venerdì 25 gennaio 2013

Amarone della Valpolicella

E no, anch'io protesto, il vino Amarone della Valpolicella è un signor vino e non ci sono vinelli al mondo che lo possono imitare.
Io trovo persino che sia un peccato usarlo per cucinare quel capolavoro di Risotto all'amarone.
Voi lo conoscete ? cosa ne pensate ?
Se avete occasione, assaggiatelo alla vecchia maniera, una tavolata in compagnia, un bicchiere di amarone e un buon piatto di salumi e formaggi veronesi e vi soddisferanno il palato.

AMARONE della VALPOLICELLA



Salame sopressa veronese


Formaggio Monte Veronese

Il nostro amico Tomaso, dalla Svizzera chiede un pò di pane casalingo ... amico mio, scegli tu quale vuoi:





No Ufficio Marchi danese a 'Primarone'
Avrebbe tratto indebito vantaggio da rinomanza del vino veronese Amarone


- VENEZIA, - L'ufficio Marchi danese ha detto no alla richiesta di registrazione del marchio 'Primarone' presentata nel 2010 da un'azienda pugliese accogliendo l'opposizione avanzata dalla Camera di Commercio di Verona nella tutela della denominazione 'Amarone della Valpolicella'. A seguito dell'opposizione camerale, l'ufficio danese ha respinto la richiesta di registrazione e la decisione - informa una nota della camera di Commercio - e' stata motivata dalla rinomanza dell'Amarone della Valpolicella, provata dalla Camera di Commercio con il deposito di varia documentazione.
Secondo i danesi - e' detto nella nota - il vino 'Primarone' sarebbe stato posto in commercio allo scopo di trarre indebitamente vantaggio dalla rinomanza del vino veronese: a dimostrazione di cio' il fatto che sarebbe stato commercializzato come vino prodotto ''con il metodo dell'Amarone''.
''Si tratta di un successo in un'attivita' nella quale abbiamo molto investito negli ultimi anni - ha commentato Alessandro Bianchi, Presidente della Camera di Commercio - in quanto si moltiplicano i tentativi di imitazione dei nostri vini di maggiore successo.
L'ultimo caso e' quello di un marchio 'Amarone', depositato nel Regno Unito da un ristoratore, ma le nostre banche dati annoverano numerosi tentativi, piu' o meno fantasiosi, di approfittare del successo dei nostri vini: abbiamo trovato dei marchi 'Amarone' depositati per vini in Brasile, un Gran Marone (ritirato a seguito della nostra opposizione) in Danimarca, un 'Amar.Uno' comunitario (anch'esso ritirato a seguito di opposizione della Camera), un 'Amarina' e vari Amaroni negli USA''.
(Fonte ANSA).
L'originale lo trovate qui:   http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=7901

giovedì 24 gennaio 2013

Rosa di Gorizia - muset e purè

Ho sentito parecchio parlare di questa preziosa insalata, solo che non l'avevo mai vista  ... e allora non mi lamento più ^____^
E pensare che dico sempre che l'unico neo dei piccoli paesi è quello di essere lontani dalla grande distribuzione, e invece proprio stamane al mercato settimanale che si tiene in piazza, la bancarella delle verdure aveva questa deliziosa meraviglia.
Originaria di una terra di confine, di un colore che vira dal rosso intenso al rosa fino ad arrivare al giallo pallido, i cui cespi hanno foglie larghe ordinate che ricordano un roseto: è la Rosa di Gorizia, un pregiatissimo radicchio che da oltre due secoli punteggia, tra novembre e febbraio, i terreni isontini.

Più sotto vi racconto qualche cosa di più, ma non è farina del mio sacco, sono notizie di http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_di_Gorizia 
le foto sono rigorosamente mie, e il sapore di questo radicchio è veramente speciale.
Oggi vi dò una non ricetta ... la rosa di gorizia l'ho accompagnata con un Muset speciale (il muset è il fratello del cotechino) e un purè di patate di montagna stratosferico.


ROSA di GORIZIA - MUSET e PURE'

Il radicchio, leggermente amarognolo, è da assaporare possibilmente crudo, tagliato il meno possibile per evitarne l'ossidazione e accompagnato da patate lesse, fagioli lessati, uova sode a spicchi oppure condito con olio d’oliva, aceto di vino e sale. Anche la piccola radice è ottima da mangiare, tagliata sottile e unita all’insalata.

Purè di patate di montagna



Il muset è legato in carta forno lavata e ben strizzata. Mi ha insegnato un mio vecchio salumiere, che mi ha detto che se in cottura il muset o cotechino si dovessero rompere, la carne rimarrebbe ben unita nell'involucro di protezione.


La lunga storia della Rosa di Gorizia risale già ai tempi degli Asburgo, ma le prime fonti scritte comparvero nel volume “Gorizia – la Nizza austriaca” del 1873, scritto dal Barone Carl von Czoernig-Czernhausen, insediatosi a Gorizia nella seconda metà del'800. Nel volume, tra la descrizione dei legumi coltivati nella città, viene citata anche la “cicoria rossastra” coltivata nella piana tra Gorizia e Salcano e, in misura minore nelle aree periferiche della città. La Rosa di Gorizia ha avuto in passato una grande importanza per l’economia della città che era basata prevalentemente sull'agricoltura. La città contava molto sulla produzione di questo particolare radicchio. Gli agricoltori più anziani della zona ricordano di averlo sempre prodotto perché una delle poche e sicure fonti di reddito durante la fredda stagione invernale goriziana.
Una delle teorie che conducono alla comparsa della Rosa nel territorio goriziano portano a un certo signor Vida. Si pensa infatti che i semi siano stati portati a Gorizia per la prima volta da quest'ultimo, sfuggito a un'epidemia di peste scoppiata in Veneto. Vida potrebbe aver conservato sementi di radicchio rosso veneto, forse quelle del Chioggia, che una volta trapiantati nei terreni goriziani avrebbero creato l'embrione della Rosa di Gorizia.
Un'altra teoria fa risalire l'origine delle sementi all'opera della contessa di Gorizia, Leukardis, dal 1046 al 1072 Badessa del monastero di Sonnenburg. La religiosa e le monache erano abilissime nella coltivazione di fiori e ortaggi, i quali, a causa del clima rigido, avevano necessità di particolari cure. Visti i rapporti strettissimi che ai tempi sussistevano tra quelli che oggi sono i territori dellaVal Pusteria e del goriziano, si può immaginare che tra i due luoghi ci fossero scambi frequenti di prodotti.[

mercoledì 23 gennaio 2013

Torta caffettosa

Le mie speranze di tenermi i dolci per almeno 3 o 4 giorni per la colazione, ogni volta vanno a farsi benedire.
Quella porzione sotto è quella che mi è rimasta, dopo averne dato un pezzo a mio cognato e uno alla mia amica Maria.
Non illudetevi ... mentre ero a casa di amiche, ci ha pensato bene mio marito a ridurre parecchio la mia porzione (e per fortuna non gli piace ne il caffè, ne l'orzo) ^_______^.
E poi ti dicono ... quando la rifai ???


TORTA CAFFETTOSA
Contenitore a cerniera Ø 28
250 g farina 00
80 g zucchero
200 g latte
100 g burro fuso
2 uova
4 cucchiai colmi orzo solubile

1 cucchiaio di caffè solubile
1 bustina di lievito per dolci
1 cucchiaino estratto di vaniglia Burbon (l’ho acquistato al Natura SI)
1 pizzico di sale

75 g uva secca gigante (ditta Parisi)
Mettere il burro in tegamino  e lasciarlo fondere piano, finchè diventa color nocciola.
Nella ciotola del ken, ho inserito uova e zucchero e li ho montati leggermente.
Ho aggiunto il latte con il burro sciolto e ancora ho sbattuto leggermente.
Aggiungere l’orzo solubile col caffè,  la vaniglia con il sale e mescolare ancora per sciogliere orzo e caffè.
Infine aggiungere la farina e il lievito.
Amalgamare bene, unire metà dell’uva secca, e versare il composto nella tortiera foderata con carta forno bagnata e ben strizzata.

Sopra, sparpagliare la rimanente uva secca.
Cuocere nel forno preriscaldato a 180° per 40 minuti circa.
*** una spolverata di zucchero a velo ci starebbe bene, ma gli Orsi non gradiscono molto


martedì 22 gennaio 2013

Sfogliata di cose buone

Mannaggia a me che faccio sempre scorte in più quando viene qualc'uno ... dai ho rimediato anche questa volta. 
Sfogliata gradita graditissima.


SFOGLIATA di COSE BUONE
per 4 porzioni

2 sfoglie rettangolati
1 coscietta di pollo (erano proprio mini)
100 g mortadella
100 g provola affettata
1 uovo grande
poco latte per spennellare

Tritare una coscietta con i peperoni e mescolarla con l'uovo sbattuto.
Appoggiare una sfoglia su una placca da forno con la sua carta forno e spennellarla tutto attorno con il latte.
Al centro distribuire bene l'uovo sbattuto con il pollo, coprire con le fette di mortadella e sopra la provola affettata.
Coprire con  la seconda sfoglia, arrotolare leggermente tutti i lati e bucherellare la superficie.
Infornare a 180° caldo, per 25-30 minuti.
Dividere in 4 e buon appetito


Pollo ai peperoni della sera prima. Una coscietta è servita per la sfoglia, l'altra l'ho tritata e aggiunta al sugo che stavo facendo.


Piccole rape (barbabietoline) in insalata

Minipollo al peperone

Siamo talmente stanchi di carne, che seppur piccine le nostre porzioni erano proprio piccole, e ne abbiamo lasciate ancora metà.
Più che cosce di pollo sembravano coscette di formica.
Ma non fa nulla, due le abbiamo mangiate, una è servita per una buona sfogliata e l'altra l'ho tritata e unita ad un buon sugo per la pasta che già era in ebollizione.
Pollo buono e semplice, ma evidentemente non era il momento giusto per farlo.

MINIPOLLO al PEPERONE
per 2 porzioni

4 coscette piccole di pollo
1 peperone
5 pomodorini tagliati a metà
1 rametto di rosmarino
4 spicchi di aglio

In una padella antiaderente, a freddo appoggiare le coscette con la pelle verso il basso, distribuire il peperone tagliato a tocchetti, i pomodorini, l'aglio e il rosmarino, salare e avviare la cottura.
Appena inizia a sfrigolare, abbassare la fiamma e cuocere piano piano.
Una 20ina di minuti sono sufficienti per la cottura.


Le coscette rimaste sono state utilizzate ... una per una sfogliata e l'altra messa insieme al sugo per la pasta in cottura.

lunedì 21 gennaio 2013

Che il pane non si butta, già lo sapete e quindi, oltre ad usare quello raffermo per grattarlo, per la colazione del mattino, la panada ormai è diventata un classico per me e il mio Maritorso ^___^
Fuori fa freddo , nei giorni scorsi nevicava e quindi niente di meglio che una buona panada con gli ingredienti che avevo in casa.


PANADA AUSTROCARNICA
per 3 porzioni

3 panini di pasta dura
2 panini laugenbrot
3 pezzetti di pancetta affumicata dell'Austria
1 piccolo porro giovane
1 gamba di sedano bianco
1 topinambur grande
burro di malga
1 dado Star per brodo classico
1 dado Star ai funghi.

In una pentola antiaderente appoggiare sul fondo i  3 pezzi di pancetta affumicata e un pezzetto piccolo di burro.
Sopra coprire con 1 panino di pasta dura tagliato a pezzetti.
proseguire con porro tagliato a rondelline
1 altro panino di pastadura
la gamba di sedano
il 3° panino di pasta dure
il topinambur tagliato a fettine
e infine i due panini laugenbrot affettati

A parte in una pentola, preparare il brodo con i dadi.
Coprire con il brodo tutto il pane e lasciare riposare 1/2 ora.
Il pane deve essere ben coperto dal brodo, dopo l'assorbimento.
Portare a bollore e cuocere piano piano almeno un'ora.
Buon appetito.
Foto dal web ... i miei erano più sottili

Foto dal web ... pancetta affumicata austriaca ( me l'ha portata la mia amica Angela)

domenica 20 gennaio 2013

Aringa e porro

L'aringa ha un sapore particolare e molto forte, bisogna essere abituati al suo gusto e io purtroppo oppure meglio così, ho imparato sin da piccola ad apprezzarne il sapore ... quando in casa non c'era altro e noi bambini ci abituavamo ai gusti dei grandi.
Non è inventata la storia dell'aringa appesa alla lampadina oppure dietro alla porta ... e ognuno ci passava sopra un pezzetto di polenta.
Questo l'ho sentito parecchie volte quando proprio c'era miseria nera ... ma fortunatamente in casa di nonna le cose andavano un poco diversamente, grazie a Dio c'era il nonno e due zii che lavoravano e portavano a casa il salario, perciò nonna poteva acquistarle e fare il trattamento per poter mangiare ^______^ non solo il profumo ... ma il pesce (anche se i pezzettini erano veramente pochi).

La foto è di http://www.sossai.net/salumi/aringa_affumicata.htm

ARINGA e PORRO
per 4 porzioni (potrebbe bastare per un antipasto) ma indietro nel tempo ... ti doveva bastare per pranzo 

2 filetti di aringa affumicata
latte
1 piccolo porro giovane
panna fresca q.b.

In un piatto fondo coprire i filetti di aringa con il latte fresco di mungitura e lasciarli marinare per almeno un paio di ore.
Scolarli e asciugarli con carta scottex.
Tagliarli a fette sottili e sdraiarli per bene in un piatto fondo da portata.
Lavare, asciugare e tagliare a fette sottilissime il porro, metterlo in una ciotola, salare poco e coprire con  la panna liquida.
Servire l'aringa con la salsa di porro-panna mescolati, sopra a pane tostato oppure, come si usava una volta, sulla polenta.

*** abitando in una cascina (ai giorni nostri "fattoria"), i nonni avevano sempre latte fresco o panna  a disposizione
** Un tempo nonna usava la cartapaglia (color giallino) oppure la carta da zucchero (di colore blu), che asciugavano ed assorbivano egregiamente.