2017

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Foto mia - Sauris UD dicembre 2014

venerdì 28 ottobre 2011

Gatѽ di purè



Ho sentito parlare qui di gatò fatto con purè avanzato con altri ingredienti ... quando Orsino torna tardi non so mai cosa preparargli e quindi mi sono detta : una brava mamma preparerebbe un buon purè di patate, però il tempo incalzava e ho preferito accelerare i tempi facendo il purè istantaneo.
Successone, non aveva molta fame e quindi glie ne ho messo sul piatto solo 1/4, ma pian piano è dimezzato nettamente.
Glie l'ho accompagnato con un insalata di trevisana e pan di zucchero tagliate fini fini.
Mi ha chiesto di rifarlo .....
GATѼ di PURÈ

½ latte
1 busta purè pfanni
120 g mortadella
100 g montasio grattugiato + 30 g per il purè
1 uovo
1 pezzetto di burro a piacere
Sale

PURÈ
Portare a bollore 300 g del ½ lt di latte.
Toglierlo dal fuoco, aggiungere un pezzetto di burro a piacere, versare il rimanente latte freddo un pizzicone di sale e il purè istantaneo.
Mescolare molto bene finchè il purè diventa liscio ed omogeneo.
Unire 1 uovo e amalgamarlo al composto.

GATѼ
Foderare con carta forno uno stampo da MO Ø 20.
Preparare uno strato di purè
Sopra metà della mortadella
Sopra distribuire 100 g di formaggio grattugiato
Ancora mortadella
Coprire con il rimanente purè.
Livellare e inserire nel forno MO sul piatto di vetro rotante.
Funzione crisp per 11 minuti

Nel mio MO il gatò iniziava a fare le bollicine marroni , si era gonfiato come un sufflè e quindi ho spento.
Cotto alla perfezione
Man mano che si intiepidiva, il gonfiore è sceso ma il contenuto è rimasto morbido al punto giusto.

Gatѽ intiepidito

Gatѽ bello gonfio come un sufflè appena tolto dal forno
Gatѽ pronto da infornare
Gatѽ - strato con purè,mortadella e sopra montasio grattugiato
Gatѽ - purè e mortadella
Purè istantaneo e uovo da incorporare


giovedì 27 ottobre 2011

Pollo stufato alle cipolle


Le cipolle non sono sempre ben viste in tutti i deschi, alcuni non le vogliono per la poca digeribilità, altri per il cattivo odore, ma a parte il fatto che sono molto salutari, le cipolle bisogna anche cucinarle bene per poterle assimilare senza inconvenienti.
A noi piacciono e quest'anno nel nostro orticello di montagna abbiamo fatto un ottimo raccolto. Perciò si va di cipolle a gogò per la felicità di tutti.
L'altra sera Matteo è tornato tardi ma mi aveva già detto di preparargli la cipolla ... come, non lo sapeva e quindi ho fatto di testa mia.

POLLO STUFATO alle CIPOLLE
per 1 porzione

1 coscia di pollo
2 cipolle medie
4 fettine di speck
1 ciuffetto di salvia
1 cucchiaino di aceto di vino
1 mestolo di brodo vegetale
sale e pepe q.b.
poco burro
1 filo di olio

Sciogliere in una padella il burro con l'olio e lasciare insaporire la salvia.
Appoggiare la coscia di pollo e versare sopra le cipolle tagliate grossolanamente a fette.
Lasciate insaporire leggermente e aggiungere il brodo vegetale.
Cuocere per 5 minuti con coperchio a fiamma vivace.
Abbassare al minimo la fiamma, salare, pepare, unire l'aceto e portare a cottura per circa 1/2 ora circa.
Lasciare restringere bene il sughetto e servire caldo.

mercoledì 26 ottobre 2011

Baccalà al verde


La mia amica Aurora del blog qui dice giusto quando dice che chi si avvicina al baccalà per la prima volta non deve fidarsi dei pezzi venduti al supermercato.
Meglio acquistarlo nelle vecchie salumerie che in questo periodo tengono dei bei pezzettoni di baccalà in ammollo nelle vasche piene d'acqua.
Io lo compero al mercato settimanale, c'è una bancarella che ha sempre avuto un baccalà eccezionale e oltretutto la Signora mi sa consigliare se è da cucinare subito o se è da lasciare in ammollo un giorno ancora.

BACCALA' al VERDE
per 1 porzione

1 pezzo di baccalà da 200 g circa
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchietto di aglio
pepe o peperoncino
3 cucchiaini di olio
NO SALE

Mettere sul fuoco un tegame con acqua fredda e il pezzo di baccalà.
Portare a bollore, abbassare la fiamma e da quel monmento cuocerlo per 30 minuti circa.
Scolarlo, appoggiarlo sul piatto e cospargerlo con prezzemolo e aglio tritati finemente.
Pepare o aggiungere peperoncino rosso e condire con l'olio.
Semplice ma gustoso.


Baccalà alle erbette


Ahaia ! lo sò che per voi sono dolori, fra tutti e tutte le blogger ce ne sono ben pochi che sono amanti del baccalà, ma concedetemi questa passione che ho da tantissimi anni, il baccalà mi piace cucinato in tutti i modi e in tutte le salse perciò le ricette non mancano e le pubblico nel mio archivio per non ripetermi spesso.

BACCALA' alle ERBETTE
per 1 porzione

1 porzione di baccalà da 200 g circa
2 mazzetti di erbette da taglio
4 fettine di coppa (rimasugli che mi dispiaceva cestinare)
1 spicchio di aglio
2 cucchiaini di olio + 1 da aggiungere alla fine
pepe q.b.
ATTENTI AL SALE

Appoggiare un mazzetto di erbette sul tagliere con le foglie spiegate.
Sovrapporre la coppa e sopra il baccalà con la pelle rivolta verso il basso.
Coprire con un altro mazzetto di erbette.
Legare in tre punti in modo da tenere il pacchetto unito, tagliare le coste bianche per pareggiare il pacchetto e tenerle a parte.
In un tegamino che lo contenga, versare l'olio e l'aglio tagliato in 4.
Appoggiare il pacchetto col baccalà e nelle intercapedini inserire le coste bianche.
Chiudere con il coperchio e avviare la cottura.
Tenere il fuoco basso e cuocere 30 minuti circa ... aggiungere poco brodo vegetale se occorre.
Quando è cotto versarlo nel piatto e condire con il cucchiaino dell'olio restante e una macinata di pepe.
Buon appetito





Cuore semplice

Cuore !
lo so, i nasi si arricciano, ma chi come me, nata appena finita la guerra e ancora prima, sa che in quei tempo non troppo lontani la buona carne non era per tutte le tavole ... il massimo era una gallina quando c'era un ammalato in casa oppure quando c'erano le feste comandate "Natale e Pasqua.
Nel quinto quarto fanno parte le interiora degli animali e le regaglie dei volatili ... cuore rognone, reni, cervella, coda, milza, polmone, trippa e via dicendo.
All'infuori del polmone, che nonna non ha mai cucinato, il resto l'ho sempre mangiato serenamente in casa e ancora adesso qualche volta lo acquisto e lo divido per due cotture, perchè ai miei adorabili Orsi non piacciono.
Orsogrigio mangia volentieri la trippa, ma tutto si ferma lì.
Il cuore che ho cucinato l'altro giorno, l'ho fatto in modo molto semplice ma gustoso.

CUORE SEMPLICE
per 1 porzione

150 g cuore
3 spicchi di aglio
1 mazzolino di prezzemolo tritato
sale e pepe q.b.
3 cucchiaini di olio

In una padellina antiaderente, soffriggere l'aglio con l'olio,
Lavare il cuore, sgrondarlo e unirlo al soffritto.
Chiudere con il coperchio e cuocere piano per 30 minuti circa.
A metà cottura aggiungere il prezzemolo tritato, il sale e il pepe.
Servire caldo

Chiudere con il coperchio e cuocere per una ventina di minuti

Erbette da taglio saporite


A noi piacciono molto le verdure cotte e quando trovi dei bei mazzetti di biete da taglio non ci pensi su e li depositi nel carrello ... poi è cucinarli @@##§§ ...
Gli adorabili Orsi vogliono sempre aglio o olio ... al massimo peperoncino (poco) al contrario io le mangerei piuttosto piccanti e goduriose, e così ho fatto con le mie.
L'arrosto era divino, le erbette goduriose ... e poi ??? ero in pace con me stessa.


ERBETTE da TAGLIO SAPORITE
per 1 porzione

200 g erbette da taglio lessate
1 acciuga
1 cucchiaino di capperi dissalati
10 olive
1 spicchio di aglio
2 cucchiaini di olio
NO SALE
pepe

Sciogliere l'acciuga in una padellina con l'olio e l'aglio per insaporire.
Aggiungere le erbette disfatte, non tritate.
Rosolarle e versare un goccio di brodo vegetale.
Mescolare e unire i capperi e le olive.
Lasciare insaporire finchè il sughetto si è asciugato.

Servire con una fetta di arrosto o con altro che vi piace.


martedì 25 ottobre 2011

Carote in padella


Non è niente di che, ma ai miei piacciono molto le carote in padella, non avevo pancetta ma ho rimediato con qualche fettina di speck.
Mi era rimasta una carota nera e l'ho mischiata con le nostre normali.

CAROTE IN PADELLA
per 2 porzioni

1 carota nera
6 carote nostrane
60 g di speck tagliato a striscioline
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
1 cucchiaino di triploconcentrato di pomodoro Mutti
brodo vegetale
1 pezzetto di burro
sale e pepe

Lessare la carota nera a parte per 5 minuti circa.
Sciogliere il burro in una casseruola e lasciarlo insaporire con lo speck tagliato a striscioline e gli spicchi d'aglio tagliati in 2 (a fine cottura li ho tolti).
Unire le carote lavate e appena sgrondate dall'acqua, lasciarle insaporire bene e aggiungere il prezzemolo tritato.
In un bicchiere versare 3/4 di brodo vegetale caldo, sciogliere la salsa di pomodoro e versarla sopra alle carote.
Chiudere con il coperchio e portare a cottura per 15 minuti circa.
Aggiungere la carota nera scolata, mescolare e restringere il sughetto se ne è rimasto tanto.
A noi le carote piacciono al dente ... a gusto, cuocetele di più.


La prima carota in basso è sbucciata

Insalata di carote nere


Fanno un pò senso è vero, però le avevo già mangiate a Londra da mia figlia e mi erano piaciute, sono le carote nere ricche di antociani, quelli che si trovano nei mirtilli o nel vino rosso: antiossidante, contro i radicali liberi, i danni provocati dalle radiazioni ultraviolette, la fragilità capillare, per chi ha problemi di circolazione e di origine infiammatoria.
Le ho trovate la settimana scorsa alla Slunga di Abbiategrasso, e ieri le ho viste anche allo store sempre Slunga di Via Lorenteggio.
Hanno lo stesso sapore delle carote normali ... unico inconveniente, bisogna cucinarle a parte perchè rilasciano il colore.

INSALATA di CAROTE NERE
per 1 porzione
3 carote nere
olio 3 cucchiaini
sale poco
pepe

Lessare le carote e portarle a cottura.
Scolarle e condirle con olio, sale e pepe.
Calde sono molto buone.



lunedì 24 ottobre 2011

Il frico e la sua storia

IL FRICO e la SUA STORIA

Secondo una credenza popolare, il “ frico” racchiude in sé tutti i profumi dei pascoli e delle malghe alpine.
Il frico è composto da un formaggio locale stagionato 5 o 6 mesi e fritto nel suo stesso grasso senza l’aggiunta di burro, olio o grassi in genere.
La storia ci tramanda notizie sul largo consumo di formaggio fritto già nel medioevo, però era considerato fra gli alimenti di poco conto, in quanto cibo destinato alla popolazione meno abbiente.
Le prime tracce si leggono verso la metà del secolo XVI quando iniziano le prime codificazioni dei cibi, e fu il Maestro Martino a scrivere del “casio in patellecte” e solo qualche decennio dopo si fa menzione del “caseus frictus” da cui deriverebbe il nome di “ frico “ segnalato da Bartolomeo Platina da Cremona.
Il Maestro Martino, cuoco comasco, girovago per professione, divenne cuoco del Patriarca di Aquileia Lodovico Trevisan.
Riguardo al consumo territoriale il “frico di mont”, quello con le patate, è ancorato e consumato in prevalenza in Carnia.
Durante la permanenza in Friuli il Maestro Martino ebbe modo di conoscere, apprezzare e pubblicizzare diversi prodotti tipici friulani in particolare quelli primari e secondari … dall’allevamento del bestiame, del bosco e della taviele dell’alto Friuli .. compresi quelli del Lago di Cavazzo.
Diverse sono le citazioni, come quella di Rupil della Val Pesarina (interprete della cucina medioevale) che diceva che “il frico è capace di ridare fiato ai morti”.
cun frico e polente, la vite a si sostente – con frico e polenta, la vita si mantiene).
Il Frico è poco noto oltre il crinale di lingua tedesca vicino alla bassa Carinzia, risulta sconosciuto oltre il confine italo-sloveno, però è molto apprezzato da una specifica categoria di lavoratori carnici … quella dei “boscadôrs” che lo preferivano per la facilità di asporto e per quel forte senso di sazietà che dava per lungo tempo e questo era un pregio notevole per gente priva di risorse alimentarie che non disponeva d’altro.
Il forte senso di sazietà è legato al fatto che la digestione è piuttosto lunga e pesante tant’è che un detto tramandato dice che “il frico è di dura digestione, richiede stomaci gagliardi, conviene a giovani e fatiganti, più che a vecchi e oziosi
La convinzione è che il frico appartiene alla più radicata cucina della Carnia e che ne rappresenta una delle più significative peculiarità, dovuta al fatto che il formaggio Montasio DOP si produce non solo nella Carnia stessa, e che il processo di produzione e stagionatura del formaggio presenta delle differenze dovute alle zone di provenienza dell’ingrediente principale e quindi legate a sistemi autoctoni di elaborazione e cottura del formaggio.
La precisazione di Malipiero è che “il frico deve diventare una sorta di frittata porosa e frolla, è ben riuscito quando si sbriciola completamente … si mangia tenendone un pezzetto in mano e la polenta nell’altra. Le briciole che cadono vengono ripescate man mano schiacciandoci sopra un pezzetto di polenta”.
Da ricerche fatte direttamente in Carnia, mi risulta che il vero frico, l'antenato, era fatto con la crosta del formaggio ..... si sa che in cucina non andava sprecato nulla, e da qui è nata l'esigenza di riciclare le croste (perchè un tempo nelle zone montane, il formaggio era un alimento sempre presente sulla tavola e il formaggio se lo potevano permettere quasi tutte le famiglie, poichè la mucca non mancava e quasi tutti i nuclei familiari ne possedevano almeno una.
Quindi le croste (anche del formaggio tenero), le lasciavano seccare bene, poi le tagliavano a pezzetti minuti e le cuocevano insieme alla minestra oppure si lasciavano abbrustolire vicino al fuoco del camino, oppure, nel nostro caso, venivano grattugiate, messe in uno strato alto un dito in una padella di ferro e quello era il frico originale.
Il Friuli geograficamente è composto da montagne “alto Friuli” e dal mare “basso Friuli”, in montagna e principalmente in Carnia, è radicato da tempo immemore “il Frico cu las cartufulas o Frico di Mont (frico con le patate o di montagna).
Più si scende verso Udine e il mare, il più conosciuto è “il Frico cu la cevole o Frico con la cipolla”.
Non manca certo la versione dolce “Frico cui mei – frico con le mele”.
Ci sono poi le varienti, come “il Frico cu li sstrissulis – Frico con i ritagli” … li strissulis sono ritagli del formaggio quando viene messo in forma.
Da qualche decennio, le varianti del frico sono innumerevoli, dalle basi principali, ognuno a casa lo reinventa come meglio crede.
Buon frico a tutti


Foto mia - cestino di frico vedi link
http://ilfogolar.blogspot.com/2011/01/ristorante-valpolicella.html#links


Vedi anche:

http://ilfogolar.blogspot.com/2009/09/frico-patate-cipolla-speck.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2008/03/frico-con-le-mele.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2011/10/frico-con-patate.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2008/03/frico-con-patate-e-guanciale.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2008/03/cestini-di-frico-di-gnagna-mariute.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2008/03/frico-con-patate-di-gnagna-catarina.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2008/03/frico-delle-vlli-del-lumiei.html#links
http://ilfogolar.blogspot.com/2008/03/frico.html#links