Foto Rosetta marzo 2017

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Primavera ad Ampezzo

giovedì 19 aprile 2012

Cassoeula ... solo un poco più light

Bene, anche i dietadipendenti  hanno dei momenti no ... e per me le coccole migliori sono quelle proibite.
Che vi devo dire, tengo famiglia ? ^___^ eddai, ormai siamo rimasti io e Orsogrigiomio, però ogni tanto anche per noi modifichiamo il  sistema nutritivo con qualche cosa di diverso.
La cassoeula ai miei tempi era un piatto legato alla macellazione del maiale, le materie prime c'erano e alcune andavano consumate per tempo.
Le verze ... prima di tante altre verdure messe sulle nostre tavole moderne, erano cibo di tutti i giorni insieme alle patate, ai fagioli e a poco altro, perciò quando si cucinava la verza si cercava di insaporirla al meglio.
Questa che vi propongo è una similcassoeula "quasi light" ^___^ , insegnata da Sergio Salomoni un grande amico conosciuto nel forum di cucinait.com diverso tempo fa.
Per chi è a dieta non si illuda di farla franca ... è una ricetta "allungata" ma pur sempre robustina.
Non è la vera casseula dei miei tempi, ma toglie la soddisfazione per una volta all'anno.


CASSOEULA  … solo UN POCO PIÚ LIGHT
per 3/4 porzioni


1 verza piccola
4 costine di maiale
2 costine piccole
2 piccoli ossibuchi di maiale
2 salsiccine (a MI si chiamano verzini)


La sera prima mettere tutti i pezzi di  maiale in una teglia da forno che li contenga, con gli odori che preferite (rosmarino, salvia, aglio).
Salare e portare quasi a cottura.
Spegnere il forno, coprire con alluminio, e in inverno mettere tranquillamente la teglia sul balcone al freddo.





Durante la notte il grasso si caglia e va bene così.


Il giorno dopo, per tempo, preparare un soffritto con pochissimo condimento, composto da cipolla, aglio, sedano carota.


Aggiungere la verza sbollentata, (già lavata e tagliata a striscioline).
Lasciarla insaporire nel soffritto e aggiungere i pezzi di maiale tolti dal grasso cagliato e ben ripuliti del grasso residuo.
Mescolare e coprire a filo con brodo vegetale.
Cuocere piano per un'ora e mezza circa, sino a completa cottura sia della verza che del maiale.
A Dio piacendo, (come dice quel meraviglioso cuoco della tv), io mi sono soddisfatta ... alla prossima.

mercoledì 18 aprile 2012

Amarillis

Perdono, perdono perdonoooo !
Sono ancora in montagna e il ritorno non è previsto a breve scadenza, di conseguenza con la "malefica" (chiavetta vodafone), il collegamento è da esaurimento. 
Se poi unite anche il ripetitore che è obsoleto, potete fare da soli un punto esatto della situazione.
Faccio il possibile per inviare post in due o tre collegamenti, salvandolo fin quando l'ho terminato.
Mi è perciò molto difficoltoso collegarmi con i vostri blog per rimanere aggiornata sui vostri post, mi rifarò al ritorno a Mi, dove la connessione funziona a gonfie vele.


AMARILLIS
Vi racconto la storia di questa pianta che ha dell'incredibile.
25 anni fa abitavo a Trento (per un periodo di lavoro di mio marito). Allora ordinai, insieme ad altri bulbi piantati in piena terra, 1 patata di Amarillis che all'epoca mi era costato un piccolo botto.
Dopo un paio di anni, in occasione del trasloco per il rientro a MI, ho portato la pianta qui in montagna e a suo tempo mio cognato mi chiese di lasciarla qui ... a lui piaceva tantissimo.
Nel tempo la pianta è diventata bellssima, è stata divisa in quattro vasi perchè aveva figliato (?) parecchio e i vasi erano diventati 4 di cui due hanno fatto una brutta fine sotto una tempesta.
Con orgoglio mio cognato mi ha fatto vedere nei giorni scorsi le due piante rimaste, che quest'anno ci hanno  regalato ben 24 fiori in tutto.


 Mio cognato tiene i vasi sulla scala che porta alle camere, lì la temperatura è costante e non ci sono correnti d'aria.

Già qualche anno fa le avevo fotografate nel loro pieno splendore in questa stagione ... ma allora Orsomio pensò bene di fare una manovra errata durante lo scarico delle foto dalla mia macchina e tutte le foto ... comprese queste, andarono perdute.


Pazienza, quest'anno ho rimediato e ho preferito postarle subito ... primo per farmi perdonare da voi e poi per salvarle una volta per tutte.

Baccalà nel pacchetto fillo

Il forno è quello che è, purtroppo ora non si può cambiare ...
La Pasta fillo ho appena cominciato ad usarla, perchè per miracolo ti tutti i Santi Zeffirnini sono riuscita a trovarla.
Che poi il diavolo ci metta lo zampino, questo è assodato ... driiin driiiin "ciao, come stai bla bla e pici e piciù" non puoi mica dire ciao zia ci risentiamo.
Il taimer del forno non l'ho sentito e il risultato è la fillo esterna un poco bruciacchiata.
Ma era di un buono, di un buono, che me lo devo senz'altro rifare.

BACCALA' nel PACCHETTO FILLO
per 1 porzione

4 fogli di pasta Fillo
180 g baccalà dissalato
olive nere infornate
pomodorini
1 piccola patata
aneto
pepe
olio
latte

Portare a bollore il baccalà e cuocerlo 10 minuti circa.
Sbucciare, lavare, tagliare a rondelle la patata e sbollentarla per 5 minuti nell'acqua del baccalà.
Scolare il baccalà, lasciarlo intiepidire, togliere pelle e spine (lasciandolo possibilmente intero).
Spennellare velocemente 1 foglio di fillo con il latte, appoggiare sopra in modo incrociato il secondo e spennellarlo.
In mezzo preparare un letto con la patata, qualche foglia di aneto e qualche oliva snocciolata, pepe e un piccolo giro di olio.
Mettere sopra il baccalà, spolverare con aneto, pepe, olive snocciolate e pomodorini tagliati a metà.
Un altro piccolo giro di olio e chiudere il pacchetto di pasta fillo.
Preparare gli altri due fogli di fillo come sopra e racchiudere il pacchetto già pronto.
Appoggiare il pacchetto in una piccola teglia da forno leggermente unta, spennellare bene con il latte e infornare per 20-25 minuti circa.
Buon appetito

martedì 17 aprile 2012

Muset - cotechino friulano come impacchettarlo

Questa è la storiella del mago che forse in molti conoscono, però per me, 30 anni fa era una pura novità.
Me l'ha insegnato il mio vecchio salumiere di Milano ... meravigliosi tempi in cui i negozi erano tanti e l'amicizia era vera e sincera, il buongiorno non mancava mai e se possibile ci si aiutava a vicenda anche a portare una borsa della spesa.
Oggi, che amarezza ... negozietti chiusi uno dopo l'altro, supermercato lontano, carrelli pieni eee... se hai bisogno, metti le gambe in spalla e arrivi a casa con la lingua di fuori.
Chi ha la fortuna della macchina si arrangia meglio, ma sino a quando ?
Bè, dicevo che Luigi, il vecchio salumiere mi aveva insegnato a  legare il cotechino in modo da non perdere nulla in caso di rottura della pelle del salume.
Certo lui sapeva legarlo bene come un vero salame ... a me riesce una volta su tre e perciò preferisco legarlo a modo mio.
Qui vi propongo la legatura del "MUSET", se per caso la pelle scoppia, non vi perdete nulla nel liquido di cottura, perchè tutto rimane legato come un salamotto.
Provare per credere ...


Bagnare con l'acqua calda un bel pezzo di carta forno. Strizzare bene il foglio e stenderlo su un tagliere. Bucherellare in diversi punti il Muset o il Cotechino con uno stecchetto.


 Avvolgere il muset molto stretto nel foglio come se fosse una caramella.


Legare strette le estremità del foglio con lo spago da cucina. Legare in altri due punti diversi il muset sempre con lo spago. 


 Metterlo a cuocere in una pentola con abbondante acqua fredda, portarlo a bollore per un paio di ore circa ed eventualmente lasciarlo intiepidire nella sua acqua. In questo modo il suo sapore rimane completo.

Prima di servirlo, togliere la carta, sgocciolarlo bene e tagliarlo a fette.