Foto Carlo di Ampezzo

Foto Carlo di Ampezzo
Il nostro bellissimo paesello con tutta la Valle del Tagliamento. Quella nontagna a Punta è il Monte Amariana che svetta sopra Tolmezzo.

mercoledì 11 febbraio 2009

Carnevale storia


Lo so, il carnevale è già iniziato però è la prossima settimana quella più intensa di festeggiamenti, intanto mi porto avanti con la storia del carnevale e con questa "non ricetta"
Due anni fa dovevo preparare qualche cosa di veloce per i bambini che allena a calcio mio figlio ... niente di più semplice, mi sono munita di pasta sfoglia già pronta, ho preparato su un cartoncino la forma di una maschera, con la sagoma ho ritagliato tutte le mascherine sulla pasta sfoglia, le ho pennellate con l'uovo e sopra ho messo la mompariglia, le codette di cioccolato e altre cosette che avevo in casa, infornato, cotto e via.
Ho fatto felici tanti bimbetti, che sono diventati anche miei.

CARNEVALE

Le origini
Il Carnevale è il periodo che precede la quaresima ed è festeggiato con feste mascherate, sfilate di carri allegorici, danze e si conclude il giorno di martedì grasso, che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di quaresima.
In genere viene indicato col nome “CARNEVALE” il periodo di tempo che intercorre tra il 17 Gennaio (festa di S. Antonio abate) ed il primo giorno di quaresima.
In pratica, le principali manifestazioni si svolgono negli ultimi dieci giorni e terminano col martedì grasso, che precede la festività delle Ceneri, inizio per i cristiani, di un periodo sacro di quaranta giorni, in preparazione della Pasqua, chiamato Quaresima (dal latino quarantena). In questi quaranta giorni, che ricordano, nel numero, quelli del digiuno di Gesù nel deserto, i cattolici si dedicano alla preghiera e ad opere di carità, associate a digiuni, penitenze e mortificazioni.
L'uso di osservare la quaresima è documentato dopo il concilio di Nicea (325 d.C.), ma forme di digiuno venivano) praticate, anche, in periodi precedenti.
Il martedì grasso non cade in una data fissa, ma questa varia in relazione alla ricorrenza della festività pasquale.Alcuni fanno risalire la radice etimologica del Carnevale al carrus navalis, carri a forma di nave usati a Roma nelle processioni di purificazione.
Altri al carnem levare, togliere la carne, che indica l’inizio della Quaresima, periodo in cui ai cattolici era vietato mangiare carne.
La quaresima ha inizio con il mercoledì delle Ceneri e la tradizione medioevale prevedeva, che la sera prima del mercoledì, per “l’addio alla carne” i popolani si saziassero sino alla nausea, poi per 40 giorni era d’obbligo rispettare il digiuno (no alla carne, in favore del pesce)Il Carnevale affonda le sue radici in più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei culti dionisiaci, che contrassegnavano il passaggio dall'inverno alla primavera e che permettevano l'uso di maschere, di rappresentazioni simboliche.
In questo periodo, in cui apparentemente tutto era concesso, era rappresentato il mito del mondo alla rovescia, era necessario dare l'illusione ai ceti più umili di diventare simili ai potenti, pur con una maschera sul volto, questo per evitare le tensioniIn realtà il Carnevale era anche una forma di rigido controllo, e la spinta verso l'eccesso costituiva una graziosa concessione per un tempo prestabilito.
Le prime notizie sul Carnevale, all’inizio un vero e proprio rito religioso, risalgono ai tempi degli Egiziani.
All'epoca dei faraoni, il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo.
Se i Greci dedicavano il rito al dio del vino Dionisio, è soprattutto nel mondo romano e delle sue feste popolari, che possiamo ritrovare le origini del nostro carnevale.
I Romani si lasciavano prendere dall’euforia durante i Baccanali: festeggiamenti in onore del dio Bacco che si svolgevano lungo le strade della città e prevedevano l'uso di maschere, tra fiumi di vino e danze.

Curiosità:

Due sono i carnevali più lunghi d'Italia: quello Ambrosiano, detto anche "carnevalone", che si conclude il primo sabato di Quaresima e quello di Putignano, in Puglia, che inizia addirittura a Santo Stefano e finisce alle Ceneri, col funerale e il rogo del fantoccio del Re Carnevale.

Il carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347.

I coriandoli, tondi di carta colorata (inventati, si dice, da un milanese), all'origine erano semi della pianta di coriandolo ricoperti di gesso, usati come confetti da lanciare da carri e da balconi.
Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa alla fine del 1500 in Italia.
Una delle rappresentazioni più gettonate di queste commedie era la "beffa del servo", una sorta di rivincita concessa all'umile nei confronti del potente.
Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico, lo "Zanni" e il padrone vecchio e rincitrullito, il "Magnifico".
Le varie forme in cui si manifesta fanno sì che il personaggio dello Zanni subisca continue e sostanziali modifiche rendendosi sempre più simpatico e variegato: questo spiega la presenza, nella tradizione giunta fino a noi, di tante maschere rappresentanti parti di servitori, dal celeberrimo Arlecchino allo scaltro Brighella.
Un posto di primo piano era poi riservato alle maschere dei "vecchi" che generalmente erano due, ma non avevano sempre e dovunque lo stesso nome; perlopiù furono conosciuti l'uno sotto il nome di Pantalone e l'altro di Dottore, Dottor Graziano o Dottor Balanzone.
Altra maschera fondamentale era quella del Capitano, soldataccio spaccone, vanaglorioso, violento e pavido, altrimenti noto come Capitan Spaventa, Capitan Rodomonte o Capitan Matamoros.
In questa maschera si è voluto vedere una caricatura feroce del soldato spagnolo che, nel periodo di tempo in cui fiorì la Commedia dell'Arte, spadroneggiò in quasi tutta la penisola.
Tutti questi straordinari personaggi sono riusciti a sopravvivere alla morte del teatro al quale pur debbono la vita, perché riconosciuti degni di rappresentare ciò che di più caro le città italiane avevano nel cuore, le tradizioni domestiche, la parlata popolare, lo spirito delle antiche cose

Arlecchino è un servo di Bergamo, lazzarone e truffaldino
Balanzone anzi il dottor Balanzone, è nato a Bologna
Brighella è un attaccabrighe, imbroglione, chiacchierone. Insolente con i potenti
Capitan Spaventa è una maschera tradizionale della Liguria
Colombina servetta veneziana
Gianduia è la maschera popolare di Torino. Dal suo nome il classico cioccolatino
Meneghino diminutivo di Domeneghin, lo incontriamo a Milano
Pantalone nasce nella laguna veneziana
Pierrot veste sempre larghi pantaloni di lucida seta bianca e una lunga casacca
Pulcinella é fra le maschere più popolari e simpatiche
Rugantino il cui nome deriva senza dubbio da "rugare" cioè rompere le scatole

Carnevale vuol dire stelle filanti, coriandoli, maschere, ma anche frittelle, chiacchiere e tanti altri dolciumi : paese che vai usanza che trovi.
Durante i festeggiamenti era usanza cucinare dolci veloci, poco costosi, da offrire alle persone che intervenivano.
Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente in più, si trasformano in castagnole, frittelle, zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.


2 commenti:

Bosina ha detto...

Rosetta, le tue mascherine sono bellissime. Quando torno a casa dopo aver accomapgnato all'asilo Carol e fatto un po' di spesa mi leggo con tranquillità il Carnevale. Io le mascherine le faccio invece con la frolla tipo occhi di bue. In questi giorni mi metto all'opera.
Un abbraccio forte. Fai buon viaggio e non stancarti troppo.

Laura

Rosatea ha detto...

Ciao Mamminasuper, gli stampi delle mascherine non le trovi ... o forse non vado io nei negozi giusti, in ogni caso ti fai lo stampo con un cartoncino sostenuto e con tanta pazienza te lo ritagli (ma sai già come fare) ... e tutto va ben.
Ne ho fatte alcune con la pasta di pane e le ho portate al ricovero degli anziani del paese delle mie montagne per rallegrarle un poco queste persone che hanno bisogno di qualche momento di svago.
Ne ho impastate un paio con l'alkermes e altre con colori diversi, non ti dico quanto piacere hanno avuto.
Lo sai Lauretta che hanno preferito tenerle per guardarsele i prossimi giorni ? ... hanno mangiato i "crustuli", ma le mascherine se le sono tenute.
Ti assicuro che anche i bimbi fanno festa ai colori, quindi sbizzarrisciti.
Tu sai perchè sono in montagna, faccio fatica a connettermi ma mi fa sempre piacere leggerti.
Un abbraccione e un grande bacio "dolomitico"

... Non mi stanco, fortunatamente qui in paese c'è ancora molta gente meravigliosa, mi divido fra ospedale (con ricambio) e pensieri per mamma a Milano che manifesta gelosia ecc.
Sono tranquilla per Matteo che è un meraviglioso ragazzo che si organizza bene da solo e da sempre un'occhiata alla nonna.
Fa molto freddo, però è secco, i miei dolori se ne stanno lontani ed io mi sento in buona forma.


andi