Foto Rosetta marzo 2017

Foto Rosetta marzo 2017
Primavera ad Ampezzo

giovedì 7 febbraio 2013

Amariana e l'Orcolat - e Madre della Carnia Poesia










Libera del blog accantoalcamino.wordpress.com, è un'amica speciale che ho conosciuto nel mondo bloggher; non solo è molto brava in cucina, le sue ricette sono sempre molto invitanti e innovative ma anche per i suoi post che sono sempre ricchi di aneddoti che mi lasciano incantata ... con il naso incollato all'articolo finchè non l'ho terminato. (avete presente i bimbi con il naso incollato alla vetrina dei balocchi ?, uguale.
Voi sapete come mi sono innamorata della Carnia ... ebbene, Libera qualche giorno fa ha scritto una bella ricetta che vi invito a leggere qui
http://accantoalcamino.wordpress.com/2013/01/31/pastesute-cu-la-cjar-di-purcit-e-la-leggenda-di-amariana-e-lorcolat/
ma insieme alla ricetta ha postato una bellissima leggenda che riguarda una bella montagna ai piedi della Carnia.
E' talmente bella che ho deciso di chiederne la pubblicazione sul mio blog, in modo che i miei figli, i nipotini  e i miei amici la possano leggere e la possano tramandare.
Il Monte Amariana è una cima non molto alta, 1906 mt.  molto appariscente per alcuni motivi: isolamento completo da altre cime, dislivello di 1300 mt. dal fondovalle, posizione dominante sulla vallata del Tagliamento, e sul tratto nel quale riceve le acque del Fella, che fa da confine orientale alle Alpi Carniche, dividendole dalle Giulie, infine per la sua forma perfettamente piramidale (vista dal lato ovest) che la rende inconfondibile.
Uscendo dall'autostrada al casello di Amaro (UD-Tarvisio), si nota subito il Monte Amariana per la particolarità della sua forma.
Amaro è il primo paese della Carnia  e un detto friulano dice, più o meno, che i carnici sarebbero più dolci se il primo paese non fosse Amaro...
Vi presento due belle foto della vallata tolmezzina, dominata dal Monte Amariana ... queste foto sono del mio amico Marco, ma sono tanto belle che mi hanno spinta a chiedere a Libera la pubblicazione della sua leggenda, per legarla al suo paesaggio.



leggenda di 
AMARIANA e l'ORCOLAT

Era bella come una rosa di maggio. E, nonostante fosse vestita di poveri stracci, la bellezza di Amariana risplendeva ugualmente.
Viveva in una casupola di sassi col tetto in paglia accanto al Fiume e lì spesso Amariana si recava a lavare i panni. Lavava ed intanto cantava, con una voce melodiosa e cristallina, che un giorno giunse alle orecchie dell’ Orcolat.
L’ Orcolat era un essere truce e dall’aspetto pauroso, che viveva in una forra profonda, dove nessuno osava andare. In paese tutti lo temevano.
L’energumeno a volte compariva all’improvviso nel villaggio e la sua camminata pesante faceva tremare e rotolare a terra ogni cosa. Un vero flagello!
Quella mattina l’Orcolat si era svegliato prima del solito e mentre si stava stiracchiando nel suo giaciglio di pietra gli era giunta all’orecchio quella musica da usignolo, che saliva lenta e lieve dalle rive del fiume.
L’omone era rimasto un pò interdetto, si era stropicciato gli occhi sporgenti e cisposi, poi aveva deciso di andare a scoprire da che parte venisse quel dolce suono, mai udito prima e che aveva fatto vibrare le corde più profonde del suo cuore.
All’ Orcolat gli si erano inumiditi gli occhi, tanto quel canto misterioso aveva commosso il suo animo, solitamente rude e feroce.
Per quanto cercasse di resistere, non potè fare a meno di seguire quella voce di miele che lo portò sino alla riva del fiume.
Per non farsi scorgere, contrariamente al suo solito, cercò di camminare con passi leggeri e, quando arrivò dove Amariana stava lavando i panni, si acquattò dietro un grande sasso e si mise ad osservare.
L’Orcolat era estasiato, non aveva mai visto una creatura più dolce e delicata. Divenne tutto rosso in viso, il cuore cominciò a battergli a martello, mentre il suo sguardo non si staccava da quella visione celestiale.
Alla fine era capitato pure a lui: l’ Orcolat si era perdutamente innamorato della fanciulla sconosciuta. Che fare?, cosa non fare?
Il bestione rimase pensieroso, si grattò il capo, poi cercò di farsi coraggio. Riassettò alla meglio i suoi abiti da selvaggio e raccolse una rosa selvatica da un cespuglio lì accanto, che sembrava non aspettasse altro. Infine si presentò alla bella Amariana timido e mansueto come un fanciullo.
“Ah… misericordia! L’ Orcolat…” urlò la fanciulla in preda al panico, appena lo vide. Raccolse in fretta e furia i suoi panni e si mise a correre, scappando più veloce di un fulmine. Quando arrivò a casa, richiuse con due mandate il portone e tenne il fiato sospeso con la speranza che l’energumeno fosse sparito.
L’ Orcolat rimase immobile, come inebetito, mentre la rosa che teneva in mano d’improvviso sfiorì.
“Povero me e ora che faccio?” Si domandò sconsolato. “Non puoi cambiare la natura delle cose. Il tuo cuore non è fatto per amare una creatura umana. Perciò, rassegnati e dimenticala!”. A parlare era stato il Genio el Fiume, ma l’ Orcolat non gli prestò ascolto, abituato com’era a fare ogni cosa di testa sua.
“No, io non mi rassegno. Quella fanciulla dev’essere mia e basta!” Urlò con rabbia al Fiume e al Cielo e se ne tornò con l’umore più cupo del mondo nella sua caverna a studiare un piano per rapire la giovane di cui si era perdutamente innamorato.
Nel frattempo Amariana aveva raccontato ai suoi genitori quanto le era successo al fiume. E loro avevano compreso che c’era sotto qualcosa di strano nel comportamento dell’ Orcolat.
“Tutti sanno che l’Orcolat non è amico degli uomini. Questa mansuetudine è sospetta! Chissà cosa va cercando quell’energumeno!” osservò la madre di Amariana, che era una donna scaltra e dall’intuito perspicace.
“Bambina mia, devi andare a chiedere consiglio alla Regina dei Ghiacci. Noi non possiamo aiutarti. Credi a me: non c’è altra scelta!” concluse la donna con espressine assai preoccupata.
Fu così che il mattino seguente, alle prime luci dell’alba, Amariana s’incamminò con passo rapido verso la cima del monte che sovrastava il paese.
Cammina, cammina, ormai il sole era alto nel cielo, ma sula croda dove la giovane si fermò il tepore dei raggi non arrivava mai. E il paesaggio attorno era trasparente, luminoso, nel suo paesaggio di ghiaccio.
Seppure un pò infreddolita, Amariana si mise fiduciosa ad aspettare, finchè comparve prima una luce intensa, abbagliante, poi una nuvola di neve e alla fine si fece avanti lei:la Regina dei Ghacci!
“Conosco la pena che pesa che pesa sul tuo cuore, mia cara fanciulla. Quel bestione dell’Orcolat si è innamorato di te e non c’è verso di fargli cambiare idea. Questa è una sciagura, una vera sciagura, mia dolce Amariana” sentenziò la Regina con la sua voce di neve, raggelando ulteriormente l’animo della povera ragazza.
“Oh… mia Regina, ti prego, liberami da questo triste destino. Preferisco morire piuttosto che essere la sposa dell’Orcolat” disse la ragazza con un fil di voce, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
La Regina rimase silenziosa, poi chiese ad Amariana di avvicinarsi e le sussurrò all’orecchio il suo rimedio.
“Mi spiace, dolce Amariana, non c’è altra via da seguire” concluse infine rammaricata scomparendo all’improvviso. Tutt’intorno si fece più freddo ed inospitale che mai. E sul bel volto della fanciulla si spense ogni sorriso.
Passarono ancora alcuni istanti, dopo di che Amariana cacciò via le lacrime e, con la morte nel cuore, urlò verso le cime: “Regina dei Ghiacci, accetto il mio triste destino. Fai quello che devi. Così sia!” . L’eco di quelle parole risuonò cupa nella valle.
D’improvviso si sollevò un vento di tempesta, che ululò selvaggio tra le gole delle vette. Il viso di Amariana si fece all’istante di pietra, le sue spalle si trasformarono in cime aguzze, i suoi abiti si colorarono col verde dei boschi ed i suoi capelli si sciolsero in torrenti impetuosi.
La bella Amariana aveva accettato l’incantesimo. Pur di non sposare l’Orcolat, si era trasformata nella montagna che da allora porta il suo nome.
Ma la Regina dei Ghiacci pensò bene di punire anche l’Orcolat, lo richiuse per l’eternità nel vicino monte San Simeone, da dove a volte cerca di fuggire, per raggiungere la sua bella Amariana, e quando si muove sono dolori… La terra trema e gli uomini dicono: “Ah… ci risiamo, si è svegliato l’Orcolat!” .
Ancora oggi se le nuvole coprono la bella cima dell’Amariana un antico proverbio suggerisce: Quando l’Amariana ha il cappello lascia la falce e prendi il rastrello. E cioè è buona regola interrompere di falciare l’erba e in fretta iniziare a raccoglierla, perchè la pioggia è vicina!





L'Amariana non è nota solo per la sua bellezza,  per le sue escursioni indimenticabili, ma anche per la visita di personaggi speciali come il Papa Giovanni Paolo II, che lassù celebrò insieme a Mons. Brollo una  messa dedicata alla Madre della Carnia, la Madonna posta sulla cima del monte.
Per l'occasione il Santo Padre dedicò una poesia alla Madonna, che mi fa piacere trasmettervi.

"Madre della Carnia
"O Madre di Dio, Vergine dell'Amariana, posta 
quassù, sentinella, dall'amore dei figli, estendi il tuo 
sguardo sui monti e sulle valli della Carnia.
Leggi sui volti della sua gente la gioia e la 
sofferenza del vivere.
Entra nelle loro case, ravviva la fiamma dei 
focolari, orienta verso l'alto il loro cammino, allevia 
la fatica, sostieni la speranza.
Dissolvi le nubi pesanti dell'egoismo che
 impediscono di scorgere il cielo.
Fa scendere dal bianco mantello di neve una 
sorgente di purezza per tutti i suoi giovani.
Dona loro la fortezza dei padri perché la fatica della 
salita li porti a scorgere tra le rocce della vetta il 
fiore della fede, tuo figlio, il 
Cristo, nostro Signore."
                                     Joannes Paulus P.P. II


La cartina rappresenta un pezzo della Carnia, 
Amaro, che vedete nel circolino viola, è il primo paese della Carnia. Qui è specificata anche la Cittadina di Tolmezzo, importante centro della Carnia e l'ubicazione del Monte Amariana.

IL RACCONTO SI ARRICCHISCE:

Quassù, la statua di Maria Ausiliatrice, posta quarant'anni fa dai padri Salesiani sulla cima dell'Amariana), è oggetto di devozione non solo da parte di alpinisti.
Il 15 agosto e l'8 dicembre di ogni anno, gruppi sempre più numerosi, provenienti anche dal Friuli e dall'Austria,  scalano la montagna per partecipare alla S. Messa.
Nel maggio 2000 la statua della Madonna venne prelevata dalla cima con l'elicottero, portata a Tolmezzo per il restauro  da dove raggiunse, in successive tappe, diversi centri della Carnia.
Dopo questo "pellegrinaggio al contrario", che ha fatto la gioia di quei fedeli che  non sono mai saliti sulla montagna, la statua è stata ricollocata sulla vetta.
Mia nipote Caterina (che a quei tempi abitava ancora in paese), mi ha raccontato che dopo il restauro, la Madonnina è stata portata anche ad Ampezzo nei prati in località Gonano con l'elicottero e quando il velivolo l'ha riportata in altre lkocalità, qui è stata fatta una processione sino in chiesa.



11 commenti:

Giovanna Bianco ha detto...

Che bella storia. Povera Amariana ha preferito l'incantesimo. Le legende popolari, mi affascinano tantissimo. Posti bellissimi che mi piacerebbe visitare, Ciao.

Ely ha detto...

Adoro le fiabe e le leggende.. anche se non sempre finiscono bene, anche se a volte gli incantesimi non hanno proprio un lieto fine. Certo è che insegnano sempre qualcosa. Grazie, amica mia.. mi ha fatto tanto piacere leggere il tuo post! Un bacione e dolce notte!

accantoalcamino ha detto...

Ciao Rosetta, che bello, hai aggiunto notizie che non conoscevo. Mi piacciono i blog che non si limitano ad essere semplici "ricettari", di ricette ce ne sono a milioni, di condivisioni culturali, di tradizioni e di umanità un pò meno. Brava Rosetta, è un piacere per me che, sfidando la legge del web che vuole post minimal asettici, scrive molto, sapere che c'è chi apprezza questo e legge tutto volentieri. Ti abbraccio e ti auguro uno splendido fine settimana ♥

Tomaso ha detto...

Cara Rosetta, sono qui per vedere se proprio va ora con i commenti...
Bella questa storia è veramente straordinaria.
Ciao e buon fine settimana.
Tomaso

Rosetta ha detto...

Già Giovanna, e quando leggo e rileggo le leggende, mi viene proprio da pensare ... e io che avrei fatto ???
Un abbraccione a te Giovnna
Mandi

Rosetta ha detto...

Ely, sapessi quante fiabe e leggende ho letto ai miei figli ed ora ai miei nipoti, non ne hai un'idea.
E' meraviglioso modulare la voce nell'intercalare della felicità e della tristezza, e li senti vicino a te che ridacchiano o si raggomitolano secondo l'ingercalare del racconto.
Un grandissimo ed affettuoso bacione a te cara e dolce notte.
Mandi

Rosetta ha detto...

Ciao Libera, sono strafelice che ti sia piaciuto il riporto della tua leggenda ... ma come già ti ho detto da lungo tempo, il mio è un archivio personale aperto ai miei familiari ed agli amici che vogliono trarre delle idee.
Lo sappiamo benissimo che anche la fettina più semplice ognuno la cucina a modo suo e quindi in un archivio personale ci stanno bene foto, leggende a tanto di più.
Grazie per il permesso che mi hai dato.
Un grande bacione di ringraziamento.
Mandi

Rosetta ha detto...

Tomaso, mi dispiace che stò trabiccolo non funzioni, fa proprio arrabbiare.
Buon fine settimana anche a te amico mio
Un bacionissimo grande grande
Mandi

T.. ha detto...

Non ho parole!! Adoro questi articoli!
Bacioni!!

Rosetta ha detto...

Bacioni anche a te Tiziana.
Buona settimana
Mandi

Kinsy ha detto...

Mi è piaciuta tanto che l'ho riportata nel mio libro "1976 - L'urlo dell'orcolàt"!