Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

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Vita genuina di montagna ... Voltois UD
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mercoledì 20 aprile 2016

Le 3 Pietre ristorante





In occasione di commissioni a Cervignano del Friuli, eravamo in ritardo sulla tabella di marcia, l'orario del pranzo era fuggito.
Era tardi per cercare un posticino di cucina alla griglia e quindi ci siamo fiondati in un ristorante pizzeria incontrata cammin facendo.
E' andata meglio del previsto, ho chiesto pesce grigliato ma avevano dei dentici freschi da favola e quindi ci siamo fiondati su questi.
Ambiente carino, servizio eccellente e grande cura per i cibi. Porzioni più che sufficienti e prezzo contenuto, ve lo consiglio.

LE 3 PIETRE - Ristorante Pizzeria



Il cameriere (di cui non ricordo il nome), dopo nostra conferma ci ha spinato i pesci:


In attesa delle nostre ordinazioni, una generosa porzione di insalata mista.


Per me dentice e patate al forno ... (nonostante tutto sono rientrata abbondantemente nelle calorie giornaliere



Per Orsomio Linguine olive, pomodorini e dentice al forno



Buon appetito

venerdì 19 febbraio 2016

19 febbraio









19 febbraio COMPLEANNO MARCO

Doppia festa, la prima più importante è il 6° compleanno del mio secondo nipotino Marco.
Non potendo dedicargli il tempo che tutti i nonni vorrebbero riservare ai nipotini, gli dedico questo post di auguri

La gioia, la salute e l'amore di tutti noi, siano sempre con te

BUON COMPLEANNO MARCOLINO

niente dolci ... io e te dobbiamo tenerli alla larga ma un buon piatto di cosine che piacciono a te.
Non posso portartelo sino a Londra, ma ti prometto che quando verrai da noi per le vacanze di Pasqua, te li preparerò.


Vai a vedere nel prossimo post, cosa ti ha preparato nonna.
Baciottoni tanti tanti, nonna Losetta, nonno Calo.

venerdì 25 dicembre 2015

Buon Natale



BUON NATALE e FELICI FESTE
             a VOI ed alle VOSTRE FAMIGLIE


domenica 13 dicembre 2015

13 dicembre S.Lucia



Bene, è da tanto che mi dicono che l’annite influenza ricordi lontani ma che sono sempre vicini e vengono a galla quando meno te lo aspetti.
Ho cambiato casa e regione alcune volte, ho imparato usanze e costumi di altre genti e ho potuto conoscere la tradizione di S. Lucia.
A Trento la tradizione di Santa Lucia è molto sentita e il primo anno una nuova amica mi aveva regalato un paio di piccoli zoccoli, perché sapeva che avevo iniziato una collezione di questi zoccoletti.

13 DICEMBRE S.LUCIA

Tutto è partito domenica scorsa, la mia amica Nazaria mi ha regalato un prezioso libretto di mestieri in via di estinzione, scritto dal suo papà:
    “MALVIS E STIELIS - Giovanni Zatti ”.
Caso vuole che appena ho aperto il libretto a caso, si è aperta la pagina
IL DÀLBIDAR, colui che costruiva gli zoccoli:

Foto ripresa dal libro - fatta io

Il Dàlbidar è così chiamato l’artigiano costruttore di “dàlbidis” o “scroi”, specie di calzature in un unico pezzo di legno, privo di incollature di sorta.
L’addetto sceglieva personalmente nel bosco, le piante idonee, con il giusto diametro, adatto per sagomare il pezzo nelle dimensioni volute, ed evitare la scheggiatura e sgrezzatura.
Legname usato
Le essenze latifoglie preferite erano:
acero montano         àjer o àer                      acer pseudoplatanus
acero riccio              clem                              acer platanoides
ontano                      àl                         alnus glutinosa
pioppo                      pòul                    populus alba
betulla                      bedòl                             betula alba
noce                          nujâr o cocolâr            juglans regia
Di quest’ultimo si usava solo l’alburno più tenero e leggero del restante legno “blancùm di nujâr”.
La parte ottima, la più ricercata, era la più bassa del tronco, la più vicina all’apparato radicale, che non presentava possibili spacchi né incrinature radiali del legno.
Dall’acero montano e dall’acero riccio si ricavavano, grazie alla bianchezza del legno “lis dàlbidis di fiesta” e “li sdàlbidis di cjàsa”.
Le altre essenze più tenere, venivano impiegate per calzature da usarsi nei campi e nei lavori di stalla.
Quelle fin qui descritte venivano chiamate “dàlbidis di planèla”.
Sui pendii erbosi e nei lavori boschivi si calzavano “lis dàlbidis di glacìns”.
Erano più robuste delle altre, sempre di acero, e nella parte di contatto col terreno, avevano delle tacche, una in corrispondenza della regione avanzata tarsiale, l’altra al calcagno.
Evidenziavano un ferro a tre punte applicate alla tacca anteriore e uno a due punte in quella posteriore. Questi ferri erano chiamati “glacìns”.
Talora veniva installato un chiodo, in corrispondenza dell’arcata del piede “sfals dal pît” che serviva a tenere un’agevole equilibrio sulle piante e sui tronchi al momento della sezionatura.
Nelle “dàlbidis di planèla”, ad evitare il logorio delle tacche, veniva applicato un pezzo di suola di vecchi “scarpets” e negli ultimi tempi sottili suole di gomma zigrinata.
Con questo sistema era possibile evitare anche lo slittamento nei transiti sul ciottolame “codolât” o su tratti gelati.
La tenuta del piede era assicurata da una striscia di cuoio “il traìn” che, inchiodata trasversalmente da una sponda all’all’altra della “dàlbida” tratteneva il piede senza che ci fosse il pericolo di sfilamento della calzatura.
Il “traìn" era normalmente di pelle di vitello che, data la morbidezza, si adattava maggiormente di altri cuoi alla flessione del collo del piede. (seguono poi tutte le fasi di lavorazione, con attrezzi vari che qui non vi iporto).
Testo preso integralmente dal libro del Signor Giovanni Zatti, 
regalatomi dalla figlia Naszaria

 foto presa dal web

  foto presa dal web

  foto presa dal web

 Grazie a questo, vi riporto un ricordo della mia infanzia, quando ancora gli zoccoli erano in auge.
Sin qui abbiamo parlato di una realtà montana, ma io che sono nata in pianura in mezzo alle risaie, ricordo che tanti anni fa in campagna erano soliti calzare “i socal” (in dialetto lomellino).
Non c’era nessuna differenza, cambia il nome dialettale ma la modalità di lavorazione era uguale.
Noi bambini cordialmente li odiavamo perché se non si prestava attenzione, si rischiava di procurarsi qualche bella botta ai malleoli e quindi viaggiavamo allegramente a piedi scalzi.
Quando gli adulti rincasavano dal lavoro, si udivano i loro passi provocati dallo scricchiolio degli zoccoli sulla strada sterrata.
Tanti anni fa l’inverno era duro, le nevicate copiose ma i “socal” riuscivano ad isolare i piedi dall’umidità. Riparando poi i piedi con calzini pesanti di lana lavorati ai ferri, i piedi si riscaldavano maggiormente.
In quelle gelide sere invernali, noi piccoli eravamo a letto molto presto, ma altrettanto presto ci alzavamo al mattino per correre svelti vicino al fuoco del camino che alle 5 già scoppiettava.
Ricordo la frugale colazione che facevano il nonno e gli zii … polenta e latte fresco della mungitura della sera prima.
Gli zoccoli del nonno erano insieme a quelli degli zii accanto al camino a riscaldarsi.
Poi c’era un rituale che mi è rimasto sempre impresso.
Nonna seduta su uno sgabellino che metteva una pezza appoggiata a terra con sopra del fieno secco, il nonno, che già indossava le calze pesanti, appoggiava un piede, nonna glie lo avvolgeva  e poi lo aiutava ad infilarlo nello zoccolo e così anche per l’altro.
Poi nonna si alzava, si salutavano e il nonno partiva per i lavori dei campi.
L'amore e l'attenzione che c'erano in questi gesti erano straordinari e non li ho mai dimenticati.


 Se vi capita, leggete anche il libro L’albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi, da cui è stato tratto un bellissimo film che ha avuto tanto successo decenni fa.


Fotografie mie
































Vi auguro una buona lettura, sicura che molti di voi ricorderanno quei tempi.