IL FOGOLÂR

IL FOGOLÂR
“Mandi, è il saluto friulano che equivale a ciao. Il significato si perde nella notte dei tempi e vorrebbe dire “nelle mani di Dio” ;ma forse è di origine precristiana, con la frase “nelle mani degli dei”. Nella lingua latina mandi vorrebbe dire: “La mano di Dio ti protegga” (“Manus Dei”) o, anche “Conservati a lungo!” (“Mane diu”) ed ancora dal latino “mane-diu” Vai nelle mani di Dio.” “che tu rimanga a lungo (su questa terra) ”. Mandi a dûc

My Family - Papy Mamy - Teo & Mary - eee...

sabato 22 novembre 2014

Amor polenta alle 3 farine









E i nipotini che l'hanno vista poco fa in skype, in coro hanno gridato ...
mamma, ma questi sono nonnetti da sballo, golosissimi di dolci !!!

Santa paletta, ora che ho lo stampo, non ho il sottotorta ... ho messo il mio amor polenta nel piatto grande della pizza e ancora trasborda un poco.
Da tempo avevo voglia di provare questo dolce, ho una vecchissima ricetta di Sergio Salomoni conosciuto quando ancora frequentavo il sito di Cucina Italiana.
Un amico speciale dal quale ho imparato tante cose, tanti trucchi e tutte le sue ricetto che ho provato, mi hanno dato soddisfazione.
Di questa sua ricetta Amor polenta o meglio ancora Dolce Varese (nome originale), ho solo lo stampo, gli ingredienti li ho modificati perchè purtroppo non sempre si può avere tutto e a me mancavano le mandorle o le nocciole, per cui ho fatto la sostituzione con la farina di castagne.
Liquori non ne ho, e quindi ho sostituito l'amaretto con l'essenza di spuma.
In fondo vi metto un pò di storia del dolce originale:


AMOR POLENTA alle 3 FARINE
stampo della torta amor polenta

70 g farina 0 (mettone)
75 g farina di mais fioretto per polenta (farina molto fine)
75 g farina di castagne
120 g zucchero a velo
100 g burro
30 g essenza di spumadoro
4 uova
1 bustina di lievito per dolci

Nella ciotola del Ken inserire il burro a temperatura ambiente, tagliato a dadini e lo zucchero a velo, montare e poi aggiungere il sale, la spuma e 1 uovo alla volta.
Mescolare insieme le farine con il lievito, setacciarle e aggiungerle poco alla volta nella ciotola stessa del ken,  però questa volta mescolare a mano.
Versare l'impasto nella tortiera scanalata imburrata e infarinata.
Cuocere nel forno caldo a 180° per 45 minuti.
Ottima ragazzi.


foto del web

 Si tratta di un dolce fatto con ingredienti semplici tra cui la farina di mais (da qui il nome Amor Polenta) macinata fine, il fioretto, che mescolata con gli altri ingredienti tradizionali (burro, zucchero, uova, farina e fecola)  dà origine ad una torta soffice e leggera. che può essere gustata in qualsiasi momento della giornata, anche se esprime il suo massimo in accompagnamento con un thè pomeridiano o un caffè del mattino. Il segreto della bontà di questo dolce consiste proprio nel perfetto equilibrio delle dosi degli ingredienti usati per il suo impasto e nell'abilità con cui esso viene lavorato. La preparazione inizia con il montare a crema il burro con lo zucchero, prosegue con l'aggiunta delle uova e termina con la gentile incorporazione a mano delle farine. Quest'ultimo passaggio è molto importante per ottenere un dolce soffice e friabile.
Fra gli ingredienti tradizionali, non ho menzionato la farina di mandorle perché sembra che nelle prime versioni di questo dolce non vi fosse e che sia stata aggiunta solo in un secondo momento per arricchirlo e renderlo ancora più delicato. Visto però che la versione con le mandorle (a volte anche nocciole) è la più comune, questo ingrediente è ormai considerato essenziale per la buona riuscita del Dolce Varese.
Motivo di discussione è l'utilizzo del lievito chimico come agente lievitante: proprio perchè il dolce ha le caratteristiche del plum-cake inglese e quindi viene preparato come impasto montato, esso non dovrebbe venire usato perché è sufficiente l'aria introdotta nella montata a far crescere il dolce il cottura. Infatti la consistenza di questo dolce deve essere compatta e non porosa. La sofficità la garantisce il procedimento usato per l'impasto e la friabilità la fecola e la farina di mais. Inoltre, nella ricetta originale non vi sarebbe traccia di lievito.
Il Dolce Varese non è conosciuto solo per la sua bontà ma anche per la sua forma particolare che si ottiene grazie alla cottura in stampi cilindrici scanalati ormai noti come "stampi da Amor Polenta" e sempre più facilmente reperibili in commercio.
Il Dolce Varese è acquistabile in tutte le pasticcerie della città e della provincia

foto web

giovedì 20 novembre 2014

Torta castagne mele










Finalmente la pigrite apatica dovuta alle troppe piogge, che mi ha bloccato in tutti i sensi, ieri il sole mi ha rallegrato e ridato la voglia di fare e di tornare ad applicarmi in tante piccole atttività che avevo lasciato in sospeso.
Iniziamo con un'ottima torta un poco particolare ... farina di castagne e mele; un poco particolare perchè il dolce metà mio ha detto che lascia un poco di gusto affumicato, ma questo è dovuto al caratteristico profumo della farina di castagne che noi non abbiamo mai usato.


TORTA CASTAGNE MELE
contenitore di alluminio ovale Kuki
1 foglio di carta forno bagnato e ben strizzato

150 g farina di castagne
100 g farina manitoba
170 g yogurt greco
100 g latte
80 g sciroppo di agave
4 cucchiaini aroma spumadoro
4 uova
1 manciata di caldarroste tagliate in 4
600 g mele tagliate a cubetti
2 mele grandi tagliate a fette
1 pizzicotto di sale
1 bustina di lievito per dolci

Accendere il forno a 200°
Sbucciare, detorsolare e tagliare a cubetti le mele - tenere a parte le due grandi tagliate a fette.
Nel contenitore delle mele unire le castagne e mescolarle.
Nella ciotola del kenwood inserire il sale, le farine, lo yogurt, il latte, lo sciroppo di agave, l'aroma, le uova e la bustina di lievito.
Impastare finchè sia tutto liscio, morbido ed omogeneo.
Togliere la ciotola dall'impastatrice, a mano mescolare insieme le mele e le castagne.
Nel contenitore kuki sistemare per bene il foglio di carta forno strizzato e versare sopra l'impasto.
Coprire la superficie con le fette di mele e infornare per 50 minuti.
Buonissima !








La fettina per il cognato, pensavo che la dividesse in diverse porzioni e invece l'ha divorata dopo un lauto pranzo

sabato 8 novembre 2014

Amor polenta casta-mele








Pronto prontooooo !!!
Dopo non dite che non ve l'ho detto ...
Io sono una cannonata quando lievito da sola, ma i miei dolci per un motivo o per un altro, mi prendono sempre per il naso; sono un'autodidatta in cucina ma per quanto riguarda i dolci ho sempre avuto un timor panico ... che sia questo che mi distrugge ogni volta ???
Questa torta è poco bella ??? meravigliosa, ma a detta del marito troppo dura.
E sì, volevo una torta con farina di polenta, castagne e mele, ma mi è venuta una polenta soda come quella che faceva mia nonna una vita fa "polenta e castagne o anche polenta infasolà".
Orsomio ancora brontola mentre io a 1/2 giorno mi sono scaldata un pò di latte e mi sono mangiata la mia torta-polenta ... così era buona e tenera e quella che mi è rimasta me la tengo per colazione.


AMOR POLENTA CASTA-MELE
tortiera alta Ø 26

200 g farina di mais fioretto
50 g farina 0
100 g maizena
350 g yogurt greco (2 confezioni)
100 g sciroppo di agave (dolcificante)
4 uova
50 g essenza di spuma
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
scorza di 1 limone
succo di 1/2 limone
800 g mele pulite a pezzettini
250 g castagne lessate o arrosto (1/2 intere e 1/2 a pezzi)

Grattugiare la scorza di 1 limone e versarla direttamente nel contenitore per mescolare la torta.
Sbucciare, detorsolare e tagliare a dadetti le mele.
Spremere 1/2 limone e versarlo sulle mele e mescolarle.
Accendere il forno.
Nel contenitore, insieme al limone grattugiato, unire le farine, la maizena i due vasetti di yogurt, lo sciroppo d'agave, l'essenza di spuma, le uova, il lievito  e il sale.
Mescolare con le fruste, finchè l'impasto risulta liscio e morbido.
Togliere le fruste e aggiungere le mele a dadetti e le castagne spezzettate e mescolare a mano con il leccapentole o cucchiaio di legno.
In una tortiera dai bordi alti, appoggiare un foglio di carta forno debitamente bagnato e strizzato.
Versare adagio il composto, livellarlo e guarnire in cima con le castagne intere.
Cuocere in forno caldo a 220° per 1 ora e 1/2 ... forse ho cotto troppo e le mele si sono completamente asciugate (?).
Dura sì ma il sapore era divino.





Mi viene voglia di rifarla ... se trovate dei difetti me li dite per favore ???

giovedì 6 novembre 2014

Cascata della farina del diavolo






I nonni raccontano

Finalmente sono riuscita a fotografare la cascata di Villa Santina, una interessante cascata, che se fosse sempre attiva sarebbe una fra le poche più alte, con i suoi 230 mt di altezza.
Purtroppo o per fortuna è spesso una cascata dormiente, solo quando le forti piogge, gonfiano l’alveo del Rio Radime, che si trova sull’Altopiano di Lauco (un paese confinante con Villa Santina
Leggenda e notizie lette nel sito del Comune di Villa Santina

CASCATA della FARINA del DIAVOLO

Così, a prima vista, non sembrerà ne un ruscello, ne una cascata, ma se si torna quando sta piovendo abbondantemente, si può assistere ad uno spettacolo che è perlomeno straordinario.
La "colpa" è del Radime che dopo aver percorso un po’ di strada sul piano di Lauco, si trova dinnanzi il vuoto e cade con un salto di un paio di centinaia di metri sulla ghiaia che si trova dietro il cimitero di Villa Santina.
Sulle pareti rocciose dell'abitato, solo in occasione di abbondanti precipitazioni, sorge la cascata Radime, detta "Farine dal Diaul" (Farina del diavolo, secondo una leggenda del posto); la sua altezza è di ben 230 m.
Il risultato è una grande nuvole di acqua polverizzata, che scivola giù dopo aver girato fra le rocce , con un effetto che non ha uguali.
In presenza di un terreno ricco di gesso, la sabbia e il fango, portati via e trascinati dalla corrente sulle onde del ruscello, si mescolano con l'acqua, e vanno a posarsi come una rugiada sopra gli sterpi, le ghiaie e i dirupi, dando l'impressione di avere dinnanzi agli occhi una leggera nevicata.
Peraltro, su questo fatto, che ha una spiegazione del tutto naturale, esiste una vecchia leggenda che dà una spiegazione differente e fantastica.


LEGGENDA
Questa trova radici nella tradizione popolare, e dove c'entrano anche il Signore e il diavolo.
Dunque ci raccontano gli anziani che molti anni addietro quando tutti i paesi appoggiati sui colli e i canali della Carnia avevano il loro mulino, con aggiunto vicino il forno a legna, dove ogni famiglia poteva macinare la segala e il granoturco, e dopo cuocere il proprio pane nero.
A questo proposito il mulino in comunità del paese di Lauco, si trovava sulla lastra di roccia a strapiombo sulla pianura che si allarga tra Villa Santina e Invillino.
Lo avevano costruito sulle sponde del rio Radime in modo da adoprare l'acqua per far girare la ruota e mettere in movimento la mola.
Un giorno di chi sa quale autunno inoltrato, giornata ventosa e fredda, si presentò alla porta del mulino un povero, e tanto magro che si vedevano le ossa.
Era nostro Signore, in persona, che si era trascinato appositamente per venire a domandare la carità di un pugno di farina, e vedere che specie di gente vivesse da queste parti.
Neanche a farlo apposta,  per combinazione si trovava a macinare una donnaccia. Una tignosa della peggior risma. 
Dunque il signore senza farsi troppi scrupoli osò lo stesso entrare e con buone maniere le domandò:
"Donna di fede, mi fate la carità di un pugno di farina, sono giorni che non metto nello stomaco niente?"
La matrona,, che non sospettava chi si nascondesse dietro le spoglie di quel poveraccio, dopo averlo guardato di brutto, gli rispose scontrosamente:
"Farina a voi? Ci mancherebbe altro. Non crederete mica che la roba mi venga giù dalle tegole! E poi quello che sto macinando non è roba mia. Andate via, che non posso star dietro a voi, io ho troppo da fare!"
Il Signore la guarda sorridendo, e mentre si gratta l'ispida barba, le dice:
"Bene, bene pazienza, se la farina non è vostra vorrà dire che è del cuculo, che sarà lui il padrone di tutto!"
A questo punto quella "sbilfa"  di donna, toccata sul vivo, si fece innanzi tutta alterata, e gridando a piena bocca:
"E' inutile che la tirate alla lunga. Vi ho detto e torno a ripetere che quella che sto macinando non è roba mia. E poi guardate! Se sono bugiarda potesse il diavolo portarsi via con lui questa farina!"
Non aveva neppure finito di pronunciare la sentenza, che si presentò seduta stante dinnanzi a lei il padrone della fornace dove vengono mandate a patire le anime dei dannati.
La donna prese una paura maledetta tanto da correre a nascondersi sotto una tavola.
Ma il demonio non le badò e senza fare troppe cerimonie riempì di corsa in un paio di sacchi fino all'ultima presa di farina.

La disperse con grandi manate da sopra la cima della cascata. Quella farina è ancora lì, e si può vedere quando si passa da quelle parti. Specchio di un castigo per peccati come l'avarizia e la menzogna, che sono fra i peggiori che l'uomo possa fare.

Questi alberi nascondono una collinetta, dietro alla quale atterra fragorosamente la cascata che, girando sulla destra, si incanala in un ruscello che costeggia il cimitero di Villa Santina.
In cima alla cascata, c'è la piana di Lauco






Cascata molto interessante e attraente, ma con tutta l'acqua di questi giorni, c'è da aver paura.
Foto mie effettuate ieri durante uno dei tanti diluvi nostrani.

sabato 25 ottobre 2014

Notte di Halloween








Vi giro la pubblicità di questo evento che si svolge qui da Ampezzo il prossimo venerdì (31 ottobre) ormai da una decina di anni o giù di lì, con un ottimo successo.
Vi aspettiamo numerosi e se mi farete sapere le vostre impressioni, ve ne sarò grata.

NOTTE di HALLOWEEN


Ad Ampezzo vi aspettiamo per questa entusiasmante festa, che ormai è conosciuta in tutto il triveneto.

Il centro del paese verrà illuminato solamente con le fiaccole. Sono gradite le maschere a tema per rendere la festa ancora più Magica.

A partire dalle ore 19 vi aspettiamo con:
- Chioschi enogastronomici con le specialità della zona;
- Caldarroste e Ribolla
- Spettacoli Itineranti
- Canta storie
- Intrattenimento per bambini
- Zucche illuminate

A partire dalle ore 23, in piazza, 
After Party con Mitch DJ & Ste

giovedì 23 ottobre 2014

Crema di mortadella


Porcellino porcellino
che ci fai nel mio blogghino ?
Tu lo sai che sei buonino
e mò te magno
E chi non ha mai mangiato questa buonissima michetta milanese, soffiata e vuota dentro, con una altrettanto buonissima fettina di mortadella ???
Maddai, ora è difficile trovare queste ottime michette ma una buona fettina di mortazza, credo che piaccia a tantissimi.
Ma non è della michetta che vi voglio parlare, bensì della gustosa mortadella ... e questa volta una bella fettona  grande.
CREMA di MORTADELLA


CREMA di MORTADELLA
per appetizer

300 g mortadella in un pezzo solo
250 g ricotta di malga
50 g pecorino grattugiato
70 g noci
mezzi gherigli di noci per guarnire
latte q.b.

Tagliare la mortadella a cubetti e metterli nella ciotola del robot tritatutto.
Unire la ricotta, il pecorino, le noci (70 g) e poco latte.
Avviare il robot, tritare e amalgamare aggiungendo latte a poco a poco, finchè diventa una crema omogenea.
Versare la crema pronta nelle ciotole (avevo altri due clienti) 
Guarnire con i mezzi gherigli di noci e conservare in frigorifero.

*** da spalmare su crostoni di pane caldo oppure su buone e sane fette di polenta grigliata. 

Buon gnam gnam !

mercoledì 22 ottobre 2014

Crostata alle mele annurca

Tempo di mele, cose buone da fare ... questa è una vecchia ricetta postata sul forum di cucina 
www.ilcortiledellematte.com  ... correva l'anno 2009, figliolo sempre ben disposto a farmi da cavia ...
bei tempi ragazzi, quando chiedevo se andava bene, se era buona ecc, gli occhi di padre Orso e figlio Orsino si incrociavano di sghimbescio, due sorrisi appena accennati agli angoli della bocca e non una parola ... solo un sommesso grugnito
... ma se non era buona, "dico io", perchè la mangiavano ? in quattro e quattrotto era sparita la torta, le briciole e il piatto era lindo e brillantato.
In questi anni il dolce è sparito dalla mia cucina, lo zucchero è stato sostituito dallo Sciroppo di Agave e il burro è stato sostituito dallo yogurt greco ... due compromessi che mi permettono almeno di assaggiare qualche volta i dolci che preparo ... (anche se non sono molto portata per i dolci).
Le mele annurca, che qui in montagna le trovo raramente, ora le sostituisco con le mele di montagna che si trovano da queste parti, buone, profumate che non hanno neppure bisogno di essere dolcificate.

CROSTATA alle MELE ANNURCA 


300 g farina pronta Spadoni
150 g burro lurpack salato
100 g gherigli di noci
100 g mandorle intere
50 g zucchero di canna
1 uovo + 1 tuorlo (uova grosse)
150 g zucchero zefiro
1 cucchiaio cacao zuccherato

Versare nel mixer le noci, le mandorle e lo zucchero di canna, frullare qualche istante per ridurre tutto a farina leggermente grossolana.
Mettere tutto nel contenitore del Kenwood con il burro tagliato a pezzettini.
Impastare con il gancio a K.
Appena l’impasto inizia a compattarsi, versarlo sulla spianatoia coperta da carta cellophan.
Compattare l’impasto, avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero.
per questa torta basta meta' della dose di pasta frolla sopra descritta
tortiera a cerniera Ø 24
5 mele annurca
½ vasetto di marmellata di albicocche
latte q.b.
½ bustina di cremore tartaro.

Lavare, sbucciare e togliere il torsolo alle mele.
Tagliarle a fettine e appoggiarle in una teglia larga adatta al MO (microonde).
Versare sopra poca acqua e cuocerle a 850 w per 5 minuti, mescolarle e cuocerle per altri 5 minuti.
Lasciarle raffreddare.
In una scodella versare la marmellata di albicocche con tanto latte freddo quanto basta a stemperare la marmellata, deve rimanere una cremina densina.
Preriscaldare il forno a 180°
prendere la frolla dal frigorifero, aiutandosi con due fogli di carta forno, (uno sotto e l’altro sopra all’impasto), dare la forma rotonda sufficiente a coprire la base della tortiera.
Bagnare e strizzare molto bene un pezzo di carta forno, stenderla bene, appoggiare sopra delicatamente l’impasto e altrettanto delicatamente passarla nella tortiera .
Schiacciare le eccedenze del bordo in modo da creare un cordoncino, spolverare la base con il lievito cremore tartato, versare la cremina di latte e marmellata e spalmarla con un pennello di silicone.
Distribuire le mele su tutta la superficie e infornare nel forno caldo per 40 minuti.
L’impasto risulta tenero, raffreddando si rassoda.
La base è leggermente friabile e tutto l’insieme è poco dolce ma molto gradevole.