2017

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Foto mia - Sauris UD dicembre 2014

sabato 18 ottobre 2008

Torta sol

Ottima per la colazione

TORTA SOL
400 g uova
400 g farina di cui: 200 g farina 00 + 200 g farina di mais fioretto
150 g burro in pomata Granarolo
200 g zucchero
1 bicchiere (da vino) circa di latte
buccia di 1 limone
1 bustina cremortartaro

Ho usato il ken.
Ho inserito nel boccalele uova, lo zucchero, il burro e la buccia del limone grattugiata. Ho impastato a lungo, finchè la pastella è diventata omogenea a chiara.
Ho poi unito la farina setacciata e ho avviato il ken prima piano, e poi un poco più veloce per evitare di spandere troppo l farina.
Quando tutto è ben impastato, mentre il ken è in movimento introdurre il latte e quando è ben incorporato versare la bustina di Cremor tartaro, a questo punto basta girare poco per amalgamare.
Ungere e infarinare una teglia a cerniera Ø 26, oppure foderarla con carta forno e rovesciare dentro l’impasto.
Forno preriscaldato a 180° per 60 minuti (se vi accorgete che si colora troppo in superficie, dopo 30 minuti aprire velocemente il forno e coprire la tortiera con un foglio di carta stagnola.
Semplice, buona, gustosa per colazione.
*** Acquisto il burro Granarolo spalmabile - è in vaschette ed è morbido in "pomata ".

Torta al ciocco pettinata



Un occhio allenato vede subito il difetto …
Si è seduta nel mezzo e io ho pareggiato con una colata di cioccolata.
L’ho guarnita con mezzi gherigli di noci, tutta spazzolata

TORTA al CIOCCO PETTINATA
300 g farina
200 g burro
200 g zucchero
4 uova
150 g latte
1 bustina di lievito Bertolini +
1 cucchiaino raso di bicarbonato
20 g cacao amaro
Per la copertura:
200 g di cioccolato al latte
1 cucchiaino di burro
Montare con le fruste lo zucchero con i tuorli.
Unire il burro morbido e a piccoli pezzi, la farina setacciata in cui si è mescolato il lievito, il bicarbonato il cacao e pian pianino il latte.
Montare a parte gli albumi a neve fermissima con un pizzicotto di sale fine e unirli al composto un po’ alla volta, girando dall’alto in basso.
Versare in uno stampo a cerniera Ø 24, foderato con carta forno bagnata e ben strizzata.
Spolverare la superficie con abbondanti gocce di cioccolato.
Infornare a 180° per 60 minuti circa (fare la prova stecchino).
Togliere dal forno e sformarlo su di una gratella.
Per la copertura:
Spezzettare il cioccolato e metterlo in una ciotola col burro.
Introdurre la ciotola nel MO microonde per 30 secondi – togliere e mescolare bene
Introdurre di nuovo per 30 secondi – togliere e mescolare
Ripetere l’operazione per la terza volta.
A questo punto il cioccolato è tutto ben sciolto, versarlo subito sulla torta ancora calda, spalmarlo uniformemente e poi pettinarlo con il pettine apposta per dolci.

Volendo, si può guarnire con mandorle – noci – nocciole – ciliegie candite o “fantasia”

TORTA AURORA MORA A FORMA DI ROSA

250 gr farina (ho usato sia la normale che la Cuor d'Italia per dolci) sono tutte e due 00
1 (75 gr) confezione cacao amaro in polvere
4 uova
300 gr zucchero
250 gr burro
1 pizzicotto di sale
1 bustina di lievito
latte q.b. (da aggiungere poco alla volta prima del lievito, se l'impasto è troppo sodo)

- (forno a gas accenderlo a 230° appena si inizia a lavorare il prodotto)

- mettere il burro in un'insalatiera capace, inserirla nel forno per ammorbidire il burro (deve essere morbido per lavorarlo bene)

- estrarlo dal forno, unire al burro lo zucchero e lavorare con uno sbattitore elettrico sino ad ottenere una bella cremina

- se la ciotola si è raffreddata, unire le uova e sbattere di nuovo
- unire il cacao e sbattere bene

- incorporare delicatamente la farina, un pizzicotto di sale e, poco per volta il latte (di solito ne metto 3/4 di bicchiere o uno intero, (secondo la grandezza delle uova e la farina quanto tira) (mica sempre tira giusto)

- sbattere sino ad ottenere un impasto morbido ma non flaccido

- ora mettere il lievito e sbattere di nuovo molto bene, finchè l'impasto forma delle bollicine

- versare nello stampo

- infornare per un'ora, trascorso il tempo, lasciare lo stampo ancora 10/15 minuti senza aprire

- togliere dal forno, lasciar raffreddare ancora per 10 minuti circa e poi sformarla su un piatto

- a piacere spolverizzare con zucchero a velo

Offelle di Parona storia


















OFFELLE DI PARONA
Le offelle sono un dolce tipico della cittadina di Parona, nella Lomellina, la zona nord occidentale della provincia di Pavia.
La specialità dolciaria vanta ormai più di un secolo di vita.
Si tratta di un biscotto, dal gusto unico e dall'inconfondibile forma ovale, nato da un’indovinata miscela di ingredienti semplici e nutrienti.
Pare che le inventrici dello squisito dolce siano state, sul finire dell'Ottocento, le sorelle Pasqualina e Linìn Colli.
Il successo commerciale delle offelle arrivò nel 1969 con l’organizzazione della prima sagra di questo prodotto tipico.
Da allora, la locale Pro Loco tutela la genuinità del biscotto attraverso un marchio di garanzia fornito ai produttori.Il dolce ha conquistato il palato di tanti consumatori italiani ed esteri.


OFFELLE DI PARONA
Storia
"...un'antichita' fatta di dolcezze..."
Le massaie paronesi amavano confezionarle nell'imminenza della sagra del paese che coincideva, alla prima domenica di Ottobre, con la festa della Madonna del Rosario, per presentarle, al termine della colazione festaiola, ai commensali che, per l'occasione, raggiungevano il paese per trascorrere, fra parenti ed amici, ore di serena letizia.
Furono due sorelle, una delle quali di nome Pasqualina (di cui il dolce si assimilò per lungo tempo il nome), a darne il primo carattere artigianale.
Eravamo all'inizio del nostro secolo ed i mezzi pubblicitari non erano certo quelli di oggi, ciò nonostante il prodotto andava a ruba.
Quale il segreto di questo successo?
Facile la risposta.
La superlativa genuinità degli ingredienti che compongono l'Offella di Parona, il loro giusto dosaggio, la indovinata cottura, imprimevano al prodotto un indice di gradimento eccezionale.
Quegli ingredienti, quei sistemi di produzione, anche dopo decenni, sono rimasti invariati: farina di frumento, uova, burro, zucchero ed olio d'oliva fusi in una indovinata sintesi offrono, ancor oggi al consumatore buongustaio, in cerca di alimenti genuini, il meglio di una produzione dolciaria che rivive in tempi difficili come i nostri, tra le imperanti sofisticazioni d'ogni genere.

venerdì 17 ottobre 2008













LUSSEKATTER focacce di SANTA LUCIA

LUSSEKATTER - OCCHI DI GATTO

Focacce allo zafferano sono una vecchia tradizione svedese e sono comunemente mangiate il giorno 13 Dicembre, giorno di Santa Lucia e tutto il tempo fino a Natale.
In questo giorno gli svedesi celebrano la Santa Lucia italiana con molto entusiasmo. Il giorno di Santa Lucia segna l'apertura del tempo di Natale in Svezia. Ci sono un certo numero di forme tradizionali di Lucia focacce, "lussekatt" è il più famoso ed è una "S" e rappresenta la forma di un gatto (il nome "Lussekatt" in realtà significa "gattodi Lucia ").
La leggenda di Santa Lucia. Santa Lucia di Siracusa in Sicilia (Siracusa, 283 ca - 304 ca), chiamata Santa Lucia da Siracusa in italiano, è stata una ricca giovane martire cristiana, che è venerata come santa da parte cattolica e ortodossa cristiani.
Il suo giorno di festa in Occidente è il 13 dicembre, considerata dal calendario giuliano la notte più lunga dell'anno.
Santa Lucia è il santo patrono di cecità ed è rappresentata con gli occhi su un piatto. Ci sono diverse città in Italia, dove si celebra Santa Lucia ma soprattutto è celebrata nella parte sud d'Italia, proprio in Sicilia, dove è vissuta.
Santa Lucia è anche uno dei pochi santi celebrati in Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca con molti festival pieni di luce .. La leggenda dice che Lucia (il cui nome significa "luce") è stata una cristiana, perseguitata da Diocleziano come tanti altri martiri cristiani.
Ha consacrato la sua verginità a Dio, ha rifiutato di sposare un pagano e la sua dote l’ha distribuitoa ai poveri.
La tradizione cristiana afferma che le guardie quando sono andate a prenderla era così pienia di Spirito Santo che era rigida e pesante come una montagna, ma non hanno potuto spostarla neppure quando si sono presentati con un tiro di buoi.
L’hanno pugnala alla golae nonostante tutto ha profetizzato contro il suo persecutore una
brutta fine.

Lussekatter focacce di S. Lucia



LUSSEKATTER - di SANTA LUCIA di Mamyros
Santa Lucia veste di bianco, porta una corona di candele e offre queste focaccine allo zafferano

500 g di farina 00
200 g farina manitoba
150 g di burro
1 bustina di zafferano
3 dl di latte
150 g di zucchero
50 grammi di lievito di birra fresco
sale
1 uovo
uva sultanina

In una casseruola sciogliere il burro, aggiungere il latte e lo zafferano.
Lasciare intiepidire e versare tutto nella scodella dell’impastatrice, sopra al lievito spezzettato.
Aggiungere la farina, lo zucchero, il sale e impastare per bene, l’impasto deve essere morbido ma non appiccicoso..
Versare l’impasto sulla spianatoia, coprirlo con un canovaccio e lasciar riposare per 1 oretta.
Ora dividere l’impasto in una trentina di pezzi.
Da ogni pezzo ricavare un cilindro come per gli gnocchi e poi arrotolare una estremità da una parte e l’altra estremità nel senso opposto formando una S.
Al centro dei due rotolini inserire l’uvetta ammollata.
Lasciare riposare ancora un’oretta, spennellare delicatamente con l’uovo ben sbattuto e infornare a forno già caldo a 250 g per 10 minuti.
Si conservano ben chiuse nei sacchetti di cellophane o nelle scatole di latta per una settimana.
Si possono conservare anche in freezer.
La bustina di zafferano, conferisce un bel colore giallo all’impasto e un sapore molto delicato al dolcetto finito.

giovedì 16 ottobre 2008

Offelle di Parona

OFFELLE DI PARONA - simil-offelle di Mamyros

Questa rispecchia la ricetta originale tale e quale, il sapore si avvicinaparecchio
400 g farina Metton 55 pari alla farina 0 italiana (in casa non avevo la 00)però si possono fare i biscotti sia con una che con l'altra).
175 g di burro a pezzettini
175 g di zucchero
1 cucchiaio di olio ex v oliva
1 uovo più un tuorlo
1 cucchiaino raso di lievito
Ho messo tutto nell'impastatrice e poi il panetto un'ora nel frigorifero avvolto nel cellophane.
Il mio forno non è quel granchè, e quando li ho tolti avevano un poco di rossiccio attorno, i miei hanno gradito molto.
In forno a 200° per 15 minuti





Forma esatta delle Offelle di Parona

Scatola di Offelle di Parona in commercio.
Questa è una ricetta che dicono sia originale.
Per gli stampini ci vorrebbero quelli ovali.
OFFELLE DI PARONA

Dosi per otto persone:
300 gr. di farina,
150 gr. di burro,
150 gr. di zucchero,
1 uovo,
la scorza grattugiata di un limone,
un pizzico di sale.
Preparazione:
disporre la farina in cerchio sul piano di lavoro, mettere zucchero, sale e scorza di limone al centro.
Versare nel mezzo l’uovo e il burro a pezzettini, impastare prima gli ingredienti al centro, in seguito aggiungere all’amalgama la farina.
Formare una palla compatta e omogenea senza lavorare troppo la pasta.
Lasciare riposare la pasta, coprendola con un panno, per mezz’ora in luogo fresco.
Con un mattarello stendere l’impasto, senza più lavorarlo, sul piano di lavoro leggermente infarinato.
Ottenuta una sfoglia sottile, ritagliare con uno stampo ovale i biscotti.
Cuocere in forno a 200 ° per 15 minuti.
Daniela M.M.
OFFELLE DI PARONA
Le offelle sono un dolce tipico della cittadina di Parona, nella Lomellina, la zona nord occidentale della provincia di Pavia.
La specialità dolciaria vanta ormai più di un secolo di vita.
Si tratta di un biscotto, dal gusto unico e dall'inconfondibile forma ovale, nato da un’indovinata miscela di ingredienti semplici e nutrienti.
Pare che le inventrici dello squisito dolce siano state, sul finire dell'Ottocento, le sorelle Pasqualina e Linìn Colli.
Il successo commerciale delle offelle arrivò nel 1969 con l’organizzazione della prima sagra di questo prodotto tipico.
Da allora, la locale Pro Loco tutela la genuinità del biscotto attraverso un marchio di garanzia fornito ai produttori.Il dolce ha conquistato il palato di tanti consumatori italiani ed esteri.
OFFELLE DI PARONA
Storia
"...un'antichita' fatta di dolcezze..."
Le massaie paronesi amavano confezionarle nell'imminenza della sagra del paese che coincideva, alla prima domenica di Ottobre, con la festa della Madonna del Rosario, per presentarle, al termine della colazione festaiola, ai commensali che, per l'occasione, raggiungevano il paese per trascorrere, fra parenti ed amici, ore di serena letizia.
Furono due sorelle, una delle quali di nome Pasqualina (di cui il dolce si assimilò per lungo tempo il nome), a darne il primo carattere artigianale.
Eravamo all'inizio del nostro secolo ed i mezzi pubblicitari non erano certo quelli di oggi, ciò nonostante il prodotto andava a ruba.
Quale il segreto di questo successo?
Facile la risposta.
La superlativa genuinità degli ingredienti che compongono l'Offella di Parona, il loro giusto dosaggio, la indovinata cottura, imprimevano al prodotto un indice di gradimento eccezionale.
Quegli ingredienti, quei sistemi di produzione, anche dopo decenni, sono rimasti invariati: farina di frumento, uova, burro, zucchero ed olio d'oliva fusi in una indovinata sintesi offrono, ancor oggi al consumatore buongustaio, in cerca di alimenti genuini, il meglio di una produzione dolciaria che rivive in tempi difficili come i nostri, tra le imperanti sofisticazioni d'ogni genere.

Cavolo cappuccio stufato


Cavolo cappuccio
Le OriginiConosciuto fin dall'antichità, il cavolo (Brassica oleracea) era considerato sacro dai Greci, mentre i Romani lo utilizzavano per curare le più svariate malattie e lo mangiavano crudo, prima dei banchetti, per aiutare l'organismo ad assorbire meglio l'alcool. Non solo, a Roma si attribuiva al cavolo il potere di scacciare la malinconia e la tristezza. Consumato dalle popolazioni marinare il cavolo, assieme alla cipolla, era l'alimento tipico degli equipaggi delle navi utilizzato per compensare le diete povere durante i viaggi per mare.


CAVOLO CAPPUCCIO STUFATO
1 cavolo cappuccio (quello che si usa per fare i crauti)
1 cipolla bionda grande
2 spicchi di aglio
semi di cumino
5 bacche di ginepro
2 cucchiai bechamella soda (non avevo panna)(con la panna ci vuole un poco di farina per addensare il sughetto.
olio
sale e pepe q.b.

Affettare il cavolo con la mandolina.
Affettare sottilmente la cipolla a mezze rondelle e gli spicchi d’aglio a rotelline.
In una casseruola versare l’olio e tutto a freddo accomodare la cipolla e il cavolo.
In casa avevo salame e speck che non sarebbero stati consumati subito, li ho arrotolati su se stessi e li ho inseriti in mezzo al cavolo per insaporire la pietanza.
Coprire a filo con brodo vegetale, portare a bollore e prima di abbassare la fiamma aggiungere un poco di cumino e le bacche di ginepro, coprire e cuocere finchè il brodo si sarà asciugato.
Aggiustare di sale e pepe e unire la bechamella (serve per addensare il puccino).
Servire con fettine o arrosto di maiale.

Pesce veloce del Baltico
















PESCE VELOCE del BALTICO

800 g baccalà già ammollato
800 g cipolle bionde
8 spicchi d’aglio
8 pomodorini ciliegia tagliati a metà
3 chiodi di garofano
olive taggiasche
1 bicchiere di birra
1 cucchiaio colmo triplo concentrato Mutti
Prezzemolo tritato
Olio
Sale e pepe q.b.

In una pentola con acqua fredda, portare a bollore il baccalà, spegnere il fuoco e lasciarlo raffreddare nella sua acqua.
In una casseruola versare l’olio, le cipolle tagliate sottili a mezze rondelle, l’aglio tagliato a rondelle, i chiodi di garofano, i pomodorini tagliati a metà e le olive.
Rosolare per bene, curando che la cipolla non imbiondisca troppo.
Sciogliere il triplo concentrato in un bicchiere di birra, versarlo nel tegame e lasciare evaporare la birra.
Cuocere le cipolle sino quasi a disfarsi, aggiungendo poco alla volta l’acqua del baccalà.
Disfare il baccalà, aggiungerlo al sugo delle cipolle, versare 1 mestolo di acqua del baccalà conservata e cuocere per una decina di minuti controllando che l’acqua sia ben asciugata.
Salare pepare, spolverare con una manciatina di prezzemolo tritato e servire caldo.

Cartina della Carnia - per le vie di Bengodi













Vi metto la cartina del Friuli Venezia Giulia e la sezione della Carnia, così quanto mi sentite parlare della Carnia, di Ampezzo, di Forni di Sopra e di Sauris, potete vedere dove sono situate.
Spero di avervi fatto cosa gradita.




Macelleria Antonio e Annalita












Mamaçita consiglia:

Per chi è di passaggio da Ampezzo e pensa di portare a casa la carne buona, il negozio di Annalita e Antonio fa al caso loro.
Per chi deve fare una grigliata, le salsicce le raccomando, sono ottime anche da sgranocchiare crude.
La carne di maiale ha quel tanto di grassino che le permette di cuocere al meglio e rimanere tenera e tutto il resto ve lo raccomando.
Visto che siamo in stagione, trovate anche il “muset” (il cotechino friulano) da accompagnare alla brovada e ai crauti.
Non dimenticate di portare la borsa-frigor, … sono sicurissima che la riempite di leccornìe !



mercoledì 15 ottobre 2008

Fiasco per fagioli




FAGIOLI AL FIASCO

Tipica ricetta toscana vecchia come matusalemme
Un tempo le massaie toglievano la paglia al fiasco, mettevano dentro i fagioli cannellini e altri ingredienti secondo le ricette di casa e lo posizionavano sotto la cenere, dopo aver cotto il pane nei forni a legna.
Oppure, siccome il fiasco è tondeggiante in fondo, radunavano un mucchietto di cenere collocavano nel mezzo il fiasco e facevano in modo che non si rovesciasse.
Intanto che cuoceva il pane, cuocevano anche i fagioli di qualità cannellini, un tempo coltivati e consumati in Toscana oggi i cannellini si trovano facilmente anche nei supermercati.
I cannellini hanno la buccia molto sottile e sono molto teneri perciò la cottura è abbastanza breve.




Con il fisco moderno, si possono cuocere anche altre qualità di fagioli che hanno una cottura più lunga direttamente sul fornello (per la fortuna di coloro che non hanno un forno a legna).



martedì 14 ottobre 2008

Fagioli al fiasco


Vi piace questo aggeggino ???
E’ un regalo che mi sono fatta in occasione di un raduno al Mugello in Toscana, con i forumisti di www.Coquinaria.it .
E’ il fiasco per la cottura dei fagioli (tipico toscano) che va sul fornello comune, è’ il mio giocattolino preferito e devo dirvi che i fagioli vengono boni boni boni.

FAGIOLIA al FIASCO
In questa foto vedete
fagioli borlotti in scatola
fagili cannellini in scatola
fagioli di spagna in scatola
In questo caso la preparazione è molto semplice, si inseriscono nel fiasco i fagioli con la loro ’acqua di governo, salvia, 1 rametto di rosmarino e aglio intero. (non salare)
Il fiasco va appoggiato su uno spargi fiamma posto fra il fuoco e il fiasco stesso, in modo che il calore si diffonda uniformemente.
Cuocere piano sino a ridurre il sughetto e si forma un bel puccino denso, scuotere il fiasco di tanto in tanto.
Versare i fagioli in un piatto largo e fondo, togliere l’aglio, la salvia e il rosmarino e condire con sale, pepe e olio ex v. di oliva.


VERSIONE SOFISTICATA e COTTURA più LUNGA

Fagioli cannellini ( sono quelli che cuocciono più in fretta) ma vanno bene anche di altre qualità, sappiate che la cottura è lunga.
1 cotenna tagliata a pezzetti
2 spicchi di aglio
1 rametto di rosmarino
Triplo concentrato di pomodoro Mutti
Lasciate in ammollo tutta una notte i fagioli che desiderate.
Sciacquateli e mettetene sino a metà fiasco o poco più (in cottura si gonfiano, è quindi bene farci l’occhio).
Inserite l’aglio, il rosmarino e la cotenna tagliata a pezzetti o a listarelle.
A parte sciogliere il concentrato di pomodoro in poco brodo vegetale e versarlo nel fiasco.
Aggiungere brodo vegetale sino a ¾ di bottiglia (vedi foto) e con un lungo bastoncino mescolare gli ingredienti.
Mettete il tappo e poi il fiasco sul fornetto con lo spargi fiamma.
Cuocere molto lentamente sino a quando i fagioli saranno cotti:
Di tanto in tanto scuòtere il fiasco e se il liquido si riduce troppo, aggiungere del brodo vegetale caldo.






Mamaçita vi consiglia …

Non è un negozio godereccio, ma merita di essere consigliato




Avete bisogno di occhiali da sole o da vista ?
Per chi passa da Ampezzo per dirigersi a Forni di Sopra, oppure in Cadore sull'altro versante del Passo del Mauria, trova questo Centro Ottico proprio a Forni di Sopra.
Lo gestiscono due giovanotti esperti e molto bravi, i prezzi sono contenuti e di montature ne trovate di tutte le qualità e di tutte le fogge.
Noi ci troviamo bene e quindi non mi dispiace passare parola.

Budino di riso light

Anche a me che golosa non sono, a volte viene il desiderio di qualche cosa di dolce. Oggi pensavo a mia nonna e a quello che mi preparava quando ero piccola. Il suo budino non era così, però la voglia di quel dolcino era diventato impellente … ed ecco qui come l’ho preparato.

BUDINO di RISO light

1 tazza di latte
1 cucchiaio colmo di farina di riso
2 bucce di limone
qualche goccia dolcificante liquido Tic
spezie miste

Versare un poco di latte in un pentolino, unire la farina e mescolare per evitare il formarsi di grumi.
Unire il resto del latte, le bucce di limone e portare piano piano a cottura.
Mescolare spesso per evitare che il budino si attacchi al fondo e quando inizia a prendere una consistenza soda, aggiungere qualche goccia di dolcificante e una punta di cucchiaino di spezie.

Zucca e patata dolce light

Altra accoppiata vincente. Mi piacciono le patate dolci, ma per i soliti motivi, non dovrei mangiarne e quindi le ho rese più light possibile … senza aggiunta di grassi e con latte completamente scremato.

ZUCCA e PATATA AMERICANA DOLCE light

1 fetta di zucca
1 piccola patata americana
latte
sale e pepe q.b.

Pulire la zucca, togliere la buccia e tagliarla a tocchetti.
Spelare la patata dolce e tagliarla a tocchetti.
Mettere zucca e patata in un tegamino, coprire con latte e cuocere finchè il latte stesso è stato assorbito.
Salare, pepare e servire come accompagnamento.

Zucca e cavoletti di Bruxelle

Avevo dei cavoletti lessati che nessuno desiderava … in cucina non si butta nulla e quindi ho provato se il binomio zucca cavoletti andava bene … Ottimi

ZUCCA e CAVOLETTI di BRUXELLE

1 fettona di zucca (ne avevo una acquosetta non adatta per gli gnocchi e quindi l’ho sfruttata al meglio.)
Cavoletti di bruxelle lessati
1 foglia di alloro
1 manciata di formaggio Montasio stagionato grattugiato
burro Lurpack leggermente salato
latte q.b.
sale e pepe

Spelare, togloiere i semi alla zucca e tagliarla a fettine.
In una teglia fondere il burro, sino a raggiungere un bel colore nocciola e spegnere il fuoco.
Nella stessa teglia preparare uno strato di fettine di zucca senza sovrapporle troppo, sopra uno strato di cavoletti lessati e tagliati a metà e 1 foglia di alloro.
Coprire con un altro strato di fettine di zucca, salare, pepare e coprire con il latte.
Spolverare con una generosa manciata di Montasio grattugiato, infornare a forno caldo 200° finchè il latte è stato tutto assorbito e si è formato un bel purè.*** purtroppo non avevo calcolato bene i quantitativi e ho preso una teglia tonda troppo bassa. Così ho cotto il purè sul fornello per tenerlo d’occhio.




lunedì 13 ottobre 2008

Conchiglioni zucca e salsiccia

L'idea è partita da Maurina , ho visto i conghiglioni ripieni con lattuga e spinaci.
Io avevo in casa conchiglioni e zucca ... et voilà ..........

CONCHIGLIONI ZUCCA e SALSICCIA

½ zucca cotta al forno
1 salsiccia saporita
fontina
formaggio grana ½ cipolla
maggiorana
sale e pepe q.b.
conchiglioni
burro q.b.

Cuocere i conchiglioni sino a metà cottura in abbondante acqua salata con un goccio di olio perché non si attacchino. Scolarli, passarli subito sotto acqua corrente fredda e capovolgerli su un telo da cucina per farli asciugare.
Fondere il burro in una casseruola (sino a diventare quasi color nocciola), gettare la cipolla tritata fine, saltarla velocemente e aggiungere la zucca tagliata a dadini.
Salare, pepare, mescolare e coprire la zucca con il latte.
Cuocere a fuoco lento senza coperchio sino a disfarsi e finchè il latte si è consumato tutto. Poco prima di spegnere, spolverare con foglioline di maggiorana fresca.
In un padellino sciogliere il burro erosolare molto bene la salsiccia completamente disfatta e ben schiacciata con i rebbi della forchetta.
Cotta la zucca e la salsiccia, trasferirle in una terrina, mescolarle e lasciarle raffreddare.
Nel ripieno aggiungere la fontina tagliata a fiammiferi con la mandolina e una generosa manciata di Montasio grattugiato.
Amalgamare il composto e riempire i conchiglioni.
Cospargere il fondo della teglia con un poco di bechamelle e man mano che i conchiglioni sono pronti appoggiarli sopra.
Versare un poco di bechamelle sopra ogni conchiglione e infornare a forno caldo 200° finchè la superficie ha preso un bel colorito.



Mele bacate


MELE BACATE

Altrochè mele col baco … mi pare che anche i calabroni abbiano imparato che una mela al giorno toglie il medico di torno !
Peccato che nonostante il nettare delizioso che si pappano, siano alquanto pericolosi per le loro punture.

Questo reportage fotografico, mi è arrivato fresco fresco dall'amico Marco di Udine. Quando sono ad Ampezzo, è il mio fornitore ufficiale di mele ... 'na bontà ... mica sono trattate neèèè !






domenica 12 ottobre 2008

Dolci con l'impasto della Pinza triestina

Queste squisitezze si fanno con l’impasto della Pinza triestina.
Leuova sono bollbollite a bollore appena accennato un quarto d' ora assieme al colorante, sale e aceto.
Poi lasciarle raffreddare nell' acqua.
Quando sono fredde ci avvolgo l' impasto e metto a lievitare

Togliere le uova dal frigo per tempo, oppure lasciarle un' ora a bagno in acqua fredda.



I consigli e la foto sono di Cansado di www.coquinaria.it .

Quest'anno preparerò 3 sole Pinze triestine e con il quarto pezzo confezionerò questi dolci.

Grazie Cansi

Pinza triestina di Mamyros

PINZA TRIESTINA di Mamyros

Questa ricetta l'ho trovata diverso tempo fa in rete e l'ho passata al mio amico prestinaio friulano che l'ha adottata.
Non c'è differenza fra quelle che si acquistano e l'impasto di questa ricetta.

Pinza triestina fatta da Mamyros

Ingredienti per 4 pinze (da suddividere come specificato nelle varie fasi di lievitazione)
1,250 kg di farina 00
50 gr. di lievito (fresco)
250 gr. di zucchero
un pizzico di vaniglia
buccia gratuggiata di 1 arancia e 1 limone
80 gr. di burro/ o margarina
1 cucchiaio di strutto facoltativo da mettere nell’ultimo impasto
5 tuorli
5 uova
mezzo bicchiere di rhum
poco latte
un pizzico di sale
una buona dose di pazienza

Preparazione

1° lievitazione
In una terrina sciogliete il lievito in poco latte tiepido,
aggiungete una tazza (200 g) di farina
50 g di zucchero
e frullate il tutto aggiungendo l'acqua tiepida necessaria ad ottenere una pastella densa.
Coprite l'impasto con un tovagliolo e mettetelo a levare al tiepido.

Preparazione 2° lievitazione
nel frattempo due tazze (400 g) di farina, 50 g di zucchero, 30 grammi di burro fuso tiepido,un tuorlo ed un uovo intero.
Quando l'impasto messo a lievitare sarà raddoppiato, aggiungetevi gli ingredienti procedendo così:un po' di farina, un po' di zucchero,quindi un po' di burro,un tuorlo,ancora farina,zucchero ... fino ad esaurimento.
Durante l'operazione mescolate continuamente con la spatola.
Coprite nuovamente la terrina e dimenticatela al tiepido per un paio d'ore.

Preparazione 3° lievitazione
preparare gli ingredienti rimanenti:
650 gr. di farina,
200 gr. di zucchero vaniglia,
50 gr. di burro fuso tiepido,
4 tuorli,
4 uova intere,
raschiatura di limone,
raschiatura di una grossa arancia,
il rhum,
il sale.
Quando l'impasto sarà raddoppiato, setacciate la farina e formate una fontana.
Nella fossetta versate l'impasto lievitato, lo zucchero, il burro e il sale.
Lavorate con energia aggiungendo i tuorli, le uova, il limone e l’arancia raschiati e il rhum. Continuate a lavorare per almeno un'ora!, impastando la massa con i pugni, sino a che non si attacherà più alle mani e si sarà formato un panetto liscio ed elastico.fate la prova: premendo la massa con un dito la fossetta si rimargina da sola.(ho impastato con l’impastatrice per 20 minuti sul 4)
Dividete quindi l'impasto in quattro parti e riponeteli si una carta stagnole e poi ... al tiepido a lievitare coperti da canovaccio.
Quando i panetti cominceranno a lievitare prendeteli uno per volta, spennellateli di chiara d'uovo e infornateli.
Uno alla volta! a 180 gradi per circa tre quarti d'ora.
Infornateli uno ad uno.
Se l'ultimo sarà lievitato troppo, lavoratelo per qualche minuto e lasciatelo levare nuovamente un po' prima di infornarlo.
NoteIl segreto di questa ricetta stà tutta nell'atmosfera tiepida delle cucine riscaldate a legna e nell'infinita pazienza delle donne che sfidavano i pani lievitati con ostinazione fino a domarli per mettere in atto veri e propri miracoli.
E' il miracolo della moltiplicazione dei pani!
Più si fanno lievitare i pani, più il prodotto finale risulta soffice.
Da adolescente ho assistito al miracolo messo in atto da mia nonna che con 50 grammmi di lievito è riuscita a confezionare ben 7 pinze e due putizze.
Non pensate di riuscirci la prima volta, ma se la sfida vi solletica, allora prendetevi qualche giorno di ferie e intiepidite la cucina! Mi raccomando, non ho detto riscaldate, ho detto intiepidite.
ProvenienzaTrieste e Veneto



Contenitore per cuocere la Pinza triestina domani cercherò di farmi fotografare mentre riproduco un contenitore fai da te.
Molto comodo ve lo assicuro
Si rovescia una pentola e si sagomano tre o quattro fogli di carta stagnola attorno alla pentola stessa, dipende dalla forma più o meno grande e la resistenza che desiderate.
All'interno, si sagoma un foglio di carta forno.
Più facile a farsi che a dirsi

lievitino

primo impasto

un pezzo d'impasto

Impasto diviso in 4 pezzi
impasto nei quattro contenitori
taglio e lucidatura

Pinze triesti cotte

Pinza Triestina