Foto mia

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Lavoro amigurumi eseguito dalla mia amica di Ampezzo, Alda Varnerin. Ha mani veramente d'oro, i suoi lavori sono sempre precisi.

sabato 1 marzo 2008

Frico e storia







STORIA DEL FRICO e ricette

PARLIAMO DI FRICO
Il frico è un cibo che si usava limitatamente nell’area della Carnia. (ora la degustazione sta prendendo piede in tutto il territorio).
E’ un poco conosciuto nella slovenia e nella bassa Carinzia. Le più antiche ricette del “frico risalgono alla metà del XV secolo e sono del Maestro Martino, cuoco di Ludovico Trevisan che fu Patriarca di Aquileia dal 1439 al 1465. Allora scrisse il “caso in patellecte”.
Ancora si racconta che, quando Sant’Ermacora patrono di Udine andò a predicare il Vangelo ad Aquileia, salì anche a Zuglio e a Imponzo, passando poi ad “Ampezzo” e ai Forni Savorgnani.
Era allora un’annata di gran miseria ed il povero Santo, entrando in una casa di pastori domandò la grazia di essere ricoverato e sfamato.
Vedendo quel viandante sfinito dalla stanchezza, il padrone di casa gli porse una fetta di polenta e, non potendogli offrire altro, chè tanta era la sua povertà, si dispose a dargli una ciotola di siero e a dividere con lui un pezzetto di formaggio, sottolineando: ‘Almeno potessi ricavare dalla caldaia un altro po’ di formaggio…!’.
‘Provate a riporre un’altra volta il siero sul fuoco!’ disse il Santo ‘E fatelo riscaldare: noi intanto pregheremo il Signore affinché ci esaudisca!’.
Mentre pregavano, il siero cominciò a bollire ed il pastore disse a Sant’Ermacora: ‘Col latte così caldo avremo un formaggio duro come un sasso!’.
‘E tu mettici un po’ di acqua fredda!’ disse il Santo.
‘Ed ora non ho neanche un pizzico di caglio!’ ‘E tu mettici un po’ di aceto!’
E così dicendo il Santo benedisse la caldaia, e si vide allora salire a galla una poltiglia biancastra, che il pastore si affrettò a levare col mestolo.
Poiché scottava troppo il pover’uomo gridò: “squete” scota – cioè ricotta.
Allora il pastore mise in padella il pezzo di formaggio con la ricotta e ne uscì un “frico” eccezionale che accompagnarono con quel poco di polenta abbrustolita.


Eeee …..FRICO

Sì dice dice che il frico è come le polpette e ognuno ha la sua ricetta.
Da ricerche fatte direttamente in Carnia, mi risulta che il vero frico, l'antenato, era fatto con la crosta del formaggio ..... si sa che in cucina non andava sprecato nulla, e da qui è nata l'esigenza di riciclare le croste (perchè un tempo nelle zone montane, il formaggio era un alimento sempre presente sulla tavola e il formaggio se lo potevano permettere quasi tutte le famiglie, poichè la mucca non mancava e quasi tutti i nuclei familiari ne possedevano almeno una.
Quindi le croste (anche del formaggio tenero), le lasciavano seccare bene, poi le tagliavano a pezzetti minuti e le cuocevano insieme alla minestra oppure si lasciavano abbrustolire vicino al fuoco del camino, oppure, nel nostro caso, venivano grattugiate, messe in uno strato alto un dito in una padella di ferro e quello era il frico originale.
Un tempo le famiglie portavano il latte nella latteria del paese e qui veniva trasformato in formaggio.
Ho fatto in tempo a vedere e frequentare la latteria del paese delle mie montagne, e ho fatto in tempo a gustare i ritagli del formaggio e a fare con esse il frico.
Però il frico fatto con la crosta del formaggio è tutta un'altra cosa.

Ahaa ! un'altra leccornia ??? tagliate la crosta del formaggio in pezzettini minuti e buttateli nel paiolo mischiate alla frina di polenta !!!


FRICO CON PATATE di Vigi dal Nane
per 6 persone
4 patate di media grandezza precedentemente lessate e pelate
350 gr di Montasio o latteria di 2-3 mesi
Mischiare il formaggio privato della crosta e tagliato a pessettini con le patate passate allo schiacciapatate.
Mettere il tutto in una padella antiaderente, livellare molto bene con una paletta di legno e lasciar fondere piano piano finchè non si è formata una bella crosticina.
Girare e far prendere un bel colore anche dall’altra parte.
Se necessario, aggiustare di sale e pepe.

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