2017

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Foto mia - Sauris UD dicembre 2014

sabato 8 novembre 2014

Amor polenta casta-mele








Pronto prontooooo !!!
Dopo non dite che non ve l'ho detto ...
Io sono una cannonata quando lievito da sola, ma i miei dolci per un motivo o per un altro, mi prendono sempre per il naso; sono un'autodidatta in cucina ma per quanto riguarda i dolci ho sempre avuto un timor panico ... che sia questo che mi distrugge ogni volta ???
Questa torta è poco bella ??? meravigliosa, ma a detta del marito troppo dura.
E sì, volevo una torta con farina di polenta, castagne e mele, ma mi è venuta una polenta soda come quella che faceva mia nonna una vita fa "polenta e castagne o anche polenta infasolà".
Orsomio ancora brontola mentre io a 1/2 giorno mi sono scaldata un pò di latte e mi sono mangiata la mia torta-polenta ... così era buona e tenera e quella che mi è rimasta me la tengo per colazione.


AMOR POLENTA CASTA-MELE
tortiera alta Ø 26

200 g farina di mais fioretto
50 g farina 0
100 g maizena
350 g yogurt greco (2 confezioni)
100 g sciroppo di agave (dolcificante)
4 uova
50 g essenza di spuma
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
scorza di 1 limone
succo di 1/2 limone
800 g mele pulite a pezzettini
250 g castagne lessate o arrosto (1/2 intere e 1/2 a pezzi)

Grattugiare la scorza di 1 limone e versarla direttamente nel contenitore per mescolare la torta.
Sbucciare, detorsolare e tagliare a dadetti le mele.
Spremere 1/2 limone e versarlo sulle mele e mescolarle.
Accendere il forno.
Nel contenitore, insieme al limone grattugiato, unire le farine, la maizena i due vasetti di yogurt, lo sciroppo d'agave, l'essenza di spuma, le uova, il lievito  e il sale.
Mescolare con le fruste, finchè l'impasto risulta liscio e morbido.
Togliere le fruste e aggiungere le mele a dadetti e le castagne spezzettate e mescolare a mano con il leccapentole o cucchiaio di legno.
In una tortiera dai bordi alti, appoggiare un foglio di carta forno debitamente bagnato e strizzato.
Versare adagio il composto, livellarlo e guarnire in cima con le castagne intere.
Cuocere in forno caldo a 220° per 1 ora e 1/2 ... forse ho cotto troppo e le mele si sono completamente asciugate (?).
Dura sì ma il sapore era divino.





Mi viene voglia di rifarla ... se trovate dei difetti me li dite per favore ???

giovedì 6 novembre 2014

Cascata della farina del diavolo






I nonni raccontano

Finalmente sono riuscita a fotografare la cascata di Villa Santina, una interessante cascata, che se fosse sempre attiva sarebbe una fra le poche più alte, con i suoi 230 mt di altezza.
Purtroppo o per fortuna è spesso una cascata dormiente, solo quando le forti piogge, gonfiano l’alveo del Rio Radime, che si trova sull’Altopiano di Lauco (un paese confinante con Villa Santina
Leggenda e notizie lette nel sito del Comune di Villa Santina

CASCATA della FARINA del DIAVOLO

Così, a prima vista, non sembrerà ne un ruscello, ne una cascata, ma se si torna quando sta piovendo abbondantemente, si può assistere ad uno spettacolo che è perlomeno straordinario.
La "colpa" è del Radime che dopo aver percorso un po’ di strada sul piano di Lauco, si trova dinnanzi il vuoto e cade con un salto di un paio di centinaia di metri sulla ghiaia che si trova dietro il cimitero di Villa Santina.
Sulle pareti rocciose dell'abitato, solo in occasione di abbondanti precipitazioni, sorge la cascata Radime, detta "Farine dal Diaul" (Farina del diavolo, secondo una leggenda del posto); la sua altezza è di ben 230 m.
Il risultato è una grande nuvole di acqua polverizzata, che scivola giù dopo aver girato fra le rocce , con un effetto che non ha uguali.
In presenza di un terreno ricco di gesso, la sabbia e il fango, portati via e trascinati dalla corrente sulle onde del ruscello, si mescolano con l'acqua, e vanno a posarsi come una rugiada sopra gli sterpi, le ghiaie e i dirupi, dando l'impressione di avere dinnanzi agli occhi una leggera nevicata.
Peraltro, su questo fatto, che ha una spiegazione del tutto naturale, esiste una vecchia leggenda che dà una spiegazione differente e fantastica.


LEGGENDA
Questa trova radici nella tradizione popolare, e dove c'entrano anche il Signore e il diavolo.
Dunque ci raccontano gli anziani che molti anni addietro quando tutti i paesi appoggiati sui colli e i canali della Carnia avevano il loro mulino, con aggiunto vicino il forno a legna, dove ogni famiglia poteva macinare la segala e il granoturco, e dopo cuocere il proprio pane nero.
A questo proposito il mulino in comunità del paese di Lauco, si trovava sulla lastra di roccia a strapiombo sulla pianura che si allarga tra Villa Santina e Invillino.
Lo avevano costruito sulle sponde del rio Radime in modo da adoprare l'acqua per far girare la ruota e mettere in movimento la mola.
Un giorno di chi sa quale autunno inoltrato, giornata ventosa e fredda, si presentò alla porta del mulino un povero, e tanto magro che si vedevano le ossa.
Era nostro Signore, in persona, che si era trascinato appositamente per venire a domandare la carità di un pugno di farina, e vedere che specie di gente vivesse da queste parti.
Neanche a farlo apposta,  per combinazione si trovava a macinare una donnaccia. Una tignosa della peggior risma. 
Dunque il signore senza farsi troppi scrupoli osò lo stesso entrare e con buone maniere le domandò:
"Donna di fede, mi fate la carità di un pugno di farina, sono giorni che non metto nello stomaco niente?"
La matrona,, che non sospettava chi si nascondesse dietro le spoglie di quel poveraccio, dopo averlo guardato di brutto, gli rispose scontrosamente:
"Farina a voi? Ci mancherebbe altro. Non crederete mica che la roba mi venga giù dalle tegole! E poi quello che sto macinando non è roba mia. Andate via, che non posso star dietro a voi, io ho troppo da fare!"
Il Signore la guarda sorridendo, e mentre si gratta l'ispida barba, le dice:
"Bene, bene pazienza, se la farina non è vostra vorrà dire che è del cuculo, che sarà lui il padrone di tutto!"
A questo punto quella "sbilfa"  di donna, toccata sul vivo, si fece innanzi tutta alterata, e gridando a piena bocca:
"E' inutile che la tirate alla lunga. Vi ho detto e torno a ripetere che quella che sto macinando non è roba mia. E poi guardate! Se sono bugiarda potesse il diavolo portarsi via con lui questa farina!"
Non aveva neppure finito di pronunciare la sentenza, che si presentò seduta stante dinnanzi a lei il padrone della fornace dove vengono mandate a patire le anime dei dannati.
La donna prese una paura maledetta tanto da correre a nascondersi sotto una tavola.
Ma il demonio non le badò e senza fare troppe cerimonie riempì di corsa in un paio di sacchi fino all'ultima presa di farina.

La disperse con grandi manate da sopra la cima della cascata. Quella farina è ancora lì, e si può vedere quando si passa da quelle parti. Specchio di un castigo per peccati come l'avarizia e la menzogna, che sono fra i peggiori che l'uomo possa fare.

Questi alberi nascondono una collinetta, dietro alla quale atterra fragorosamente la cascata che, girando sulla destra, si incanala in un ruscello che costeggia il cimitero di Villa Santina.
In cima alla cascata, c'è la piana di Lauco






Cascata molto interessante e attraente, ma con tutta l'acqua di questi giorni, c'è da aver paura.
Foto mie effettuate ieri durante uno dei tanti diluvi nostrani.