2017

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Foto mia - Sauris UD dicembre 2014

domenica 13 dicembre 2015

13 dicembre S.Lucia



Bene, è da tanto che mi dicono che l’annite influenza ricordi lontani ma che sono sempre vicini e vengono a galla quando meno te lo aspetti.
Ho cambiato casa e regione alcune volte, ho imparato usanze e costumi di altre genti e ho potuto conoscere la tradizione di S. Lucia.
A Trento la tradizione di Santa Lucia è molto sentita e il primo anno una nuova amica mi aveva regalato un paio di piccoli zoccoli, perché sapeva che avevo iniziato una collezione di questi zoccoletti.

13 DICEMBRE S.LUCIA

Tutto è partito domenica scorsa, la mia amica Nazaria mi ha regalato un prezioso libretto di mestieri in via di estinzione, scritto dal suo papà:
    “MALVIS E STIELIS - Giovanni Zatti ”.
Caso vuole che appena ho aperto il libretto a caso, si è aperta la pagina
IL DÀLBIDAR, colui che costruiva gli zoccoli:

Foto ripresa dal libro - fatta io

Il Dàlbidar è così chiamato l’artigiano costruttore di “dàlbidis” o “scroi”, specie di calzature in un unico pezzo di legno, privo di incollature di sorta.
L’addetto sceglieva personalmente nel bosco, le piante idonee, con il giusto diametro, adatto per sagomare il pezzo nelle dimensioni volute, ed evitare la scheggiatura e sgrezzatura.
Legname usato
Le essenze latifoglie preferite erano:
acero montano         àjer o àer                      acer pseudoplatanus
acero riccio              clem                              acer platanoides
ontano                      àl                         alnus glutinosa
pioppo                      pòul                    populus alba
betulla                      bedòl                             betula alba
noce                          nujâr o cocolâr            juglans regia
Di quest’ultimo si usava solo l’alburno più tenero e leggero del restante legno “blancùm di nujâr”.
La parte ottima, la più ricercata, era la più bassa del tronco, la più vicina all’apparato radicale, che non presentava possibili spacchi né incrinature radiali del legno.
Dall’acero montano e dall’acero riccio si ricavavano, grazie alla bianchezza del legno “lis dàlbidis di fiesta” e “li sdàlbidis di cjàsa”.
Le altre essenze più tenere, venivano impiegate per calzature da usarsi nei campi e nei lavori di stalla.
Quelle fin qui descritte venivano chiamate “dàlbidis di planèla”.
Sui pendii erbosi e nei lavori boschivi si calzavano “lis dàlbidis di glacìns”.
Erano più robuste delle altre, sempre di acero, e nella parte di contatto col terreno, avevano delle tacche, una in corrispondenza della regione avanzata tarsiale, l’altra al calcagno.
Evidenziavano un ferro a tre punte applicate alla tacca anteriore e uno a due punte in quella posteriore. Questi ferri erano chiamati “glacìns”.
Talora veniva installato un chiodo, in corrispondenza dell’arcata del piede “sfals dal pît” che serviva a tenere un’agevole equilibrio sulle piante e sui tronchi al momento della sezionatura.
Nelle “dàlbidis di planèla”, ad evitare il logorio delle tacche, veniva applicato un pezzo di suola di vecchi “scarpets” e negli ultimi tempi sottili suole di gomma zigrinata.
Con questo sistema era possibile evitare anche lo slittamento nei transiti sul ciottolame “codolât” o su tratti gelati.
La tenuta del piede era assicurata da una striscia di cuoio “il traìn” che, inchiodata trasversalmente da una sponda all’all’altra della “dàlbida” tratteneva il piede senza che ci fosse il pericolo di sfilamento della calzatura.
Il “traìn" era normalmente di pelle di vitello che, data la morbidezza, si adattava maggiormente di altri cuoi alla flessione del collo del piede. (seguono poi tutte le fasi di lavorazione, con attrezzi vari che qui non vi iporto).
Testo preso integralmente dal libro del Signor Giovanni Zatti, 
regalatomi dalla figlia Naszaria

 foto presa dal web

  foto presa dal web

  foto presa dal web

 Grazie a questo, vi riporto un ricordo della mia infanzia, quando ancora gli zoccoli erano in auge.
Sin qui abbiamo parlato di una realtà montana, ma io che sono nata in pianura in mezzo alle risaie, ricordo che tanti anni fa in campagna erano soliti calzare “i socal” (in dialetto lomellino).
Non c’era nessuna differenza, cambia il nome dialettale ma la modalità di lavorazione era uguale.
Noi bambini cordialmente li odiavamo perché se non si prestava attenzione, si rischiava di procurarsi qualche bella botta ai malleoli e quindi viaggiavamo allegramente a piedi scalzi.
Quando gli adulti rincasavano dal lavoro, si udivano i loro passi provocati dallo scricchiolio degli zoccoli sulla strada sterrata.
Tanti anni fa l’inverno era duro, le nevicate copiose ma i “socal” riuscivano ad isolare i piedi dall’umidità. Riparando poi i piedi con calzini pesanti di lana lavorati ai ferri, i piedi si riscaldavano maggiormente.
In quelle gelide sere invernali, noi piccoli eravamo a letto molto presto, ma altrettanto presto ci alzavamo al mattino per correre svelti vicino al fuoco del camino che alle 5 già scoppiettava.
Ricordo la frugale colazione che facevano il nonno e gli zii … polenta e latte fresco della mungitura della sera prima.
Gli zoccoli del nonno erano insieme a quelli degli zii accanto al camino a riscaldarsi.
Poi c’era un rituale che mi è rimasto sempre impresso.
Nonna seduta su uno sgabellino che metteva una pezza appoggiata a terra con sopra del fieno secco, il nonno, che già indossava le calze pesanti, appoggiava un piede, nonna glie lo avvolgeva  e poi lo aiutava ad infilarlo nello zoccolo e così anche per l’altro.
Poi nonna si alzava, si salutavano e il nonno partiva per i lavori dei campi.
L'amore e l'attenzione che c'erano in questi gesti erano straordinari e non li ho mai dimenticati.


 Se vi capita, leggete anche il libro L’albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi, da cui è stato tratto un bellissimo film che ha avuto tanto successo decenni fa.


Fotografie mie
































Vi auguro una buona lettura, sicura che molti di voi ricorderanno quei tempi.

18 commenti:

Tomaso ha detto...

Cara Rosetta, veramente una bella carrellata di foto, qui si vede l'artigianato di un tempo che portava in ogni luogo i suoi bellissimi prodotti.
Ciao e buona domenica cara amica.
Tomaso

carmen ha detto...

Ciao Rosetta, bellissimo post, molto interessate!
Io sono nata in città e non ho di questi ricordi..a me gli zoccoli così evocano l'Olanda delle illustrazioni, ma i miei genitori e i miei nonni contadini sicuramente li avranno portati...un caro saluto!
Buona domenica
Carmen

Sabrina Rabbia ha detto...

MOLTO INTERESSANTE, GRAZIE PER AVERCI REGALATO I TUOI BEI RICORDI!!!BACI SABRY

Batù Simo ha detto...

che bello questo racconto, Rosetta, davvero commovente,.. la sapienza dei vecchi! la paglia sicuramente per proteggere il freddo, gli zoccoli poi penso siano calzature tra le più scomode, se non le più scomode, tenerissima l'immagine dei tuoi nonni,, una lezione di vita che dovrai raccontare ai tuoi nipotini, che ne possano mantenere l'essenza! grazie per averlo condiviso con noi cara,
Mandi!

andreea manoliu ha detto...

Che bei lavoretti, cose dai altri tempi, ma fatti con fatica e amore. Belle foto ! Buona serata !

simona gentile ha detto...

ma che bello Rosetta, grazie per queste belle foto!
bacioni
simona

Mari Nuri Cake ha detto...

Muy bonitas fotos, me encantan estos zapatos de madera, que en España se llaman zuecos en algunas zonas. Preciosas se ven.
Un beso

speedy70 ha detto...

Quanto sono belle queste tradizioni... pure da noi è molto sentita Santa Lucia, è una grande festa per i bimbi, perchè porta dolci e frutta. Bellissime le foto, grazie Rosetta!

Fabipasticcio ha detto...

Bellissime storie, Rosetta!
Grazie per averle condivise.
Buona serata

Rosetta ha detto...

Grazie Tolaso, sono in ritardissimo, ultimamente fra impegni vari ho avuto poco tempo per tutti voi e mi dispiace.
Spero che tu abbia passato delle buone feste con la tua famiglia e ti faccio tantissimi auguri di salute e serenità per molto molto tempo.
Buona serata
Mandi

Rosetta ha detto...

Ciao Carmen, sì, prima di emigrare in città ne ho visti tanti e poi molti li ho visti qui in montagna. Purtroppo con il terremoto del 76, tutte le vecchie usanze e la macchinizzazione, ha cancellato tante belle tradizioni.
Buona serata mia cara, un caro abbraccio e buon proseguimento di feste gioiose.
Mandi

Rosetta ha detto...

Ciao Sabri,tantissimi auguri di buon proseguimento anno.
Mandi

Rosetta ha detto...

Ciao Simo, grazie per le belle parole, augurissimi di buon anno.
Mandi

Rosetta ha detto...

Buona serata anche a te Andreea e augurissimi di buon anno.
Mandi

Rosetta ha detto...

Ciao Simona, molto interessante davvero.
Buona serata e buon anno.
Mandi

Rosetta ha detto...

Hola Mari, yo no intempo para usarlo cuando era pequeño, pero eran tan incómoda, siempre hicimos cuando nos encontramos mal tobillos.
Ahora sólo en verano en el mar a la cabeza.
Anus mi buen amigo y buena tarde

Rosetta ha detto...

Ciao Speedy, spero di essere ancora in tempo per farti tantissimi auguri di buon anno.
Mandi

Rosetta ha detto...

Ciao Faby cara, buon anno.
Mandi