Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

domenica 2 gennaio 2011

Tortino di Rape in bianco

Bene bene, basta truccare le verdure et voilà, grandi e piccini si spolverano i piattini.
Le rape mi piacciono crude, nonna le cucinava ma non mi ricordavo più come … grazie a san google, ho sempre tanti spunti e pizzicando qua e la, trovo il modo di incontrare i gusti che vanno bene per i miei pollastri.
Benedette le rape, erano anni che si vedevano raramente sui banchi dei negozi e ora stano tornando in auge, speriamo che non facciano lievitare i prezzi perché per ora è una delle verdure che ha un costo accessibile.
(Forse è un’idea presa da Paoletta di Buttalapasta)




TORTINO di RAPE in BIANCO

per 4/6 persone

600 g rape
2 spicchi di aglio
250 g latte
250 g panna
burro per la teglia
sale
noce moscata

Sbucciare le rape, lavarle e tagliarle a tocchetti.
Disporle ben stese in una casseruola e coprirle con il latte allungato con l’acqua.
Sbucciare uno spicchio di aglio, schiacciarlo e unirlo alle rape, salare e portare a ebollizione per una ventina di minuti.
Scolarle (e tenere il liquido)
Versarle in una teglia bene imburrata.
In una pentolino versare il liquido conservato, la panna, l’altro spicchio d’aglio sbucciato e schiacciato, la noce moscata grattugiata, aggiustare di sale e bollire sino a ridurre per bene questo sughetto.
Distribuirlo sulle rape e infornare nel forno preriscaldato a 200°.
Cuocere finchè le rape diventano leggermente dorate … dipende dal forno, 10/15 minuti circa.

Il Nodo d'Amore - Tortellino di Valeggio

I ragazzi di Londra, di passaggio dagli altri nonni di Verona, hanno pensato bene di fare una piccola tappa al Ristorante La Borsa di Valeggio sul Mincio e quindi hanno pensato bene di acquistare proprio sul posto un paio di kg di tortellini … “I famosi Tortellini di Valeggio” da regalarmi per Natale.
Qui la tribù era al completo e quindi i tortellini che fra l’altro sono buonissimi, sono finiti in fretta … un poco asciutti e un poco in brodo …
Volete un piccolo assaggio ???, solo in brodo …

Oltre alla ricetta, tratta dal sito http://www.ristoranteborsa.it/ , vi segnalo il ristorante e vi trascrivo la bellissima leggenda del Tortellino di Valeggio che ho ricopiato da una bellissima cartolina inserita nel pacco dono dei Tortellini.



I miei tortellini di Valeggio li ho cucinati con un delicato brodo vegetale, così li hanno gustati grandi e piccini.

Questa ricetta la trovate sul sito del Ristorante Alla Borsa di Valeggio sul Mincio.

TORTELLINI "NODO D'AMORE AL BURRO FUSO E SALVIA"

1 sfoglia di pasta,
150 g di stracotto di manzo,
50 g di maiale,
50 g di polpa di vitello,
25 g di fegatini di pollo,
1 uovo,
burro,
salvia,
noce moscata,
sale.

Tritate finemente la carne e i fegatini e cuoceteli a fuoco lento nel burro. A cottura ultimata aggiungete l’uovo sbattuto, il grana e un pizzico di noce moscata. Stendete la sfoglia sottilissima e tagliatela a quadretti di 3 centimetri di lato. Al centro di ognuno ponete un cucchiaino di ripieno quindi richiudeteli, dando loro la caratteristica forma del tortellino. Lasciateli asciugare un po’ e poi cuoceteli nel brodo bollente per un paio di minuti. Serviteli caldissimi, conditi con burro fuso dorato insieme a foglie di salvia



Questa è la simpatica cartolina trovata nella confezione dei Tortellini Nodo d'Amore di Valeggio

LA LEGGENDA DEL TORTELLINO
(ve l’ho trascritta tutta d’un fiato con i lacrimoni agli occhi, è troppo bella e le leggende mi piacciono un sacco)


Alla fine del ‘300, nel corso delle numerose guerre che segnarono l’Italia settentrionale, il signore di Milano Giangaleazzo Visconti, detto il Conte di Virtù, raggiunge le sponde del Mincio e vi stabilisce una testa di ponte per lo sviluppo di un piano militare contro i suoi nemici.
Nell’accampamento delle truppe viscontee, il buffone Gonnella intrattiene i soldati alla luce dei falò raccontando un’antica leggenda:
questa vuole che le acque del Mincio siano popolate di ninfe bellissime che talvolta escono dal fiume per danzare in prossimità delle rive ma, una vecchia maledizione le costringe ad assumere le sembianze delle orribili streghe.
Mentre tutto l’accampamento cade nel sonno, provenienti dal fiume appaiono le streghe, che iniziano a danzare tra i soldati addormentati, soltanto Malco il loro valoroso capitano, si ridesta e affronta le misteriose creature che vedendosi scoperte fuggono verso il Mincio.
Una di queste viene raggiunta e nel disperato tentativo di scappare perde il mantello che l’avvolgeva rivelandosi inaspettatamente una ninfa.
Nel breve corso della notte tra i due nasce l’amore el’alba li sorprende a promettersi eterna fedeltà.
Silvia, la bella ninfa, deve ritornare nelle profondità del fiume prima del sorgere del sole e lascia a Malco, quale pegno del suo amore, un fazzoletto teneramente annodato.
Il giorno seguente giungono alla presenza del Conte di Virtù tre splendide ambascerie, durante il ricevimento alcune belle fanciulle eseguono una danza in onore degli ospiti.
Il capitano Malco, riconosce in una di esse, Silvia, che l’amore ha spinto ad affrontare il mondo tumultuoso degli uomini.
Gli sguardi innamorati di Silvia e Malco destano pero, la gelosia di Isabella, nobile dama cugina del Conte di Virtù, che da tempo aspira all’amore del capitano.
Spinta dalla gelosia, Isabella, denuncia come strega al Conte la bella ninfa.ùLa festa viene subito interrotta e dato l’ordine di arrestare Silvia.
Malco impetuosamente si frappone tra la fanciulla amata e le guardie, consentendole di fuggire verso il fiume, poi si arrende e consegna la spada al Conte adirato.
Al calar della sera, Isabella, si presenta a Malco che langue in una cella: tormentata per il suo gesto invoca il perdono e la comprensione del prigioniero.
Mentre i due si parlano, riappare Silvia, ancora una volta emersa dal fiume per salvare l’amato, costringendo Isabella a ritirarsi sconfitta.
Silvia propone a Malco l’unica via di scampo: non sulla terra, dove ormai non ci può essere felicità per i due amanti ma, nelle acque dove vivono le ninfe.
Malco accetta senza esitazione e si dirige con Silvia verso il fiume.
Il Conte di Virtù, allertato dalle guardie si lancia all’inseguimento ma viene momentaneamente fermato da Isabella, la quale pentita chiede rispetto e comprensione per un amore che non conosce limitazioni.
Arrivati al fiume, poco dopo che Silvia e Malco si sono lanciati nelle acque, il Conte di Virtù trova abbandonato sulla riva il fazzoletto di seta dorata, simbolicamente annodato dai due amanti per ricordare il loro eterno amore.
Ancora oggi si racconta come le donne e le ragazze di quel tempo nei giorni di festa avessero voluto ricordare la storia dei due innamorati tirando una pasta sottile come la seta, tagliata e annodata come il fazzoletto d’oro, e arricchita di un delicato ripieno.
Era nata la leggenda del Tortellino di Valeggio.


L'antico paese di Valeggio sul Mincio, felicemente situato tra le città di Mantova eVerona, nòte nel mondo per aver dato i natali a due famiglie Montecchi e Capuleti il cui tragico destino ha fatto innamorare ognuno di noi di Romeo e Giulietta, vànta una propria leggenda tanto da poter chiamare Valeggio sul Mincio: Città dell'Amore celebèrrima la leggenda di Malco e Silvia: il Nodo D'Amore Due innamorati contrastati dal Conte di Virtù,che suggellarono il loro patto d'amore dissolvèndosi insieme tra le acque del Mincio.

Essi lasciarono in pegno un dràppo di seta gialla simbolicamente annodato per ricordare ai pòsteri il loro indissolùbile amore. Le dònne di Valeggio annòdano a mano tutti i giorni, quadrucci di sfoglia dorata con un delicato ripieno di carne brasata, per ricordare la storia dei due innamorati. I famosi tortellini di Valeggio sul Mincio: Nodi D'amore. Ogni anno l'Associazione dei Ristoratori di Valeggio sul Mincio organizza il terzo martedì di giugnomonumento che risale al 1300, una cena per circa 4000 commensali per commemorare i due innamorati e celebrare il Vero tortellino di Valeggio sul Mincio: il Nodo D'AMORE: sul Ponte Visconteo,

Ristorante Valpolicella

Vi segnalo il Ristorante Valpolicella, presso il quale ho pranzato il giorno di Santo Stefano (2010), per festeggiare il battesimo del mio secondo nipotino Marco.
Questo ristorante si trova in mezzo alle colline della Valpolicella, terra di vini fantastici e di ulivi, il panorama in questo periodo è proprio da presepe.
Vi presento una carrellata di piatti apparsi sulla tavola … non sono tutti, mi scuso con i ristoratori, se non ricordo alcuni nomi o se li ho scambiati con altri … la gioia di godermi i nipotini di Londra per alcuni giorni, mi ha fuso le rotelle.Ringrazio di nuovo i proprietari e tutto il personale per la cortesia e le attenzioni che ci hanno dedicato


Non è difficile arrivarci, ora le colline sono spoglie, però appena la primavera si sarà risvegliata, il panorama sarà incantevole

Non mi sovviene il nome ... mi perdoni
Questo Signore è di una cortesia e di una simpatia veramente unica, grazie !
... ora lo so ...
questo Signore si chiama DIEGO, se andate al ristorante Valpolicella vi accoglierà molto cordialmente.
Il centrotavola non poteva mancare, molto carino e discreto

Risotto all'amarone, questo non poteva mancare, è un classico risotto della zona

Non si può gestire una macchina fotografica mentre gli altri si servono alla velocità della luce ... sono riuscita ad accaparrarmi solo 1 gnocco fritto con pancetta mmmmmhhhhhhhhhh

Tagliatelle ai funghi
... mancano le lasagne e altri primi

Tagliatelle al sugo (amarcord)

Gnocchi di spinaci nel cestino di frico

Cosciotto di maialino arrosto

Costolette di agnello con polenta
... mancano altri secondi

Tagliata di manzo al radicchio (?) e riduzione di amarone (??)

Arriviamo al difficile, credo che sia gelato alle amarene

Panna cotta ai frutti di bosco

Pannacotta all'amaretto

Dolci secchi serviti con il buonissimo vino "Recioto" ... mi hanno scippato la bottiglia ... mamma che buonoooo ! - veramente buono tutto

sabato 1 gennaio 2011

Razza al profumo di zeste

Con due frugoletti che ti saltellano attorno alle gambe, di tempo non ce n’è per fare fotografie, quindi accontentatevi di quella che vi propongo …

RAZZA al PROFUMO di ZESTE

Per 8 persone

un’anitra di circa 2 kg (eviscerata)
2 spicchi d’aglio
salvia
rosmarino
prezzemolo
4 scalogni
1 bicchiere di Friulano (ex tocai))
brodo vegetale
1 arancia
burro q.b.
3 cucchiai di olio (se volete più puccino aggiungetene altro ma ricordandovi che l’anatra è già grassina di suo.

Fiammeggiare e tagliare a pezzi l’anatra.
Lavarla e asciugarla e stenderla in una terrina, in modo che non sia sovrapposta.
Frullare l’olio con l’aglio e versarlo sull’anatra con le erbe aromatiche.
Mettere la terrina in frigorifero per un paio d’ore.
Prima della cottura togliere gli aromi e versare il tutto in una teglia con il burro, lo scalogno tritato, metà bicchiere di vino bianco e cuocere sul fornello e a fuoco basso per circa un’ora.
Se dovesse servire, aggiungere brodo vegetale di tanto in tanto.
Intanto risciacquare bene l’arancia, tagliare le zeste con l’apposito attrezzino (bucce d’arancia a ricciolini), sbollentateli e spremere il frutto.
Aggiungere all’anatra il rimanente vino con il succo d’arancia.
Salare, pepare e bagnare i vari pezzi del volatile con il fondo di cottura.
Infornare nel forno preriscaldato a 180° e cuocere finchè la carne sarà ben rosolata succosa e rosata.

Spegnere il forno, cospargere i pezzi di carne con le zeste dell’arancia, coprire con carta stagnola e lasciar riposare per una decina di minuti.

Servire caldo con una buona polentona per gli adulti e con patate al forno per i bimbi.

venerdì 31 dicembre 2010

Auguri di Buon Anno

A tutti voi amici Bloggher, ed a tutte le vostre famiglie, tantissimi auguri per un nuovo anno prospero e migliore di tutti quelli passati

prosit !!!


Friulan bon an


Veneto Bon Ano Novo

Italy felice anno nuovo, buon anno

Sardinian bonu annu nou

Felix sit annus novus

Bonne année

Happy new year

Feliz año nuevo!

Godt nytår

Felicxan novan jaron

Ein gutes neues Jahr

Kali chronia / kali xronia

Godt nytt år

Feliz ano novo

Gott nytt år
äs guets Nöis


giovedì 30 dicembre 2010

Gulasch di oca e poesia di Guido Gozzano

Non ho la foto, ma per capodanno preparerò il gulasch di oca che faceva nonna Maria.
I funghi champignons non c’erano ma era facile avere dei buoni chiodini conservati dall’autunno inoltrato.
Dai, ve la racconto tutta …
a capodanno Orsino andrà con la morosina ad aspettare il nuovo anno a casa di amici al Passo del Tonale e gli invitati porteranno ognuno qualche cosa, è per questo che non farò in tempo a farvi la foto
… però vi regalo una bellissima poesia significativa di Guido Gozzano.



GULASCH di OCA e champignons

per 4 persone

4 cosce di oca
1 carota
1 cipolla
2 gambi di sedano
4 patate medie
400 g funghi champignons
1 lt ½ di brodo vegetale o brodo di ossa d’oca
½ cucchiaino di paprika dolce
1 cucchiaino di paprika piccante
2 spicchi di aglio
olio ex v o – q.b.
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale q.b.


Togliere la pelle alle cosce, disossarle e tagliarle a bocconcini.
Pulire i funghi, tagliarli solo a metà, lavarli e stufarli in una casseruola per fargli uscire tutta l’acqua di vegetazione, scolarli e passarli velocemente sotto l’acqua fredda.
Strizzarli , tritarli grossolanamente e passarli in padella con olio aglio e prezzemolo.
In una casseruola rosolare con l’olio la carota, la cipolla e il sedano battuti finemente, unire gli spezzatini d’oca, lasciarli insaporire e poi aggiungere le paprike, i funghi, il sale e rosolare bene insieme.
Unire il brodo bollente e cuocere per una ventina di minuti, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo altro brodo se serve.
Mettere insieme i tocchetti di patate (precedentemente sbucciate e lavate), e portare a cottura aggiungendo brodo ogni volta che serve.
Aggiustare di sale e servire ben caldo con polenta bianca se la trovate o con polenta a fette gratinata.


La differenza
Penso e ripenso: -
Che mai pensa l'ocagracidante alla riva del canale?
Pare felice!
Al vespero invernaleprotende il collo, giubilando roca.
Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d'essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l'armi corruscanti della cuoca.
- O pàpera, mia candida sorella,tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s'è pensato.
Ma tu non pensi.
La tua sorte è bella!
Ché l'esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d'esser cucinato.

(Guido Gozzano, La via del rifugio)

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale


a tutti voi ed alle vostre famiglie

Feliz Natal ! Boas Festas !

Merry Christmas

Joyeux Noel

Natale hilare et Annum Faustum!

Bonu nadale e prosperu annu nou

Fröhliche Weihnachten

Kala Christouyenna!

Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun

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