Salare e aggiungere il succo di melograno.

Cuocere piano, aggiungendo acqua calda se occorre.

Ho accompagnato le spallotte con insalata mista e con della trevisana saltata in padella con aglio e olio.

mercoledì 12 ottobre 2011

Conchiglioni zucca e salsiccia

Questa sera ho un fan di nome Emanuele che ha ‘na fame … ma ‘na fame … che di buon grado mi farebbe da cavia :-))

Emanuele, guarda, questi te li dedico con tutto il cuore. Li ho preparati a fine agosto quando erano venuti in montagna i miei Londinini.

Dovevi vedere il piccolo Marco come se li gustava volentieri … infilava il ditino nella conchiglia e si mangiava di gusto tutto il ripieno, poi prendeva la conchiglia ormai vuota e la depositava con grazia nel piatto del padre.

Martino invece è già un ometto, tagliava a metà e poi si mangiava i suoi buoni bocconcini.

Facili da fare


CONCHIGLIONI ZUCCA e SALSICCIA

tutto a occhio ragazzi … i quantitativi non li ricordo

conchiglioni

zucca

salsiccia

olio

burro

½ bicchiere tocai-friulano

1 spicchio di aglio (preferite, tritatelo – rilascia più sapore)

bechamella

Cuocere i conchiglioni portandoli quasi a completa cottura.

Scolarli e passarli sotto l’acqua fredda in modo che non si attacchino e metterli ad asciugare su un canovaccio.

In un tegame sciogliere il burro con l’olio e lasciar tostare a fuoco basso l’aglio)

Soffriggere la salsiccia e quando è ben imbiondita aggiungere la zucca pulita e tagliata a pezzetti.

Versare ½ bicchiere di tocai-friulano, coprite e stufate.

Man mano che il sugo si restringe, aggiungere brodo vegetale.

Piano piano, man mano che la zucca si cuoce, schiacciarla con i rebbi della forchetta sino a ridurre il tutto in purè.

Riempire i conchiglioni con questo impasto.

In una teglia preparare un leggero strato con la bechamella, allineare per bene i conchiglioni e versare ancora un poco di bechamella sopra ogni conchiglia.

Coprire con un foglio di carta stagnola e infornare a forno caldo 180° per mezz’ora circa.

Pappardelle erbette e pancetta affumicata


Quando cucino e faccio le foto, queste hanno una logica e sarebbe mooolto bello postare subito ciò che ho preparato, purtroppo con la malefica chiavetta è impensabile aprire il blog, in montagna arrivo a malapena a leggere le e_mail e a scriverne alcune, ma con tanta e poi tanta pazienza.

In ogni caso queste sono pappardelle impastate con le mie manine, con uova nostrane … tutta unì’altra cosa.

PAPPARDELLE ERBETTE E PANCETTA AFFUMICATA

pappardelle fresche

erbette dell’orto lessate (sono le biete da taglio)

pancetta affumicata

aglio

olio

peperoncino

manca … nel mio piatto il formaggio grattugiato

Lessare le erbette, scolarle e strizzarle molto bene.

In una padella rosolare nell’olio l’aglio, il peperoncino e le erbette tagliate grossolanamente.

Cuocere le pappardelle, scolarle e condirle con il sughetto preparato.

Ci vorrebbe il formaggio però nel mio caso … per poter assaggiare altro devo rinunciare a qualche cosa :-))

Spaghetti


Nonostante la montagna, nonostante la buona volontà … quando non si ha voglia di cucinare per il caldo, un buon piatto di spaghetti olio aglio peperoncino è quello checcevò.


martedì 11 ottobre 2011

Frico con patate

Del formaggio salato vi ho già parlato qui IL FOGOLAR: Formaggio salato del Friuli.

Però ancora non conoscete la mia amica Adriana di Sauris, abita poco lontano da casa mia e tutti la chiamiamo la saurana.

E’ simpaticissima e cucina un frico stratosferico … per lei il sabato è canonico, sia in estate che in inverno a tavola mette sempre la polenta con il frico e il suo è veramente particolare … :-)) (e al sabato ho anch’io l’assaggio di polenta e frico), è per questo che questa volta vi passo la sua ricetta.

FRICO CON PATATE

350 g formaggio salato
5 patate medie lessate
1 manciatina farina di polenta friulana macinata fine

Lasciare sciogliere il formaggio ben bene.
Aggiungere le patate passate allo schiacciapatate e la farina di polenta.
Amalgamare il tutto sino ad ottenere una pasta omogenea.
Girare la padella in modo da non far attaccare il frico.
Cuocere 5 minuti circa e appena si è formata una crosticina rossastra girarla e lasciarla dorare anche dall'altra parte.


lunedì 10 ottobre 2011

Fagiano conciato

Pronto mamma sei capace di cucinare il fagiano ? il mio collega ne ha uno già frollato lo vuoi ?Portalo a casa figliolo, ci pensa mamma a conciarlo per le feste !E sì, da quando la zia Lucia non c’è più, lo zio Italo non ha più voglia di andare a caccia, nessuna delle nuore sa cucinare il fagiano e quindi è inutile sprecarli.Di solito a fine ottobre primi di novembre eravamo invitati e fra tante altre cose buone, portavo a casa un bel fagianotto congelato, già pronto da cucinare.Questo era ancora da spiumare e da pulire dentro ma ho imparato da nonna, mai fasciarsi la testa prima del tempo.

Avevo un po’ di premura e quindi ho deciso di denudare il fagiano … gli ho tolto tutta la pelle, l’ho pulito internamente, lavato, asciugato e conciato come si deve.Gli Orsi miei hanno fatto gran festa, è rimasto qualche cosina attaccata, ma un buon sughetto per due spaghetti ci sta proprio bene.

FAGIANO CONCIATO

1 fagiano ben frollato – pulito lavato e asciugato

100 g pancetta coppata arrotolata

150 g coppa magra

1 salsiccia

mollica di pane imbevuta nel latte ben strizzata

1 ciuffetto di prezzemolo

1 spicchio di aglio

2 rametti rosmarino

1 ciuffo di salvia

+ altri 6 spicchi di aglio

poco vino Pinot grigio

olio e burro q.b.

sale attenti … i salumi sono salati di suo.

pepe

Rimacinare la salsiccia con il pane ammollato, il prezzemolo, l’aglio e riempire il pancino del volatile.

Legare le zampe e le ali.

Bardare il fagiano con pancetta e coppa e aiutandosi con spago e stecchetti, fissare l’affettato.

In un tegame sciogliere il burro con l’olio, appoggiare l’aglio, la salvia, il rosparino e sopra il fagiano.

Coprire e cuocere piano per circa 1ora e ½ o anche due.

Girare la carne di tanto in tanto, affinchè la cottura sia uniforme e aggiungere poco vino se il sughetto si restringe troppo.



Formaggio ubriaco

Ho sentito tanto parlare del formaggio ubriaco ma non ero ancora riuscita e metterci sopra le manine per un buon assaggio.
Ho domandato per caso a Luigino il salumiere del piccolo supermercato di Ampezzo e a suo tempo mi aveva detto che ne aveva chiesta una forma al suo fornitore, detto fatto ... appena è arrivato sono stata avvisata e finalmente ho potuto fare un assaggio del formaggio ubriaco.
Sono rimasta soddisfatta, è un buon formaggio delicato e gustoso, alle persone astemieposso dire che non si sente per nulla il sapore del vino.
A MI non l'ho mai visto, ne ho ancora un pezzo sottovuoto, vedremo come si è conservato.
Provare per credere



questa fotografia l'ho presa in rete

Il formaggio ubriaco

Potrebbe essere definito un figlio della guerra e proprio negli eventi legati al primo conflitto mondiale trova le sue origini, origini casuali e legate alle necessità del momento. Non si tratta però di un figlio illegittimo, ma di uno di quei tesori della gastronomia italiana, nati dalla coniugazione casuale dell'ingegnosità e della necessità degli uomini.

Il metodo di ubriacatura prenderebbe origine da quanto avvenuto nella Sinistra Piave Trevigiana durante la ritirata di Caporetto. Per nascondere agli austro ungarici affamati i formaggi di casa, questi sarebbero stati coperti di vinacce, considerate materiale di scarto e quindi non sottoposte a particolari attenzioni e indagini. In fondo era meglio mangiare del formaggio rovinato, dal gusto cattivo, piuttosto che morire di fame. Passati i pericoli le "pezze" vennero recuperate, ma nel frattempo avevano cambiato il colore della crosta, divenuta violaceo scuro e la consistenza, conferendo al formaggio gli aromi del mosto. Questa inusuale maturazione risultò però essere molto gradevole, con un gusto molto particolare tra il piccante e il fruttato, una vera delizia per il palato, tanto che venne attuata anche dopo la guerra. Col passare degli anni, da casalinga e campagnola, l'ubriacatura si è evoluta a raffinato e ricercato trattamento e oggi "l'Inbriago" viene accompagnato dal vino d'origine in una serie di preparazioni gastronomiche di sicuro successo e qualità.

Con questo antico procedimento il formaggio ringiovanisce e si affina, la pasta assume una morbidezza particolare, prende un profumo fruttato e aromatico e un gusto deciso che può arrivare fino al piccante, molto piacevoli e invitanti. Si presenta esternamente di colore violetto se l'ubriacatura avviene in vinacce di vino rosso, di colore paglierino acceso se le vinacce provengono da uve bianche.

Il formaggio ubriaco: la produzione.

Vengono selezionate forme di qualità ineccepibile, con maturazione minima di 60 giorni e possono essere ubriacati anche formaggi invecchiati, fino a 24 mesi.
Le forme prescelte vengono immerse in vinacce morbide. Possono essere utilizzate tutte le vinacce locali trevigiane, anche il Clinto e il Fragolino, nonché quelle dei passiti.
Il procedimento di “Inbriagatura”, che avviene in vasche capienti quanto basta per una immersione completa delle forme, richiede la disponibilità di vinacce fresche appena svinate. La durata dell’immersione è variabile: per formaggi appena maturi va da 8 a 10 giorni, per formaggi invecchiati si arriva fino a 30 giorni.
Terminata “l’ubriacatura” le forme vengono estratte dalle vinacce e sottoposte ad asciugatura e pulitura, ad ulteriore stagionatura da un minimo di 15 a 30 e più giorni, prima di poter essere avviate al consumo. Materia prima
Latte intero pastorizzato
Aspetto
La crosta si presenta di colore violaceo dovuto all'affinamento, la pasta invece è di colore avorio o paglierino scarico con occhiatura media e uniformemente distribuita
Sapore
Dolce con sensazioni lattiche e leggeri sentori di vino soprattutto nel sottocrosta Il Formaggio Ubriaco ha le sue radici nella tradizione contadina del Veneto e deve il suo nome al fatto che i casari locali utilizzavano le vinacce per bagnare e impermeabilizzare la crosta dei formaggi, conferendo allo stesso tempo al formaggio un gusto inimitabile. Un altro detto fa risalire invece il formaggio Ubriaco alla prima Guerra Mondiale quando, si narra, i contadini della zona cercarono di difendersi dalle razzie dei soldati nascondendo il formaggio immergendolo nel mosto d'uva. Questo sotterfugio risultò geniale migliorando la conservabilità del prodotto e donandogli un gusto inconfondibile
Stagionatura
Stagionato (oltre 6 mesi)

Formaggio Ubriaco Classico

Il Formaggio Ubriaco ha le sue radici nella tradizione contadina del Veneto e deve il suo nome al fatto che i casari locali utilizzavano le vinacce per bagnare e impermeabilizzare la crosta dei formaggi, conferendo allo stesso tempo al formaggio un gusto inimitabile. Un altro detto fa risalire invece il formaggio Ubriaco alla prima Guerra Mondiale quando, si narra, i contadini della zona cercarono di difendersi dalle razzie dei soldati nascondendo il formaggio immergendolo nel mosto d'uva. Questo sotterfugio risultò geniale migliorando la conservabilità del prodotto e donandogli un gusto inconfondibile
Oggi il territorio interessato alla produzione di questi tipico formaggio è l'intera Provincia di Treviso nei suoi 95 comuni e l’identità del prodotto deriva dalla particolare maturazione e affinatura delle forme immerse in vinaccia fresca e morbida. Vengono affinati i formaggi locali a pasta semicotta, quali i DOP Asiago pressato e d’Allevo oppure Montasio, il Latteria e tutti i consimili tipici dei caseifici trevigiani, anche appositamente prodotti. Le caratteristiche morfologiche e dimensionali (diametro, scalzo, facce, marchiatura) sono evidentemente quelle tipiche del formaggio di partenza. Sullo scalzo è ammessa la marchiatura "INBRIAGO" per le forme appositamente prodotte, oppure, come detto, le marchiature d’origine, DOP e non DOP.


domenica 9 ottobre 2011

Piccola merendina

Mi sono fatta una piccola torta margherita, con pochissimo zucchero, per avere l’impressione di mangiare anch’io finalmente “un dolce”.

Aspettavo che si raffreddasse per metterlo in dispensa pronto per la colazione …

Maaa ………..

Mica la volevo la nutelllaaa !!!

E lui Carlo il maritorso si è tagliato a metà la tortina Ø 20, e ha pensato di spalmarsela per benino con la nutella

Ora sta scherzando … ma sta di fatto che se l’è mangiata tutta lui

… tanto io sono a dieta ufffaaaaaa !


Stella alpina


Sono finalmente tornata e vi dedico una foto della Stella alpina, insieme ad una bella canzone friulana, e ad alcune chicche che sono sicura vi piaceranno.


Stelutis alpinis

Se vieni quassù fra le. Rocce,
dove loro mi hanno sotterrato,
c'è uno spazio pieno di stelle alpine,
dal mio sangue è stato bagnato.
Come segno c'è una croce
Scolpita sulla roccia.
Fra quelle stelle nasce l'erba,
sotto di loro dormo tranquillo.
Prendi, prendi una stella:
essa ricorda il nostro amore.
Le darai un bacio,
e poi nascondila nel seno.
Quando a casa sei sola
E di cuore preghi per me,
il mio spirito è presente:
io e Ia stella siamo con te.

Canzone, popolare, friulana (tradotta)

Stella alpina, Edelweiss, Leontopodium alpinum, comunque la si chiami, resta la regina dei fiori alpini, il fiore alpino per eccellenza e secondo me il più delicato.

Fino a una decina di anni fa era un fiore molto raro, (sottoposto, come era da decenni, ad una ricerca e ad una raccolta spietata, da parte di montanari e non), che si sentivano molto appagati nel portare a valle ed esibire questo "trofeo"; oggi, per fortuna, sta tornando a diffondersi sulle nostre montagne e non è raro trovare distese di centinaia di fiori, nei pascoli più alti, ai piedi delle vette, ma si può trovare anche lungo i sentieri più battuti, a testimonianza che la sensibilità per la tutela dell'ambiente è cresciuta negli ultimi anni, anche e soprattutto in quelli che frequentano le montagne e ne apprezzano la bellezza incontaminata.

La cosa buffa di questa pianta della famiglia delle Composite (Asteracee) è il fatto che quello che normalmente viene considerato "il fiore", in realtà è solo una rosetta di foglioline (bratte foliari) rese bianche dalla fitta selva di peli che le ricopre, sembrano petali di un fiore perché sono molto più chari delle altre foglie che si trovano alla base e sul fusto e perché sono disposte a raggio attorno ad alcuni capolini tondeggianti (il vero "fiore" della stella alpina) sulla sommità dello scapo fiorito.

Cresce nei pascoli magri di alta quota e si spinge fino sulle rupi più impervie e irraggiungibili (unici posti dove sopravviveva nel periodo di maggiore crisi); si trova più facilmente su rocce calcaree, ma non è raro trovarla anche in ambienti di rocce silicee a quote comprese fra gli ottocento ed i tremila metri.

Fiorisce normalmente fra luglio e settembre

Dalla sua particolare forma a cinque e più petali vellutati, ricoperti da una bianca-gessata peluria, gli deriva il suo nomignolo di "stella alpina".
Ma la fantasia popolare ha costruito tante storie e leggende su questo fiore. Storie che hanno un sapore di profonda sensibilità.
Qui riportiamo alcune tra le più significative e coinvolgenti.

LA LEGGENDA DELLA STELLA ALPINA

Molti e molti secoli fa, quando quelle meravigliose montagne, chiamate oggi Dolomiti, emersero dalle acque che a quei tempi sommergevano buona parte del nostro globo, scesero sulla Terra delle Creature favolose fatte di fumo e di nebbia, di lembi di nuvole e di arcobaleno.
Erano gli Spiriti-delle-Cose-non-create che cominciarono a dar forma e vita agli alberi, alle erbe, ai fiori.
Gli alberi si moltiplicarono in poco tempo e ricoprirono molte zone sotto le pendici di quelle montagne. Erano abeti, larici, pini. Sulle colline nacquero le betulle e il sorbo, il frassino e il castagno. Le erbe formarono immense distese di prati lussureggianti, che discendevano dai ghiaioni fino alle piane in dolci declivi o arditi pendii. I fiori spuntarono: nei boschi c'erano i piccoli garofani cremisi e i ciclamini, nei prati anemoni gialli, clematidi viola, primule bianche e colchici lillà. E fiori spuntarono nelle paludi: erano giaggioli, gladioli, narcisi...
Altri ne nacquero sulle rive dei laghi e sugli specchi d'acqua, come le ninfee bianchissime e i nannufari gialli. Ancora spuntarono le aquilegie, le pulsatille, le peonie e i papaveri alpini. E moltissimi altri dai colori delicati e luminosi.
Sotto le ultime rocce ecco prosperare i primi "baranci" o pini mughi. Accanto sorsero gli arbusti dei rododendri color rosso, i raponzoli di roccia e le meravigliose genziane turchine. Cosi ogni cosa ebbe il "suo" fiore e le genti che vivevano in quelle vallate fra le montagne ne godettero e ringraziarono il cielo e la natura.
Ma in mezzo a tutte quelle meraviglie c'era qualcuno che soffriva in silenzio: era la Grande Montagna di Lavaredo, nuda e dirupata, scanalata da lunghi camini verticali nei quali colava- no le gelide stille dei ghiacciai perenni, tagliata orizzontalmente dalle cenge e scarnita dalle acque in orridi strapiombi...
Solo le sue pareti altissime, spesso lisce e diritte come pale, riflettevano la luce del sole che alla sera le accarezzava con gli ultimi raggi infuocati. La Grande Montagna allora sembrava diventare trasparente come cristallo, diafana come un lembo di nuvola...
Ma quella straordinaria carezza del sole non poteva renderla felice. Essa ammirava dall'alto i sottostanti pianori verdi, rigogliosi e fioriti, le fìtte abetaie, i [aghetti verdazzuri... Ognuna di queste "cose" possedeva un "fiore"! Perfino la neve ne aveva uno: un timido fiorellino bianco, a forma di campanellino chiamato Bucaneve, che all'inizio della primavera forava quella bianca coltre per emergere diritto e luminoso.
La Grande Montagna cominciò a lamentarsi: "A cosa serve essere cosi alta e imponente se la natura non mi vuole donare neanche un piccolo fiore? Le mie rocce sono aspre, nude, scarnite e tristi... Se la Terra non si vuole ricordare di me, io mi rivolgerò al Cielo!".
E nella notte profonda essa tentò di raggiungere la cupola del cielo per prendere almeno una stella che adornasse le sue rocce così cupe.
Invano!
Le stelle brillavano misteriosamente nel cielo turchino, troppo lontano e la Montagna si sentiva sempre più triste e si lamentava con la voce del vento che vorticava attorno alle sue alte cime. Allora le slavine scendevano a valle, i macigni ruzzolavano dalle sue pareti scabre e tenebrose rimbalzando con cupo rumore di roccia in roccia, la tempesta scendeva in lunghi rivoli d'acqua in un diluvio di lacrime.
La udì finalmente il vento del Nord, che riportò i suoi lamenti alla più bella delle Fate: Samblàna, che viveva da tempo lontanissimo fra gli spalti delle Dolomiti.
La Fata comprese l'angoscia della Grande Montagna e una notte si levò nell'alto del cielo per cogliere una stellina lucente.
Presala delicatamente fra le sue dita, ella si diresse verso la più alta vetta delle Tre Cime di Lavaredo e la depose fra le rocce. Poi la toccò e la trasformò in un meraviglioso fiore stellato, dai petali vellutati, bianco come la neve e la chiamò 'stella alpina'.
Così la Grande Montagna ebbe anch'essa il suo magnifico fiore!
In seguito le 'stelle alpine' si moltiplicarono; nacquero sulle Crode, sugli spalti rocciosi, sui picchi inviolati...
E diventarono i fiori più pregiati delle Dolomiti.

Da "Dolomiti: storie e leggende" di G. Monfo
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