IL FOGOLÂR

IL FOGOLÂR
“Mandi, è il saluto friulano che equivale a ciao. Il significato si perde nella notte dei tempi e vorrebbe dire “nelle mani di Dio” ;ma forse è di origine precristiana, con la frase “nelle mani degli dei”. Nella lingua latina mandi vorrebbe dire: “La mano di Dio ti protegga” (“Manus Dei”) o, anche “Conservati a lungo!” (“Mane diu”) ed ancora dal latino “mane-diu” Vai nelle mani di Dio.” “che tu rimanga a lungo (su questa terra) ”. Mandi a dûc

My Family - Papy Mamy - Teo & Mary - eee...

lunedì 15 dicembre 2014

Stuzzichini di panariosto









Pranzo in compagnia, veloce, frugale e un improvviso stuzzichino che le due amiche hanno gradito.
Mai buttare il pane, è un vero peccato, con il pane si fanno gnocchi, buone zuppe, dolci e perchè no, un gustosissimo appetizer.


STUZZICHINI DI PANARIOSTO
per 4 o 5 porzioni

3 panini raffermi
1 bustina di insaporitore  Ariosto
peperoncino macinato al momento
olio

Tagliare a quadretti  il pane raffermo, infornatelo a 180° (ed evitate di chiacchierare, rischiereste anche voi di bruciacchiarlo).
In una terrina che contenga tutto il pane comodamente, versare olio a occhio, che basti per inumidire i pezzetti di pane. (non tanto, il pane deve essere appena unto).
Unite all'olio il contenuto di una bustina di ariosto,  una macinata di peperoncino e mescolare per amalgamare tutto.
Quando il pane è abbrustolito, aggiungerlo nella terrina e mescolare velocemente per non lasciare imbibinare troppo il pane di olio.
Tutto qui, sono gustosi e piccantini, giusti giusti per uno snack.


Questo verzottino condito con speck fritto, è stato portato da una delle amiche


Buon appetito a tutti

martedì 9 dicembre 2014

Ristorante Zarja - Basovizza Trieste - tutto pesce

Ve l'ho già detto, sono tirata per la giacchetta ed io mi lascio coinvolgere a capofitto.
L'associazione pescatori di Ampezzo ha organizzato una simpatica abbuffata di pesce di mare ... e che dovevo dire, nooo !?! proprio io che sono golosissima di pesce di mare.
Ma va là, non esiste e i miei, che lo sanno, mi hanno concesso di partecipare alla gita.
Destinazione Basovizza (TS) - Ristorante Zarja

SCOFANATA di PESCE
GRAZIE TERMINE e AURELIO (organizzatore e segretario dell'allegra abbuffata)


Questo ristorante è tutto un programma e una lussuria a base di pesce, buono e fresco pescato in giornata da alcuni pescatori della slovenia, che lo portano direttamente al ristorante.
E state buoni, che vi racconto tutto
Come vi ho detto, mi hanno chiesto se partecipavo alla gita ... e trattandosi di pesce mica potevo tirarmi indietro... partenza ieri mattina da Ampezzo alle 9,15 (pranzo fissato per l1 12,30).
Ma capperola, quelle corriere con quegli scalini tanto alti, sono una fatica enorme da salire anche per chi ha le gambe più lunghe delle mie, tantè che appena saliti c'era già chi si lamentava per l'impervia salita ... "meglio scalare il Tinisa" (la nostra montagna alta 2010 mt che sovrasta regale il nostro paese) ... che non quei 4 insopportabili rialzi infiniti.
Fermata turistica a Palmanova all'uscita dall'autostrada anche per raccogliere altri amici.
Quindi rientrati in autostrada  e proseguito per la meta stabilita.
Giornata nuvolosa ma senza pioggia, abbiamo trovato tanto vento verso Palmanova e ancora di più a Basovizza.
All'arrivo del viaggio  il ristorante si è presentato casalingo, ospitale e alla buona, la giovialità di chi ci ha accolti  impeccabile.
Se vi viene l'acquolina, trattenetevi o se preferite, andate direttamente al ristorante, di cui vi ho dato le coordinate.
Vi passo subito le immagini del Ristoratore, il Signor DARKO TAMBOLAS, persona simpaticissima, che racconta dei bellissimi aneddoti e se avesse avuto tempo da dedicarci, avrebbe volentieri trascorso il pomeriggio a raccontarci un sacco di altre cose.


Ed infine le foto dei suoi squisiti piatti che ci hanno rifocillato, confortato e saziato alla perfezione

I piatti da portata erano colmi per 4 persone e quindi questi grandi piatti venivano distribuiti equamente. Per me avevo preparato questa piccola porzioncina di antipasti ma poi tutto il resto è stato diviso fra tutti.

Il piatto da portata degli antipasti freddi ancora completo

Il piatto degli antipasti caldi "quasi" completo, con capesante, cannolicchi meravigliosi, cozze freschissime e gnocchetti che si mischiavano all'interno delle cozze, acquisendo tutti i sapori del mare


La mia porzioncina

I miei avanzi

Grigliata di pesce a base di rombo,  branzino, mornora, coda di rospo, sardoni, mazzancolle, seppie e ogni ben di Dio tutto grigliato.

Ma vi dico io ... che queste preparazioni erano talmente invitanti, che non facevo in tempo a fotografare il piatto da portata ancora completo, ma era un piacere vedere le facce dei primi commensali gustare le primizie in tavola, in quei momenti mi sarebbe piaciuto tanto essere un pittore provetto, pronto a ritrarre i primi segni di soddisfazione e riprendere le immagini più significative... ma accontentatevi.


Sul dessert, vi devo confessare che non ho capito molto, nel senso che c'era uno strudel buonissimo fatto con il ripieno di mosto, un quadratino di sfoglia con all'interno una crema delicatissima che non stonava per nulla con il resto dei dolci. 
Queste due preparazioni erano appoggiate su un letto di frutta (mele, pere, uva bianca e nera e mandarini) che credo che fossero stati passati in un delicato caramello, ma non posso essere più precisa

Vi garantisco che le portate sono state spazzolate allegramente, vi aggiungo alcune foto dei partecipanti, non eravamo in tanti, ma si dice ... pochi e molto buoni.

Il segretario della Pesca Sportiva di Ampezzo "Aurelio"  con una amica del gruppo

Luca l'autista della nostra corriera, ligio, impeccabile, con una guida sicura senza scossoni ^___^

Dario, un amico partecipante alla gita ..."maremmmm" alla lotteria organizzata dai pescatori ha vinto prima un telefonino e poi per ultimo il primo premio (un televisore a colori) ... ha rinunciato di buon grado al telefonino, ma da bravo ragazzo ha portato dalla sua mamma il televisore ^_______^

Maria, la mia amica che mi ha stuzzicato con il pranzo dei pesci ... e potevo dirle no !?!?

Sullo sfondo i due soci organizzatori del Circolo della Pesca di Ampezzo, "Termine il presidente e Aurelio il segretario" sotto le due bambine che hanno estratto i numeri della lotteria. 
In primo piano Mario e una amica di Oltris (mi pare).

Termine, Mario e l'amica ci cui non ricordo il nome ... scusatemi.

Questo è il digestivo che hanno servito prima del caffè, vi do qualche notizia presa dal web, perchè neppure io lo conoscevo:
“Liquore a base di artemisia abstinthium, pianta di nota virtù amaricante e aperitivo”, così sta scritto sulla Pelinkovac Abuja.
E' un liquore a base di assenzio, che in sloveno viene detto “pelin”.
gli ingredienti sono: infuso di erbe, alcole (scritto proprio così) e zucchero (ma poco, a dire il vero)
La Abuja invece è una ditta che venne fondata a Gorizia nel 1899 (il nome è quello della famiglia, originaria della Carinzia), e la leggenda vuole che la ricetta originale della sua Pelinkovac sia conservata in una vetusta cassaforte nella sede. Fu una marca importante, che faceva liquori e altri ne distribuiva nella Mitteleuropa.
Per il resto non posso esservi più precisa, mi dispiace. 

domenica 7 dicembre 2014

Mazze di tamburo - funghi - 3 ricette

Questa volta vi parlo di un fungo molto buono che ho sempre cucinato impanato, come mi avevano insegnato la suocera e le cognate ... ora mi si è aperto un mondo nuovo.
Enzo è un nuovo amico di Venzone (il paese delle mummie), conosciuto di recente... è un bravo cuoco e mi ha passato due ricettine che riporto subito qui sul mio blog, perchè ultimamente biglietti e foglietti li perdo sistematicamente, quindi, prima di dimenticarmi, riporto il procedimento.
Le mazze di tamburo le ho sempre cucinate impanate come vi ho detto sopra, ma sono un mattonazzo imbibinato di unto, le ricette di Enzo a mio avviso sono fantastiche.
Devo avere qualche foto del fungo in questione, ma perdo più tempo a cercarle che a finire il post, quindi vi posto due bellissime immagini prese da web.
Grazie Enzo

foto del web: http://www.funghiblog.it/funghiblog/index.cfm/Mazza-di-Tamburo

PIZZA di MAZZE di TAMBURO 
per 2 porzioni

2 cappelli di mazze di tamburo
pomodori pelati
mozzarella
origano
sale
olio
aggiungere altro se lo desiderate, come si fa di solito con la normale pizza

Se i cappelli delle mazze di tamburo non sono ben aperti, immergere i gambi in un vaso per fiori e lasciarli aprire completamente.
Staccare i cappelli, lavarli accuratamente e lasciarli asciugare su pannocarta.
Appoggiare un cappello per volta in una padella antiaderente (senza condimento) e tostarli finchè è uscita tutta l'acqua.
A questo punto mettere i cappelli sulla teglia  del forno foderata da carta forno, appoggiare sopra i pomodori pelati, sale, origano ed infine una fetta di mozzarella e se lo desiderate, una fettina di prosciutto o salame o quello che più vi piace.
Un filino di olio e cuocere quel tanto che basta per insaporire il fungo e sciogliere bene la mozzarella.
Ed infine gnam gnam.

foto del web: http://www.funghiblog.it/funghiblog/index.cfm/Mazza-di-Tamburo


MAZZE di TAMBURO FACILI
per 1 porzione

1 cappello di mazza di tamburo
prezzemolo fresco
1 piccolo spicchio di aglio
olio
sale e pepe

Lavare il cappello del fungo, lasciarlo sgrondare sul panno carta.
Lasciarlo appassire molto bene, finchè ha buttato tutta l'acqua.
Mettere il fungo in un piatto caldo e condirlo con prezzemolo e aglio tritati finemente, un filo di olio sale e pepe.



MAZZE di TAMBURO alla CARNICA
per 2 porzioni

2 cappelli di mazze di tamburo
rucola a piacere
ricotta affumicata o formaggio latteria grattugiasti
olio
sale e pepe

Procedere come già descritto sopra.
Appoggiare i cappelli dei funghi sulla teglia da forno, salarli e peparli. 
Spruzzarli abbondantemente con la rucola spezzettata a mano e ricotta affumicata o formaggio tenero di latteria grattugiati.
Cuocere in forno quel tanto che basta per insaporire i funghi.

*** E I GAMBI ???
li lascio essiccare, li riduco in polvere e li uso per insaporire i sughi.

sabato 6 dicembre 2014

I miei nervetti

L’insalata di nervetti è un piatto tipico milanese, era servito prevalentemente nelle osterie, per accompagnare un buon bicchiere di vino.
Il nome italianizzato “nervetti”, deriva dalla parola dialettale “nervitt” che sono i tendini del ginocchio, del piede e dello stinco del vitello.

Cuocerli in casa:
Acquistare espressamente dal macellaio, ginocchia piedini e stinchi, lavarli bene sotto l’acqua corrente, cuocerli in una pentola molto capiente con alloro, aceto, pepe in grani sale e portare ad ebollizione.
Bollire a fuoco basso per circa 3 ore (con la pentola a pressione i tempi sono drasticamente dimezzati).
A cottura ultimata scolarli e lasciarli intiepidire finchè si possono maneggiare senza ustionarsi le dita.
Togliere tendini e nervi dalle ossa e tagliarli a listarelle.
Metterli in una insalatiera, condirli con olio, aceto, sale e pepe e mescolare per evitare di lasciarli attaccare fra di loro.

Arricchimento:
I vecchi nervetti che ho imparato a fare come da istruzioni della mia vicina di casa milanese doc, erano arricchiti solo con il cuore del sedano e cipollotto preferibilmente fresco o cipolla rossa.



I MIEI NERVETTI
Cotti al microonde, tagliati a pezzetti,
conditi con olio, aceto, sale e pepe
1 scalogno grande affettato sottilmente
1 scatola di fagioli borlotti Bonduelle cotti a vapore
peperoni rossi e gialli a piacere
cipolline sott’aceto a piacere
poco prezzemolo (rimasugli dell’orto)

Mescolare spesso per non farli attaccare.
Servirli freschi come antipasto (così si usava nel milanese, soprattutto durante le feste di fine anno).
In frigorifero resistono bene per alcuni giorni.
Da me no …
Trattandosi di un lavoro certosino, sia per la cottura che per la pulitura dei nervi da togliere dalle ossa, ne ho fatti anche per il cognato che se li è mangiati mentre si preparava il pranzo … per la mia amica che (se ne è scofanati metà porzione prima di salire in cucina) ... gli altri me li sono gustati sola soletta a pranzo e a cena.



Una chicca:
Sono anni ormai che i “nervit” si trovano già cotti e pressati in panetti presso i supermercati.
Si trovano tutto l’anno e sono anche comodi …
Basta tagliarli prima a fette più o meno spesse e poi a quadratini.
La preparazione è industriale e perciò di aggiungono anche cartilagini diverse e non sono saporiti e buoni come quelli preparati in casa.




MODALITA’ DI CONSERVAZIONE
Temperatura di conservazione: da 0° a +4° C
Temperatura di consegna: < 7°C
Termine di conservazione: da consumarsi entro 30 giorni dalla data di confezione
INFORMAZIONI NUTRIZIONALI 
(valori medi in gr per 100 gr di prodotto)
proteine: 16,0
grassi: 1,4
carboidrati: 0
potere calorico: 90 Kcal 375 Kj

venerdì 5 dicembre 2014

Kugeluphf di Pan d'Arancia

Ho avuto la fortuna di visitare un pezzetto di Sicilia a Pasqua, e quando ho letto questa ricetta
http://blog.giallozafferano.it/rossellainpadella/pan-d-arancio
mi sono tornati alla mente i profumi aspirati e le bellezze di quell’angolo di paradiso, di cui vi ho fatto ben 3 reportage al ritorno del mio viaggio.
Mentre sto scrivendo la ricetta, il profumo del dolce che si spande in cucina, mi fa rivivere quei bellissimi momenti trascorsi in Sicilia.
Avevo a portata di mano lo stampo per dolci kugeluphf e ho usato quello, ma nulla vieta di usare la comune tortiera.



KUGELUPHF di PAN d’ARANCIA
1 stampo per kugeluphf – o stampo del Ø  24/26

300 g farina
60 g sciroppo di agave
130 g olio di semi
3 uova
1 bustina di lievito
1 arancia + il succo di ½ arancia
1 pizzico di sale

Glassa di zucchero:
6 cucchiai di zucchero
Succo di ½ arancia

Lavare bene l’arancia con acqua e bicarbonato, togliere la cupoletta del picciolo e tagliarla in diversi pezzi con tutta la buccia.
Ridurre l’arancia a purè, inserirla nella ciotola della planetaria insieme al succo di un’altra mezza arancia e aggiungere tutti gli altri ingredienti.
Amalgamare gli ingredienti e poi versarli nello stampo … (il mio che è in silicone, l’ho appena unto).
Cuocere in forno caldo a 180° per 45 minuti circa … prova stecchino.
Per la glassa di zucchero:
In un pentolino con poca acqua e il succo di ½ arancia, sciogliere a fiamma bassa i 6 cucchiai di zucchero.
Da versare sopra alla torta, quando è completamente fredda

Per servirlo vi serve la bauscina …
Pan d’arancia spolverato con zucchero a velo
Pan d’arancia glassato con cioccolato fuso
Pan d’arancia glassato con zucchero sciolto



domenica 30 novembre 2014

Kugeluphf fantasia d'autunno

Paganina si ripete ... da quando ho scoperto il trittico farine di mais-castagne e mele, me ne viene sempre una nuova, però devo imparare a non cuocere troppo le torte altrimenti si induriscono un tantino.
Faccio la prova stecchino, ma mi sembra sempre che le torte siano ancora un tantino umide e quindi lascio in forno ancora una decina di minuti ma credo che siano veramente troppi



KUGELUPHF  fantasia  d'AUTUNNO
stampo per kugeluphf

250 g farina di castagne
100 g farina di mais fioretto (farina di polenta molto fine)
50   g farina 00
170 g yogurt greco total
120 ml latte
4 uova
1 bustina di lievito
50 g sciroppo di agave + un poco sul fondo dello stampo
1 pizzico di sale

10 gherigli di noci spezzettate
4 mele selvatiche di media grandezza
un filo di olio per lo stampo da distribuire con un pennello

In una ciotola inserire lo yogurt, il sale, lo sciroppo e impastare poco poco.
Setacciare le farine con il lievito direttamente nella ciotola, aggiungere le uova, il latte e mescolare sino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo.
Ungere lo stampo.
Sul fondo versare un poco di sciroppo di agave e le mele sbucciaqte, detorsolate e tagliate a pezzetti.
Unire l'impasto e sopra sparpagliare le noci spezzettate.
Cuocere in forno caldo a 200° per 1 ora.
Raffreddare un 1/4 d'ora circa, capovolgere il dolce in un piatto e quando è freddo spolverare con zucchero a velo.


Ho tolto troppo in fretta lo stampo e la torta in certi punti non si è compattata bene ... ma buona era buonaaaa ...
Fatta ieri pomeriggio e or non ce n'è più.

sabato 22 novembre 2014

Amor polenta alle 3 farine









E i nipotini che l'hanno vista poco fa in skype, in coro hanno gridato ...
mamma, ma questi sono nonnetti da sballo, golosissimi di dolci !!!

Santa paletta, ora che ho lo stampo, non ho il sottotorta ... ho messo il mio amor polenta nel piatto grande della pizza e ancora trasborda un poco.
Da tempo avevo voglia di provare questo dolce, ho una vecchissima ricetta di Sergio Salomoni conosciuto quando ancora frequentavo il sito di Cucina Italiana.
Un amico speciale dal quale ho imparato tante cose, tanti trucchi e tutte le sue ricetto che ho provato, mi hanno dato soddisfazione.
Di questa sua ricetta Amor polenta o meglio ancora Dolce Varese (nome originale), ho solo lo stampo, gli ingredienti li ho modificati perchè purtroppo non sempre si può avere tutto e a me mancavano le mandorle o le nocciole, per cui ho fatto la sostituzione con la farina di castagne.
Liquori non ne ho, e quindi ho sostituito l'amaretto con l'essenza di spuma.
In fondo vi metto un pò di storia del dolce originale:


AMOR POLENTA alle 3 FARINE
stampo della torta amor polenta

70 g farina 0 (mettone)
75 g farina di mais fioretto per polenta (farina molto fine)
75 g farina di castagne
120 g zucchero a velo
100 g burro
30 g essenza di spumadoro
4 uova
1 bustina di lievito per dolci

Nella ciotola del Ken inserire il burro a temperatura ambiente, tagliato a dadini e lo zucchero a velo, montare e poi aggiungere il sale, la spuma e 1 uovo alla volta.
Mescolare insieme le farine con il lievito, setacciarle e aggiungerle poco alla volta nella ciotola stessa del ken,  però questa volta mescolare a mano.
Versare l'impasto nella tortiera scanalata imburrata e infarinata.
Cuocere nel forno caldo a 180° per 45 minuti.
Ottima ragazzi.


foto del web

 Si tratta di un dolce fatto con ingredienti semplici tra cui la farina di mais (da qui il nome Amor Polenta) macinata fine, il fioretto, che mescolata con gli altri ingredienti tradizionali (burro, zucchero, uova, farina e fecola)  dà origine ad una torta soffice e leggera. che può essere gustata in qualsiasi momento della giornata, anche se esprime il suo massimo in accompagnamento con un thè pomeridiano o un caffè del mattino. Il segreto della bontà di questo dolce consiste proprio nel perfetto equilibrio delle dosi degli ingredienti usati per il suo impasto e nell'abilità con cui esso viene lavorato. La preparazione inizia con il montare a crema il burro con lo zucchero, prosegue con l'aggiunta delle uova e termina con la gentile incorporazione a mano delle farine. Quest'ultimo passaggio è molto importante per ottenere un dolce soffice e friabile.
Fra gli ingredienti tradizionali, non ho menzionato la farina di mandorle perché sembra che nelle prime versioni di questo dolce non vi fosse e che sia stata aggiunta solo in un secondo momento per arricchirlo e renderlo ancora più delicato. Visto però che la versione con le mandorle (a volte anche nocciole) è la più comune, questo ingrediente è ormai considerato essenziale per la buona riuscita del Dolce Varese.
Motivo di discussione è l'utilizzo del lievito chimico come agente lievitante: proprio perchè il dolce ha le caratteristiche del plum-cake inglese e quindi viene preparato come impasto montato, esso non dovrebbe venire usato perché è sufficiente l'aria introdotta nella montata a far crescere il dolce il cottura. Infatti la consistenza di questo dolce deve essere compatta e non porosa. La sofficità la garantisce il procedimento usato per l'impasto e la friabilità la fecola e la farina di mais. Inoltre, nella ricetta originale non vi sarebbe traccia di lievito.
Il Dolce Varese non è conosciuto solo per la sua bontà ma anche per la sua forma particolare che si ottiene grazie alla cottura in stampi cilindrici scanalati ormai noti come "stampi da Amor Polenta" e sempre più facilmente reperibili in commercio.
Il Dolce Varese è acquistabile in tutte le pasticcerie della città e della provincia

foto web