IL FOGOLÂR

IL FOGOLÂR
“Mandi, è il saluto friulano che equivale a ciao. Il significato si perde nella notte dei tempi e vorrebbe dire “nelle mani di Dio” ;ma forse è di origine precristiana, con la frase “nelle mani degli dei”. Nella lingua latina mandi vorrebbe dire: “La mano di Dio ti protegga” (“Manus Dei”) o, anche “Conservati a lungo!” (“Mane diu”) ed ancora dal latino “mane-diu” Vai nelle mani di Dio.” “che tu rimanga a lungo (su questa terra) ”. Mandi a dûc

My Family - Papy Mamy - Teo & Mary - eee...

sabato 28 marzo 2015

Ora legale











Non fate i furbi, domattina vi lascio dormire tranquillamente, ma ricordatevi che per lunedì dovete essere pimpanti e puntuali.
Quindi fate i bravi, questa sera spostate in avanti le lancette di 1 ora.

ORA LEGALE



Fra una settimana avrete l'opportunità per riposarvi di più ... sarà Pasqua

martedì 24 marzo 2015

Over 50 per ridere un po'










Forza ragazzi, ridiamoci su ... io gli over li ho passati e qualche ricchezza l'ho accumulata, ma mi manca ancora qualche chicca.
Le pensioni diminuiscono a vista d'occhio ma almeno noi over siamo ricchi siamo ricchi.

OVER 50 per RIDERE UN PO'


vignetta presa da faceboock, sta girando allegramente, mi è piaciuta e ho pensato di farvi almeno sorridere un poco.

sabato 21 marzo 2015

Eclissi del 20 marzo 2015






Dell'eclissi di ieri ci sono foto a volontà, pero sul mio blog, desidero proporvi quelle fatte dal mio amico Marco.
Di Marco e Angela vi avevo già parlato in altri post, sono amici di Udine che vengono spesso nella casa natia, siamo vicini di casa e la nostra amicizia è collaudata da diversi anni. (quella sotto è la loro casetta)
Inutile dirvi che Marco è un bravo fotografo e che con la sua macchina fotografica le foto sono ancora più belle. Con la mia macchinetta non mi ci sono neppure messa a fotografare l'eclissi perchè avrei fatto ridere i polli.
Buon divertimento


ECLISSI del 20.03.2015

L’eclissi di sole, evento eccezionale, è accompagnato da storie, leggende, superstizioni e paura.
Ve ne fornisco alcune, ma ce ne sono tante altre.

Nel 1504 Cristoforo Colombo, che conosceva bene testi scientifici che ci sarebbe stata un’eclissi lunare, la sfruttò in modo poco ortodosso  per ottenere l’aiuto degli indios della Giamaica.
Aveva bisogno di viveri e altro per far ritorno nella sua terra, ma dopo il drastico rifiuto di quel popolo, fece finta di pregare Dio dicendo più o meno “fai vedere a questi selvaggi quanto sei potente … oscura la luna”.
Cosa che avvenne e convinse i giamaicani a riempire le stive della Pinta, la Nina e la Santa Maria.

C’è poi la leggenda greca che dice che Nell'antica Grecia l'eclissi solare era interpretata come un segnale negativo. Si pensava che gli dei fossero arrabbiati e che l'oscuramento del cielo rappresentasse l'incombere di disgrazie.
La parola eclissi in realtà deriva dall'antica parola "ekleipsis", dal greco "nascondersi". 

La favola vighinga narra che il dio del sole, Sol, viene continuamente inseguito dal lupo Skoll e quando l'animale riesce a catturarlo avviene un'eclissi solare.
Così, quando questo accadeva, la gente faceva un sacco di rumore, sbattendo insieme pentole e padelle, per spaventare il lupo e far risorgere il sole

Ci sono episodi sospesi come il mito italiano che indica come superstizione popolare che i fiori piantati durante un'eclissi solare saranno più luminosi e più colorati che in qualsiasi altro momento.

Infine, per i napoletani, le eclissi di Luna (e solo di Luna) devono essere guardatenon da dietro i vetri della finestra, bensì all’aperto, a viso nudo: e il giorno dopobisognerà correre alla prima ricevitoria del Lotto a giocare il numero 70.

























venerdì 20 marzo 2015

Uova pochè ovvero in camicia





Mio cugino si statà sganasciando dal ridere, ma ve la racconto ugualmente.
Alla mia veneranda età non sono mai riuscita a cucinare le uova in camicia. Se volete vi cucino molto bene le uova in Cereghin o meglio le uova all'occhio di bue, ma ogni volta che ho provato a cuocere le uova in camicia, mi sono sempre scappate come l'uovo che vedete nella gif.
Bè ragazzi, quando ho tempo mi piace esplorare nei blog portoghesi e spagnoli, di amici ne ho tanti e gira e rigira proprio nei blog spagnoli mi sono imbattuta in queste meravigliose uova in camicia.
Facili da cucinare e di sicuro effetto.


HUEVOS POCHÉ 
ovvero in CAMICIA
per 2 porzioni

cellophane da cucina
4 uova
una spruzzata di pecorino grattugiato
olio poco

per Carlo normali
per me  2 rondelle di cipollotto 2 rondelle di insalata

Appoggiare il cellophane in una ciotola, rompere sopra l'uovo e scartare il guscio.
Versare un goccino di olio e spolverare con pecorino grattugiato.
Nelle mie uova ho appoggiato prima insalata e cipollotto e poi uovo, pecorino e olio.
Raccogliere bene i lembi del cellophane e chiudere in modo che non esca nulla.
Chiudere con i laccetti o con spago da cucina
Portare a bollore l'acqua, appena inizia a fremere inserire le uova e dal bollore cuocere 4 minuti.
Abbiamo accompagnato le uova con barbabietole lessate, lui condite in insalata e io senza nulla.
Ottime !!!
Caro cugino, ti ho insegnato qualche cosina in più.

Appoggiare il foglio di cellophan in una ciotola, rompere l'uovo sopra e scartare il guscio

Versare un goccino di olio e spolverare con formaggio pecorino

Riunire i lembi del cellophane senza lasciare aperture, chiudere con un laccetto o spago da cucina

Pacchettini pronti

Barbabietole lessate ... queste si acquistano crude, non sono quelle già cotte rosso scuro

 Uova nell'acqua in ebollizione

Tolto il cellophane ... et voilà, il pacchettino si è rotto


I miei si sono rotti


Senza pasticci, l'uovo deve presentarsi così ... foto del web : http://comidasimples.com/distintas-formas-de-preparar-huevos/




giovedì 19 marzo 2015

San Giuseppe auguri a tutti i papà




19 marzo SAN GIUSEPPE
FESTA del PAPA’


SAN GIUSEPPE - FESTA del PAPA’
Tanti auguri a tutti i papà del mondo 

Questa festività da tempo immemore è ricordata il giorno di San Giuseppe il 19 marzo.
In Vaticano e in Canton Ticino è festa di precetto, mentre da noi questo riconoscimento fu abolito il 5 marzo 1977.
In Canton Ticino, in altri Cantoni della Svizzera e in alcune provincie della Spagna, questa data è considerata festiva agli effetti civili; in Italia nonostante alcuni disegni di legge presentati alla Camera e al Senato per il ripristino della festività di San Giuseppe e di altre festività soppresse a suo tempo, non è stato fatto nulla.
Dai miei ricordi, a scuola scrivevamo con orgoglio la letterina per il papà e a S.Giuseppe, che era festa,  a pranzo la nascondevamo sotto il piatto …
Grande era la nostra gioia quando il papà la trovava, la leggeva con gli occhi umidi ed era felice per il pensiero che avevamo avuto.
Questa tradizione ora non c’è più, non è più festa e i bimbi non portano più a casa la letterina per il papà.
Legate a San Giuseppe ci sono vecchie tradizioni che ancora resistono, le Tavole di San Giuseppe in Sicilia e in Salento, chi intende effettuare un voto, allestisce in casa un tavolo sul quale appoggiano un’immagine del Santo e vicino vengono messe verdure, pesci freschi, uova, dolci, frutta, vino.
Quindi sono invitati familiari e amici e persone abbienti a mangiare fra canti e preghiere.
Tradizione di questa festa è la frittura, nota come “Frittelle” …
Quindi a Firenze e a Roma, “frittelle”
a Napoli e in Puglia, “zeppole”
a Palermo “Sfincie”
In Canton Ticino e Lombardia “Tortelli di San Giuseppe”.
A bologna "Raviole"
In Calabria "ravioli dolci con ricotta"
A Gravina in Puglia si prepara la focaccia di San Giuseppe “u ruccl” (dialetto gravinese) che è un calzone ripieno di “cipollotti sponsali”, uvetta, alici sotto sale o sott’olio e arrotolato a spirale.
... e poi tanti altri perchè ogni regione e anche tanti paesi, hanno dolci diversi.

martedì 17 marzo 2015

Polenta e latte a modo mio




In autunno andavo a raccattare qualche smarrita pannocchia, sempre dopo il raccolto.
Queste mio padre le barattava coi castagnari: una misura di granturco per una eguale misura di castagne, da serbare per la notte dei santi e dei morti.
La polenta mi piaceva: era profumata e calda. Nel latte poi, "quando c'era", o col formaggio "sempre quando c'era"!, aveva un sapore di miele.
Provate voi a mangiare polenta e latte bolliti insieme.
Vorrei scommettere ... nessun ricco ha mangiato mai i suoi pasticcini con tanta fame e gusto, come io addentavo quelle fette d'oro.
Queste sono le parole di "David Maria Turoldo" trovate in un librino "Il mio vecchio Friuli".
Vi parlerò di lui più avanti, vi parlerò della sua sensibilità e del suo amore per il Friuli.
Qui le giornate sono ancora corte, alle 5pm  il buio ti invita a rintanarti in casa e pensi subito ad una buona cena calda.
Questa sera volevo preparare una minestra di semolino, ero convinta di averne ma neppure ho visto l'ombra di un sacchettino di semolino semivuoto.
Evabbè, ho preparato una minestra di polenta e latte molto gradevole e così la nostra cenetta è risultata all'altezza della fredda serata e mentre cenavo mi sono rammentata delle parole di Padre David Maria Turoldo.


POLENTA e LATTE a MODO MIO
per 2 porzioni

200 g farina di polenta istantanea
acqua
sale
60 g burro
60 g montasio grattugiato
latte freddo scremato

Portare a bollore l'acqua, salare e versare la farina mescolando velocemente.
Quando l'acqua è stata quasi assorbita, unire il burro e il formaggio.
Mescolare, versare nei piatti e aggiungere latte freddo.
Se la polentina rimane morbida, è meglio.




Provate, vi assicuro che è una cena calda e perfetta per le serate fredde dell'inverno.