Foto Carlo di Ampezzo

Foto Carlo di Ampezzo
Il nostro bellissimo paesello con tutta la Valle del Tagliamento. Quella nontagna a Punta è il Monte Amariana che svetta sopra Tolmezzo.

sabato 14 gennaio 2012

Cappel del prete stracotto all'Amarone

Avevo un bel pezzo di carne da fare arrosto per i giorni di festa, l’avrei accompagnata con le immancabili patate al forno e avrei reso felice i miei nipotini arrivati da Londra per le vacanze, speranzosi di trovare anche la neve.

Purtroppo alla vigilia di Natale Matteo (Orsino) era a letto con 39 di febbre e io a letto con influenza intestinale e di stomaco e stavo di un male da cani … così malandati abbiamo passato anche il giorno di Natale …

In cucina c’erano mia figlia e mio marito (che saltava come un grillo) sotto le direttive specifiche di Maryka. (avrei voluto essere una mosca per vederli … Carlo sa cucinare a malapena una bistecca ai ferri ^___^)

Andrea si prendeva cura dei bimbi e ogni tanto faceva un salto nelle camere a ragguagliarci su quello che succedeva al piano basso ^___^.

Senza chiedere nulla hanno trafficato, studiato e fatto …

Fra le altre cose, Maryka ha pensato bene di preparare quel bel pezzo di carne con una ricetta del suocero (veronese doc),

Cappel del prete stracotto all’Amarone.

Questo metodo di cottura è un rimedio vecchissimo per rendere morbida la carne di animali macellati quando sono molto vecchi (perché sfruttati per lavori sino all’ultimo).

Questo pezzo di carne non era di un vecchio animale, ma la cottura è stata ottima ugualmente (così mi dissero)

Foto presa dal web - mancava mammà e i lazzari non hanno fatto neppure una foto (dal canto mio sono rimasta due giorni senza mangiare ... non potevo vedere cibo ... aug)

CAPPEL DEL PRETE STRACOTTO all'AMARONE
Per 8 porzioni

1 e 1/2 kg di carne bovina - taglio Cappel del prete
1 lt di vino Amarone della Valpolicella
1 cipolla ramata di media grandezza
1 costa di sedano
1 carota di media grandezza
3 spicchi di aglio
2 foglie di salvia
qualche aghetto di rosmarino
2 chiodi di garofano
1 pezzetto di cannella
olio e burro q.b. (chi vuole abbondare col puccino metta il quantitativo che desidera)
farina q.b.
sale e pepe macinato fresco.

Appoggiare la carne in una terrina che lo contenga.
Coprirla con le verdure tagliate grossolanamente, le spezie e il pepe macinato al momento.
Coprire tutto con il vino amamarone.
- questo è stato preparato alla vigilia di Natale -
- Il mattino nolto presto :
Sgrondare le verdure con la schiumarola, infarinarle e soffriggerle in una capiente casseruola con l'olio e il burro.
Sgrondare la carne e soffriggerla nelle verdure da tutte le parti.
Versare sopra tutto l'amarone dell'ammollo, salare pepare di nuovo se gradite e chiudere col coperchio.
Dall'inizio del bolore abbassare al minimo la fiamma e cuocere per 3 ore circa.
Spegnere, tenere la carne a parte, passare le verdure al minipimer per ridurle a crema.
Aggiungere ancora un pezzetto di burro e lasciar restringere il sughetto, quel tanto che basta per farlo diventare ben cremoso.
Prima di portare in tavola, tagliare la carne a fette, inserirle nella pentola e scaldare tutto.
C'era un pezzo di polenta del giorno prima, l'hanno tagliata a fette e grigliata al forno.
Perfetto e molto buono ... così mi è stato detto .....
(io nin zò perchè non ho assaggiato nulla.

mercoledì 11 gennaio 2012

il fogolâr furlan










IL FOGOLÂR FURLAN

Non sono monotona ragazzi, è che sono sempre più affascinata da questo antichissimo fogolâr dei miei amici Angela e Marco.

Ve ne avevo già parlato QUI, nonno Checco non c’è più e quest’anno i miei amici sono venuti ad Ampezzo a trascorrere le feste.

Insieme ad altri amici e alle loro figliole e nipoti, abbiamo trascorso delle belle ore seduti sulle panche accanto al fogolâr, con un bel fuoco scoppiettante.

Dovevo anche inaugurare la mia nuova macchina fotografica che mi hanno regalato i ragazzi per Natale, è una Samsung Quick Start Manual EX1.

Per me che non sono una intenditrice, è una forza, devo ancora scoprire tanti modi per usarla ma su questa non ci mette mano nessuno. (La Canon che avevo era una girovaga, la usava il figlio, il marito e i Londinini quando erano qui e avevano lasciato a casa la loro).

Era stata in riparazione un paio di volte e ogni tanto la trovavo con la fotocamera aperta … le code di paglia dopo la terza riparazione hanno pensato bene di unirsi compatti e regalarmi quella nuova.

E’ per questo che trovate diversi soggetti doppi, ma che ci volete fare, mi piace fotografare ma mi dispiace tantissimo cestinare questa o quella, per me sono tutte belle.

Chi la conosce la Samsung ? vi trovate bene ? accetto tutti i vostri consigli.

Ai lati le cassapanche costruite da Checco

il fogolâr è stato costruito dal bisnonno di Angela

La casa-museo di Angela è nel cuore di Ampezzo

Marco è bravissimo a fare il fuoco, l'unico giorno che avevo lasciato a casa la mia samsung, nel camino c'era un grosso legno con un buco in mezzo ... da lì usciva una lingua di fuoco e il fumo, sembrava (il fuoco che esce dalla capanna degli indiani).

La legna è appena stata messa nel camino, ... ha preso bene.

Questa è la seconda nevicata ... tutta qui (quest'anno ne abbiamo vista molto poca), sullo sfondo c'è Marco che fotografa vari soggetti con la sua potente Canon ... ma lui è bravissimo a fare foto.

Particolare del Fogolar
La Cappa del fogolâr furlan


martedì 10 gennaio 2012

Rape e gorgonzola


Oggi vi riporto le sagge parole dei "Tacquini storici, così vi convincete che le rape sono bune e fanno bene.
Questa versione non è proprio light (c'è un pezzetto di gorgonzola in più), ma va da sè che non mi piace lascare minuscoli avanzi, sapendo che agli altri il gorgonzola non piace ... quindi un piccolo pranzo tutto e solo per me.

RAPE e GORGONZOLA
per 1 porzione

1/2 rapa grande
70 g di gorgonzola dolce
10 g montasio grattugiato

Lavare esternamente la rapa, asciugarla e tagliare solo il pezzo che serve.
Sbucciarla, tagliarla a fettine.
In una ciotolina che vada bene nel MO (microonde), alternare fette di rapa con pezzetti di gorgonzola.
In cima terminare con il gorgonzola.
Inserire la ciotola nel MO e cuocere alla massima potenza 850W per 10 minuti.
Estrarre la ciotola (attenti alle scottature), spolverare con il montasio e portare in tavola.
Gnam gnam che goduriaaaa !

Notizie da: http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/aromi---orto---frutti/RAPA-base-alimentare-contadina.html

RAPA base alimentare contadina



Le rape hanno costituito per millenni una delle fonti di sopravvivenza per l'uomo che, scoperta la loro lunga capacità di conservazione, le accumulava per affrontare i duri mesi invernali.
In epoca romana Plinio elencava le rape fra gli alimenti base delle classi più misere, classificandole come terzo prodotto dell’agricoltura, dopo vino e frumento.
Ancora nel Duecento, Salimbene da Parma riferiva della grande importanza di questa pianta, inclusa dai “rustici” (villani) tra i “grani minuti”, assimilata nel valore ai cereali inferiori e ai legumi.
I medici antichi attribuivano alle rape anche il potere di stimolare Venere per la loro capacità di originare gli spiriti ventosi, e Galeno affermava addirittura che queste verdure generavano sperma.
Dal Quattrocento in poi, sulla scia dell’autorità di Galeno, diversi autori italiani classificavano come cibo afrodisiaco, seppure un pò indigesto e adatto a stomaci forti, rapa bollite o cotte sulla brace.
Anche il poeta Ariosto (XV sec.), non sappiamo se con intenti lussuriosi, consumava questa libagione, conosciuta come la “patata” dell’epoca, preferendola alle ricche portate di carni rinascimentali.
Nel XVII sec. a questo ortaggio dedicò diverse ricette il medico Massonio, che lo proponeva per stimolare l’appetito nell’insalata, per rinvigorire nel brodo grasso, per addolcire il palato assieme al miele.
Con il tempo sembra che le rape passarono di moda come afrodisiaco, soprattutto presso le classi più elevate, perché assunsero l’identità di alimento poco raffinato, non certo adatto ad un convivio amoroso.
Oggi in cucina si apprezzano particolarmente i germogli provvisti delle prime foglioline (cime di rapa o broccoletti di rapa), con i quali vengono conditi diversi tipi di pasta, rinomate le orecchiette.
Le rape vere e proprie sono radici ingrossate della “Brassica campestris” varietà rapa. Invece le cime di rapa identificano i racemi ancora non fioriti della “Brassica campestris” varietà cymosa.
Le rape da radice, dette anche rape bianche, crescono preferibilmente con il clima freddo del nord, mentre le cime di rapa si acclimatano meglio al tempo caldo del sud.

La raparientrerebbe nella sfera dei cibi afrodisiaci ... fate felici i vostri mariti ^____^

Storia degli afrodisiaci



Afrodite protettrice d’amore, bellezza e sessualità
Il termine afrodisiaco deriva dal nome della dea greca Afrodite, identificata dai romani come Venere, che nella mitologia era protettrice d’amore, bellezza, sessualità e lussuria.
Tra le tradizioni che descrivono la sua nascita citiamo le due principali:
-una attestata nell’Iliade di Omero, che la vorrebbe figlia di Zeus e di Dione;
-l’altra tramandata da Esiodo, che la indicherebbe nata dalla schiuma (gr. aphrós) formatasi dai testicoli di Urano recisi dal figlio minore Crono, istigato dalla madre Gaia stanca di dover generare una numerosissima prole.
Afrodite, spesso caratterizzata come vanitosa, stizzosa, permalosa, era moglie infedele di Efesto, dio del fuoco. In alcune città greche la bellissima dea aveva una festa a lei dedicata, e i rapporti sessuali con le sue sacerdotesse erano considerati un modo per adorarla.
Celebrata nella letteratura e nelle arti di tutti i secoli, le sue vicende sono state oggetto di numerose raffigurazioni vascolari, musive, pittoriche e scultoree a partire dal VII sec. a.C.
Ritratta spesso assieme a mare, delfini, colombe, cigni, melograni, mele, mirto, rose e limoni, nelle prime opere è illustrata alta, lussuosamente vestita, con uno specchio in mano, poi a partire dal IV sec. d.C. si presenta nuda o seminuda.
Nelle società Greca, Etrusca e Romana si credeva fermamente per motivi magici, religiosi o terapeutici, all’intima connessione tra tavola e letto.
I popoli dell’antichità ricorrevano a molte sostanze ed alimenti più o meno efficaci, sia per gli uomini che per le donne, atte a stimolare e potenziare sessualità, eccitazione amorosa, nonché fertilità e gravidanza. Secondo la magia erano afrodisiaci anche i genitali d’animali e i cibi che nella forma rassomigliando a falli o testicoli.
Durante il Medioevo la categoria degli stimolanti erotici si arricchì sopratutto delle spezie.
Dopo la scoperta dell’America, dal XVII sec. si iniziò ad attribuire anche a pomodori, patate, peperoncini e soprattutto al cacao, una valenza afrodisiaca.
La medicina Settecentesca giudicò stimolanti i tonici (alcol, corteccia di chiana, assenzio), tutti i cibi piccanti e le spezie dall’odore intenso come noce moscata, cannella o vaniglia.
Nell’Ottocento s’iniziò a considerare afrodisiaci anche i cibi ricchi di fosforo quali uova, pesce e formaggi.
Infine, secondo la medicina contemporanea potrebbero svolgere funzione afrodisiaca alimenti e spezie contenenti: sedativi (vino ed alcolici), ormoni (ginseng), neuromodulatori (cacao e fave), vasodilatatori (aglio), irritanti e congestionanti (pepe).

lunedì 9 gennaio 2012

Polenta e latte


Dopo le feste vi interessa qualche cosa di fresco, digeribile e appetitoso ? Se non esagerate con i quantitativi, sazia molto bene e vi tiene lontani da tentazioni.
In montagna Carlo ed io ceniamo spesso così alla spartana e ad onor del vero ci piace tornare indietro nel tempo ... quando polenta e latte era quasi la norma per la cena serale.

POLENTA e LATTE
Per 2 porzioni
(avanza della polenta ... ma non preoccupatevi, viene sempre bene)

1/2 kg di farina di polenta (prepararla come al solito)
1 lt di latte intero (bollito e lasciato raffreddare)
1 pizzico di sale

Versare la polenta nel tagliere e preparare il latte nelle scodelle con un pizzico di sale.
Ogni commensale si versa nel latte il quantitativo di polenta che desidera e se la gusta a cucchiaiate.

*** Il sale permette una maggiore digeribilità del latte ma ne basta giusto un pizzico

Se desiderate, due spinaci passati nel burro e spolverati di formaggio non fanno male.

Io di solito mi mangio la mela cotta dopo la polenta con il latte, Carlo preferisce verdura e il suo pezzetto di formaggio.

L'immancabile crosta di polenta che mi esce agevolmente dal paiolo e un pezzetto di polenta rimasta. (un pezzo se l'è portato via mio cognato).

Baccalà olive e patate













Eddai, in tutta lo bloggosfera ci sono pochi amanti del baccalà, ma che vi devo dire io mangerei solo quello e vi lascerei tutte le carni che volete.
Questa è una preparazione semplicissima e molto gustosa, se vi va di provarla vi dico subito che hanno mangiato molto volentieri anche i miei nipotini ( Martino 4 anni e Marco quasi 2) che fra l'altro si sono divertiti ad infilare i ditini nelle olive snocciolate ^___^.


BACCALÂ OLIVE E PATATE
Per 6 porzioni

3 pezzi di baccalà già dissalato (circa 600 g)
5 patate di media grandezza
olive verdi snocciolate
OCCHIO al sale
olio di oliva
pepe se gradite

Inserire il baccalà in un pentola con abbondante acqua fredda, appena inizia il bollore abbassare la fiamma e cuocere per 20 minuti circa.
Spegnere la fiamma e lasciare riposare nella sua acqua per 1/2 ora.
Intanto sbucciare le patate, lavarle e tagliarle a pezzetti della grandezza da voi desiderata.
Scolare con il mestolo forato il baccalà e versarlo in una terrina.
Nella stessa acqua cuocere le patate, prima di scolarle scaldare insieme anche le olive.
Mentre cuociono le patate disfare il baccalà ... con una leggera pressione delle dita, si apre a scaglie da solo.
Togliere le eventuali spine rimaste e sopra versare 1 bicchiere di acqua di cottura e le patate con le olive sgocciolate.
Aggiustare di sale ma solo se necessario.
Condire con buon olio e servire caldo.