Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

sabato 11 maggio 2013

Buon Compleanno Matteo



Chi è Matteo ??? ma è Orsino mio 


BUON COMPLEANNO MATTEO
CHE IL NUOVO ANNO TI PORTI TANTO AMORE FELICITA' SERENITA E TANTE COSE BELLE CHE DESIDERI TU

MAMYROS & BABBO CALO

  
Quest'anno siamo qui in montagna e quindi non posso festeggiare il mio bambino ^____^ ...
quando i figli sono grandi volano fuori dal nido e ormai anche il mio ha il suo lavoro, una brava ragazza e noi abbiamo pensato di provare a rimanere quassù per tutto l'inverno.
E allora direte voi, perchè gli hai fatto la torta ? ^_____^ ma perchè le torte limonciose piacciono a Matteo e quindi ho fatto la torta Margherita, tagliata a metà e spalmata di marmellata al limone che avevo preparato tempo fa e che gli era piaciuta tanto.
Matteo non c'è, ma tanto babbo e mamy lo festeggiano al mattino a colazione.



Bacalà simil vicentina

Mi tocca, lo desideravo da tanto e finalmente i miei amici Angela e Marco mi hanno procurato il Baccalà per farlo alla vicentina e quindi domani (domani sabato) in compagnia mangeremo il "bacalà alla vicentina"-
Ora è sul fuoco che sta pipiando dolcemente, il profumo si sente e nonostante la pioggia i pochi amici che passano nel nostro viottolo, sentono il profumo uscire dalla mia cucina e quasi quasi si farebbero invitare ... ma un ce nè.
Però non ridete dopo, l'ho preparato oggi venerdì e una volta cotto lo lascio riposare così domani è più buono e insaporito ^_______^   "kg 2,5 di baccalà".
Vi avviso ... i miei amici sono due "cudumer" (cocomeri) una è allergica al formaggio e quindi l'ho evitato, l'altro ha voluto i capperi che nel bacalà  alla vicentina non ci vogliono.
Va bè, credo che ormai il profumo lo sentiate pure voi.
Bene pranzo ottimo, c'era pure un assaggio di gnocchi che ha fatto Angela , per il baccalà tutti entusiasti, però Marco non avrebbe messo il prezzemolo.
Non chiamatelo più alla vicentina.



BACCALÁ simil VICENTINA
ricettina un poco eretica ^____^

kg 2,500 baccalà salato (difficilmente si trova lo stocco spugnato)
2 vasetti di acciughe sott'olio di Angela
100 g capperi salati
sale e pepe
mazzetto di prezzemolo
4 cipolle ramate medie

Olio non calcolato
1/2 lt latte
farina

Mettere a bagno il baccalà almeno 24 ore, cambiando l'acqua diverse volte.
Scolarlo, asciugarlo e tagliarlo a pezzi come si desidera e lasciarlo in attesa.
Tagliare grossolanamente la cipolla e soffriggerla in abbondante olio, (non vi so dire la quantità ma la ricetta vicentina ne richiede molto).
Appena la cipolla imbiondisce, aggiungere le acciughe spezzettate e lasciarle sciogliere.
I capperi tritati e lasciare insaporire.
A fuoco spento unire il prezzemolo tritato finemente, mescolare e lasciare riposare.
In una casseruola capiente, cospargere il fondo con metà condimento di cipolle.
Infarinare il baccalà e appoggiarlo in piedi nella casseruola.
Distribuire sopra il rimanente condimento di cipolla.
Versare ancora olio e il latte.


Bacalà simil vicentina


Bacalà cotto


Bacalà cotto



Soffritto di cipolla


Acciughe spezzettate quando si sono sciolte ho aggiunto i capperi tritati


A fuoco spento unito il prezzemolo tritato


Baccalà leggermente infarinato appoggiato nella casseruola cosparsa con metà condimento di cipolle 


Baccalà coperto con l'altra metà del condimento di cipolle



Bacalà in ebollizione


Gnocchi fatti da Angela

martedì 7 maggio 2013

Serviettenknodel e Canederli di Marina B

Una buona ricetta facile facile che ho fatto diverse volte, a suo tempo non avevo la macchina fotografica e poi per la premura o per dimenticanza, le foto non le ho più fatte, ma vi assicuro che è  una preparazione veloce e ottima come primo ben condito con il sugo che preferite , o come accompagnamento ad uno spezzatino o gulasch.
In fondo trovate anche la storia ... trovata in internet che ho trovato interessante.

Foto di Marina, la mia grandissima cuginona ... foto ripresa da www.coquinaria,it

SERVIETTENKNODEL
(Canederlo nel tovagliolo)
(ca. 14 canederli)

500 gr di pane raffermo tagliato a cubettica. 
mezzo litro di latte 
2 uova intere
prezzemolo tritato
sale e pepe
Scaldare il latte e versarlo in un recipiente capiente sopra al pane raffermo, lasciare riposare per ca. mezz'ora; controllare la consistenza del pane, altrimenti aggiungere ancora un filo di latte o acqua; aggiungere le due uova intere, il prezzemolo tritato (o altra erba aromatica, in base al piatto forte, vanno bene anche noci, nocciole, pinoli ecc.), salare e pepare; lasciare riposare ancora un po'.
Preparare un tovagliolo bagnato; formare con l'impasto un salamone e avvolgerlo stretto nel tovagliolo, chiudendo gli estremi a caramella, mettere il salamone in acqua in ebollizione (lenta!) e lasciare sobbollire per ca. 20-25 minuti. 
Togliere dal tovagliolo e tagliare a fette spesse ... ottimo come contorno al posto di polenta o patate per piatti di carne con parecchio sugo!
Non ha importanza che formaggio usate ... di solito si fanno con gli avanzi che ci sono nel frigo ...

Se poi fate il

CANEDERLONE AL FORMAGGIO
CANEDERLI DI FORMAGGIO di Marina B

(di questo potete fare le due versioni ... o canederli normali, oppure canederlone avvolto nel tovagliolo)

Ammorbidite con ca. mezzo litro di latte tiepido (la quantità di latte dipende da quanto secco è¨ il pane, quindi versatene poco alla volta) ... 
lasciare riposare per ca. mezz'ora. 
Intanto sbattere con frusta un uovo intero 
aggiungere sale, pepe e noce moscata. 
Versare sul pane ammorbidito e con le mani lavorare bene ... si devono sentire ancora i cubetti tra le dita, ma il tutto deve essere piuttosto amalgamato ... 
ora aggiungere un cucchiaio di farina (SE NE FATE A MENO è MEGLIO)
il formaggio tritato grossolanamente ca. 2-3 etti 
(ho usato Puzzone di Moena, Asiago latte intero, Montasio e Grana Trentino semistagionato)
una buona manciata di erba cipollina e/o prezzemolo. 
Lasciare riposare ancora un momento, quindi con le mani inumidite formare i canederli del diametro di ca. 6 cm e disporli su un vassoio infarinato. 
A questo punto si possono surgelare e poi mettere nei sacchetti oppure cuocerli versandoli nel brodo già bollente per ca. 10 (attenzione il brodo deve solo sobbollire altrimenti si rompono) ... scolarli con schiumarola, impiattare e condire con burro fuso e grana.

Se si usano quelli surgelati ... metterli direttamente nel brodo ancora surgelati e lasciare sobbollire per quasi 20 min ...

Questo sotto è un canederlone tedesco

STORIA del CANEDERLO

KNÖDEL

Non è un prodotto originario dell'Austria, bensì è nato in Boemia e in Moravia, dove i campi di cereali sono sterminati e dove le donne si industriarono fin dai tempi antichi a preparare splendidi gnocchi la cui morbidezza era diventata una sorta di leggenda. Il contrario – si maligna – degli gnocchi tedeschi.
che appunto viene cotto in un telo. Un tempo se ne preparava uno soltanto, grandioso, che si portava in tavola durante le riunioni importanti o le feste e qui ogni commensale, se ne tagliava quanto desiderava. Oggi il Serviettenknödel è servito affettato. Lasciatemi dire che questi splendori culinari austriaci poco vanno d'accordo con la linea. Anche se ogni tanto, anche oggi le signore d'Austria si lasciano tentare da questi piatti tradizionali.
Fin qui la storia letta in più parti di internet
Quello che segue, l’ho eseguito pedissequamente e devo dirvi che è fantastico a suo tempo non avevo la macchina fotografica per cui vi rimando ad una foto di repertorio sempre di internet.
Questo canederlone, mi riprometto di farlo al più presto e di fotografarlo

Un curioso evento che si verificò nel lontano 1404 in terra tedesca, nei pressi di Norhastedt, narra di donne che misero in fuga il nemico semplicemente armate di gnocchi! Questo sarebbe impossibile in Austria, dove il tipico gnocchetto si sarebbe polverizzato prima di giungere a destinazione. Che sia vero oppure vi sia sotto sotto un po' di campanilismo, non ve lo so dire. Prendetelo come una curiosità e basta.
Per questi deliziosi gnocchi, le donne austriache impiegano – a seconda delle necessità – sette diversi prodotti di base: farina, patate, semolino, pane e pangrattato, ricotta, formaggio e anche lievito. Dalla combinazione più o meno fantasiosa di questi ingredienti, è nata una incredibile varietà di gnocchi che possono arrivare in tavola come contorno, come primo piatto oppure come dessert. Il fascino degli gnocchi austriaci sta proprio qui: partendo da un impasto base, si possono farcire in mille modi diversi. Con dadini di pan tostato, pezzetti di carne o pancetta, pasta dei würstel, se desideriamo un prodotto salato. Si farciscono con prugne secche, crema di susine e albicocche (con cui si fanno le leggendarie Marillen), albicocche della regione di Wachau, dolcissime e polpose.L'apice di questa preparazione è rappresentato dal Serviettenknödel (=Serviettenknödel

lunedì 6 maggio 2013

1976 - 37 anni fa

37 anni fa terremoto in Friuli 
6 maggio 1976

Sono andata in piazza a prendere il giornale, ho incontrato le solite persone e insieme al solito bellissimo Mandi (saluto friulano), c'era un piccolo mugugno.
Un amico mi ha detto: 37 anni fa eravamo messi molto male; ho capito subito quello che voleva dire, il terremoto del Friuli ebbe luogo alle ore 20.59 del 6 maggio 1976
La zona più colpita fu quella a nord di Udine, con epicentro il monte San Simeone situato tra i comuni di Trasaghis e Bordano nelle vicinanze di Osoppo e Gemona del Friuli e intensità pari a 6,4 della scala Richter, e al decimo grado della scala Mercalli.

La scossa,  fu avvertita in tutto il Nord Italia e nelle zone dell'alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (oggi sloveno), provocò quasi mille morti e oltre 45 mila sfollati solo in territorio italiano. 
Le scosse di assestamento si susseguirono per diversi mesi, e quelle più forti, registrate l'11 e il 15 settembre, amplificarono notevolmente la portata dei danni già provocati dal sisma di maggio. 
I comuni maggiormente colpiti - Trasaghis, Bordano, Osoppo, Gemona del Friuli, Buja e Venzone - furono distrutti e la popolazione trasferita negli alberghi e sulla cosa. In totale, più di 100 comuni delle province di Udine e Pordenone subirono danni più o meno gravi.

A Milano quel terremoto si sentì distintamente e la mia vicina di casa disse subito che quella volta aveva colpito e tartassato molto bene.
A quei tempi c'era solo la televisione che dava informazioni in contemporanea, non c'erano ne internet e tanto meno telefonini.
Quando ho visto la scritta sovrimpressa in tv che diceva che il terremoto aveva colpito il Friuli, che già a Gemona si contavano tanti morti, l'apprensione per i parenti e gli amici che non si riusciva a contattare, era molto forte.

Oggi posso dire che i friulani sono stati "grandi" e molto "forti", si sono rimboccati le maniche e in poco tempo il Friuli è risorto.

Vi metto foto e qualche riga di repertorio che ho ripreso dal web

Gemona 1976


Gemona ricostruita


Venzone 1976


Venzone ricostruita


Per tutti i defunti di quel bruttissimo terremoto

giovedì 2 maggio 2013

Affettati in torta

Ma quante ne sento (di sgridate), e ogni volta ci ricasco serenamente e tranquillamente.
Quando ci sono le feste ho sempre dell'affettato fresco di giornata, ma faccio anche scorta di affettati nelle buste piccole, per spuntini dell'ultimo momento.
Ad esempio qui il lunedì e il mercoledì pomeriggio è chiuso e se i ragazzi o i nipotini mi chiedono una merendina con l'affettato, mi piace avere la mia piccola scorta.
Ormai la mia casa albergo è diventato il luogo dei pasti principali e poi, come è giusto, i ragazzi ed i bimbi vanno a farsi delle sane passeggiate ... e così è stato anche a Pasqua.
... gli affettati in buste sono rimasti serenamente a riposare, ma siccome le scadenze sono vicine e noi ormai alla sera ci accontentiamo di un buon minestrone e frutta,  era necessario far festa a quel piccolo ben di  Dio rimasto in giacenza.
Nessuna preoccupazione, a voi l'ardua sentenza... provare per credere.


AFFETTATI in TORTA
per 4 porzioni

bustine piccole di affettati vari (mortadella, prosciutto cotto e crudo, pancetta, speck, bresaola e salame)
4 patate rosse lessate
erba cipollina fresca
2 spicchi di aglio
1 cucchiaio di preparato per pollo alla diavola cannamela
6 uova piccole, fresche e appena ricevute
2 cucchiai di pane grattugiato
60 g montasio grattugiato
sale NO - pepe sì

Nel ken tritare gli affettati con l'erba cipollina e l'aglio; appena è tutto ben tritato, trasferire in una capiente terrina.
Schiacciare man mano con i rebbi della forchetta, le patate sbucciate e mescolare.
Unire tutti gli altri ingredienti e mescolare accuratamente con una mano, schiacciando i pezzi di patata più grossi.   
... se non vi va di sporcarvi la manina, mettere un guanto usa e getta, sono tanto comodi.
Ungere con poco olio le vaschette piccole della cuki, riempirle con il composto schiacciando accuratamente e versare a filo un poco di olio.
Mettere le vaschette nel forno caldo riscaldato a 230° e abbassato a 200° dopo 15 minuti circa, avendo cura di proteggere la superficie con un foglio di carta stagnola, per non far seccare la superficie.
Una volta abbassata la fiamma del forno, togliere la stagnola e cuocere ancora 30 minuti circa.
Lasciare intiepidire e sformare le piccole tortine nel piatto.
Servire con insalata che più vi piace ... noi avevamo un fresco e sodo verzottino, l'ho grattugiato con la mandolina e abbiamo mangiato da Re.




La mia amica stava chiacchierando con un'altra amica ... stava portando un sacco di cenere nell'orto. Quando le ho detto che era quasi pronto, ha preso la rincorsa per collocare la cenere al suo posto e tornare a prendersi il tortino bello caldo.
Quanto mi fa felice, non le piace molto cucinare e quando trova qualche cosa di pronto, le brillano gli occhi come quelli di un bambino con il naso incollato davanti ad una vetrina  di dolci.
^____^

mercoledì 1 maggio 2013

Associazione anziani Ampezzo

Anche una bella favola non guasta ...
Da molto tempo sono associata all' "associazione anziani Ampezzo" per sostenere le iniziative che volonterosi del paese hanno nei riguardi degli anziani.
Un occhio attento per la gita annuale da scegliere a fine agosto, crostolata a carnevale (crostoli = chiacchiere = galani ecc), castagnata in autunno ...  e in aprile o maggio il pranzo sociale ... tutte occasioni per stare insieme in allegria.
Quest'anno sono riuscita a partecipare anch'io al pranzo e con orgoglio vi presento il succulento menù ... il convivio era al ristorante Colmajer , hotel qui in paese e quindi tutti comodi per arrivare anche a piedi.


Questa foto e di: www.comune.ampezzo.ud.it ... le foto che non sono mie ve le segnalo tutte.


Una graziosissima ragazza che serviva le portate ai tavoli


Composizione di fiori bella e discreta nei tavoli vicini



Antipasto della casa, composto da prosciutto crudo e wurstel del salumificio Perla di Ampezzo
http://perladampezzo.com




Lasagne con salsiccia e radicchio di Treviso ... ottime e delicate, oltre che gustose



Orzotto ai funghi ... un classico che non tramonta mai


Involtini di vitello alla parmigiana  con contorno di patate al forno
Involtini ripieni con prosciutto e formaggio e un puccino delizioso



Tris di dolci : mousse alla fragola, mini crostatina con mousse al cioccolato e fettina di torta alle mele ... poco ma buono e gustoso

Vini bianchi e rossi serviti con allegria e caffè più o meno corretti ^____^


Il pranzo è stato allietato dalla musica dei "ciarabandui", un'orchestrina composta da ragazzi del paese ... Gianluca alla pianola, Francesco alla fisarmonica e (? amarcord suonava divinamente la tromba)


Questa foto l'ho prelevata  dalla pagina di facebook di Gianluca Luca

lunedì 29 aprile 2013

Leggenda di Voltois - Malocchio

Come già detto, Libera del blog Accantoalcamino mi ha fatto conoscere le fiabe e leggende della Carnia, scritte da Raffaella Cargnelutti.
Ho trovato e acquistato il libro e ora vi faccio conoscere quelle che riguardano questa zona.
In fondo trovate tutte le coordinate di quelle già pubblicate e ora vi racconto la leggenda di Voltois, un gioiellino di fronte al nostro paese ... ci separa solo il fiume Lumiei che un tempo scorreva tranquillo a valle e da una cinquantina di anni imbrigliato nella diga di Sauris più a monte.


In questa foto vedete il fiume Lumiei che divide Ampezzo sulla destra e oltris a sinistra, poco più su Voltois


Foto di Voltois, frazioncina molto piccola ma pittoresca, da vedere sopratutto in primavera e in estate, quando un tripudio di fiori sgargianti rallegra le poche case che hanno mantenuto la vecchia tradizione, nonostante le ristrutturazioni. Vale la pena visitarlo, e se vi fate una salutare passeggiata da Ampezzo fin lassù, godrete veramente di aria pulita e rigeneratrice.


Questa è Ampezzo e sullo sfondo oltris con tante case, di Voltois si vede solo la casa bianca che sembra isolata, nascosto dagli alberi ci sono le case che vi ho descritto.

Ed ora la leggenda di Voltois e se non vi annoiate troppo,  alla fine vi propongo alcune foto paesino prese dal   web che meritano di essere viste.

 I miei nipotini londinini, hanno sentito queste favole a Pasqua ed erano entusiasti ... Marcolino mi ha raccomandato di ricordarmele per quando torna che le vuole sentire ancora, spero che piacciano anche ai vostri nipotini.


MALOCCHIO
 copiato integralmente dal libro:
fiabe e leggende della Carnia, scritte da Raffaella Cargnelutti.

Una volta, nel paese di Voltois, frazione di Ampezzo, a ridosso del bosco, c’era una casa piccola piccola con i muri scrostati e i camini cadenti.
Era nascosta da piante secolari, avvolta da una fitta edera, con numerose ragnatele che correvano tutto attorno.
La notte, poi dicevano che nugoli di pipistrelli volassero sul tetto di quella stamberga, dove vivevano due donne un po’ strane che, a detta di molti, erano streghe.
La gente passava malvolentieri da quelle parti e i bambini del borgo erano stati più e più volte raccomandati di tenersi lontani da quel luovo sinistro.
Non molto distante c’era un casolare, dove abitava una coppia che era stata allietata in tarda età dalla nascita di un figlio:  Rino si chiamava il bambino tanto atteso.
La mamma lo aveva messo in guardia: “tieniti lontano da quella casa. Dicono che ci abitano due streghe.
E se ti dovesse capitare di incontrarle, mi raccomando, stringi nella mano destra il pollice tra l’indice e il medio. E’ l’unica maniera per scongiurare il malocchio. Mi raccomando, sii ubbidiente ! Ed ora vai pure a giocare “.
Tuttavia Rino, che era curioso, dimenticandosi delle prediche dei genitori, un giorno si spinse fin sull’uscio della casupola per sbirciare dentro.
Malauguratamente si dimenticò dello scongiuro e d’improvviso si sentì strano, diverso, con un odio oscuro e profondo nell’animo. La cattiveria gli stava crescendo dentro  come una marea.
Non sapendo più governare il suo corpo, Rino scappò via in una corsa bestiale e spericolata.
Nella fuga prese a calci un povero gatto, che si trovava incolpevole sul suo cammino, e colpì con un sasso uno scoiattolo.
Poi si lanciò come un forsennato verso la boscaglia più fitta dove nessuno osava spingersi.
Da quel giorno infausto, Rino non fece più ritorno in paese; alcuni raccontavano di averlo visto aggirarsi con espressione feroce tra le montagne sopra il borgo.
Altri di averlo sentito ululare come un lupo rabbioso.
Altri ancora dissero che aveva spaventato a morte un gregge di pecore, finito poi in un dirupo.
Insomma, ne combinava una più del diavolo e nessuno era riuscito ad avvicinarlo e a domarlo.
I genitori disperati, si misero a cercarlo e a chiamarlo dappertutto. Ma Rino pareva sordo  a quei richiami. Anzi, un giorno l’anziano padre  lo avvisò e si mise a rincorrerlo, chiamandolo con quanto fiato aveva in corpo. Ma il figlio, per tutta risposta, allungò il passo e scappò via veloce gridandogli dietro ingiurie e insulti.
La madre del fanciullo non si dava pace. Aveva il cuore gonfio di dolore. Bussava di qua e di la chiedendo consigli alle comari del villaggio ed alle altre donne anziane.
Alla fine, la levatrice le diete un suggerimento: “Cara amica mia. Vedo come sei disperata. Forse un rimedio c’è per salvare il tuo Rino. Devi recuperare i vestiti indossati da tuo figlio e bruciarli.
Vedrai che il malocchio, la malasorte svaniranno. Altro non so dirti, prova e vai con Dio!”
La povera donna, che non aveva  nulla da perdere, decise di ubbidire a quanto le era stato consigliato.
La mattina seguente, con alcuni capi di biancheria che ancora profumavano di bucato, andò nel luogo dove le avevano raccontato che il figlio era stato di recente avvistato.
Si mise a chiamarlo con voce dolce e supplichevole, spiegandogli che gli avrebbe lasciato sotto la vecchia quercia gli indumenti puliti, che si cambiasse pure, lei sarebbe tornata il giorno dopo a ritirare i vestiti sporchi. E così fece.
Una volta venuta in possesso degli abiti di Rino, che erano ormai un mucchio di stracci sporchi e lisi per il lungo tempo trascorso dal figlio come un selvaggio nei boschi, li bruciò nel focolare.
Dalla brace si levarono lingue di fuoco enormi e minacciose, intorno si sparse un nauseante odore di zolfo, mentre una voce cavernosa risuonò nella casa con parole incomprensibili, facendo rabbrividire la povera donna.
Ma lei non si fece intimorire e continuò a bruciare gli abiti come le era stato raccomandato. Poi quando le fiamme si smorzarono fino a sparire del tutto, raccolse diligentemente le ceneri, si portò in località Picolùt, la lanciò in una forra detta “da lis striis”, delle streghe.
Inoltre,  piena di speranza, riprese la strada verso casa.
La povera donna aveva fatto alcuni passi, quando vide Rino che, con l’espressione di un tempo, le corse sorridente incontro, tuffò il viso nel suo seno e tra le lacrime e i singhiozzi disse ripetutamente: “Mamma, mamma, ti ho ritrovato” ! Rino era guarito.




http://www.panoramio.com/


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www.voltois.it


www.voltois.it


Queste due leggende le ho lette nel blog di Libera e dopo il permesso concessomi, le ho postate anche sul mio blog.