Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

venerdì 13 marzo 2009

I scarpets



“I SCARPETS”

Vi regalo due belle immagini dei scarpets comunemente utilizzati sino agli anni 70 e che comunque si vedono calzati dalle donne carniche ancora oggi nelle valli alpine.
I scarpets sono una vera arte diventati un simbolo come il fogolar … poche donne anziane portano avanti questo lavoro lungo che richiede tanta pazienza e tanta precisione, oltretutto la loro realizzazione è molto faticosa per la particolarità delle suole che richiedono ognuna 1500-2000 nodi fatti con un filo di spago molto resistente che attraversa ogni volta centinaia di strati di tessuto bianco ricavato da lenzuola dismesse.
Ho fatto in tempo a portarle anch’io, mia suocera nelle sere d’inverno li confezionava per tutta la famiglia in velluto nero.
Per le donne di casa faceva ricamare il dorso che poi cuciva con le suolette per formare la scarpina.
Donne che confezionano le suolette originali sono rimaste in poche ed è sempre più difficile trovarle e molto spesso si trovano suolette industriali che non hanno più nulla a che fare con le vecchie tradizioni.
Spero che vi piacciano.
Foto del sito della Val D'Arzino

Foto tratta da www.viverearagogna.it

Krofin cjarsons di Timau

Festeggio 30130 visite di amici.
Intanto che scrivo, il contatore gira serenamente ed io vi dedico questa ricetta che ho realizzato in montagna con la mia amica Daniela, in una bellissima giornata nevosa.
Dopo aver preparato i Krofin, senza lasciarci scoraggiare dai fiocchi di neve che scendevano a falde grosse, siamo andate a festeggiare il compleanno dell’amica Maria con il prezioso frutto del nostro lavoro.
La vaschetta era piena, però le manine si sono allungate prima del tempo per riempire le boccucce golose … questo è quanto ho potuto fotografare …
I Krofin sono una versione dolce dei Cjarsons (tipici ravioli carnico-friulani), ogni località e persino ogni casa ha la sua versione. Quella che vi dedico è l’interpretazione dolce della mia amica.


KROFIN CJALSONS di TIMAU

Per la pasta:
½ kg di patate
400 g farina 00 + altra se occorre
3 tuorli d’uovo
pizzico di sale
1 cucchiaio scarso di olio ex v d’oliva

Per il ripieno:
150 g ricotta fresca
125 g marmellata di albicocche
100 g biscotti secchi
buccia di limone o arancia grattugiata
2 bicchierini di grappa
1 cucchiaio di cacao amaro
1 cucchiaino raso di cannella
sale 1 pizzico
50 g gocce di cioccolato
50 g burro
2 cucchiai scarsi di zucchero

strutto per friggere
zucchero a velo per guarnire

Per la pasta:
Lessare le patate in acqua leggermente salata, scolarle, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate.
Lasciarle raffreddare, aggiungere la farina, i tuorli, un pizzico di sale e l’olio.
Impastare sino ad ottenere un composto più sodo degli gnocchi e ben omogeneo.
Stendere l’impasto con il mattarello, sino ad ottenere una sfoglia di 3 mm circa.
Ritagliare la sfoglia con un coppa pasta del Ø di 6 cm per ottenere dei cerchi regolari.

Per il ripieno:
In una terrina capiente inserire i biscotti secchi macinati, la scorza del limone e la grappa. Dare una prima mescolata e poi aggiungere gli altri ingredienti con il burro leggermente sciolto al MO.
Mescolare molto bene e lasciare riposare per 3 ore.

Preparazione:
Versare un cucchiaino di composto in ogni cerchio preparato, chiuderlo a mezzaluna e friggerli poco per volta in abbondante strutto.
Scolarli su carta assorbente da cucina, lasciarli intiepidire e spolverarli con zucchero a velo.

giovedì 12 marzo 2009

Linguine radicchio salsiccia e Montasio

Lo spunto di questa ricetta, l’ho presa qui http://mestoloepaiolo.blogspot.comRicetteprimi nel blog di Stefano; l’ho letta ieri sera tardi, non la ricordavo bene e ho proceduto a lunghe spanne.
Non è venuta uguale, però è ugualmente ottima.
Unico inconveniente per chi ha premura, occorrono 3 padellini più la pentola per la pasta.


LINGUINE RADICCHIO, SALSICCIA E MONTASIO
Per 3 persone

250 g di linguine
2 salsicce leggermente affumicate
100 g formaggio Montasio ½ stagionatura
½ cespo di radicchio di Chioggia
½ cipolla
2 spicchi d’aglio in camicia
latte q.b.
poca birra
formaggio Montasio stagionato grattugiato
sale solo per la pasta e un pizzico per il radicchio

- Mettere in una padellina a freddo, un goccio d’olio, l’aglio in camicia schiacciato (poi si toglie,) il radicchio tagliato-lavato-asciugato con un goccio di birra.
Appena prende il bollore, coprire e cuocere piano mescolando di tanto in tanto.
- In una seconda padellina, distribuire la cipolla tritata grossolanamente e sopra la salsiccia sbriciolata a mano.
Cuocere piano, finchè la salsiccia è bene abbrustolita, mescolando spesso e schiacciandola con i rebbi della forchetta.
-Nella terza padellina versare un goccio di latte e inserire il formaggio tagliato a quadrettini.
Avviare la cottura solo quando la pasta è quasi cotta.
- Cuocere la pasta, scolarla (e tenere un poco di acqua di cottura), versarla in una terrina insieme al radicchio, alla salsiccia e mescolare.
Versare sopra il formaggio fuso con una manciata di Montasio grattugiato, mescolare di nuovo e servire.

Coniglio improvvisato light

Ciao a tutti !
Che mi piaccia il coniglio lo sapete già, che mi piaccia lo zafferano anche, però ho bisogno di mangiare carni bianche e quindi la preferenza cade sempre sulle spallotte del coniglio (la coscia posteriore la trovo più asciutta e meno gustosa della spallotta o gambetta anteriore).
Improvvisato, perché l’ho fatto con poche cose che avevo in giro.
Questa volta il sapore è deciso e forte anche per la presenza del sedano … l’aglio è un optional ma a me piace molto e non potendo usare troppo spesso pepe o peperoncino, il sapore dell’aglio mi consola, nulla vieta di ometterlo oppure di toglierlo a fine cottura.


CONIGLIO IMPROVVISATO light

1 spallotta di coniglio
1 cuoricino di sedano
½ cipolla
3 spicchi di aglio
½ bicchiere di birra di Sauris
1 bustina di zafferano
Sale q.b.

Tutto a freddo mettere in un tegamino il coniglio, il sedano e la cipolla tagliati a rondelle, l’aglio intero e ½ bicchiere di birra di Sauris (vedi nella categoria Bengodi).
Portare a ebollizione e poi cuocere piano per mezz’ora, girando il coniglio un paio di volte.
Quando la carne è ben cotta, toglierla, metterla in un piatto al caldo e aggiungere lo zafferano nel tegamino, insieme alle verdure.
Mescolare e mentre il sughetto si rapprende, schiacciare le verdurine con la forchetta sino a ridurle in purè.
Aggiungere il tutto al coniglio e buon appetito.

*** niente condimento, l’ho usato nell’insalata di contorno

giovedì 19 febbraio 2009

1 anno

Un anno di blog nato come archivio, ringrazio i miei figli e l’amica Aurora Canetti de: http://www.ilcortiledellematte.com
che mi hanno spronato a cimentarmi in questa nuova sfida.
Purtroppo non posso dedicarmi molto all’archiviazione delle ricette, quando sono sulle mie montagne, il collegamento ad internet lascia parecchio desiderare e quindi guardo poco anche il blog, le pagine si aprono con difficoltà e la pazienza è poca.
Ultimamente, qui in montagna, le giornate sono stupende, il freddo è becco… alle 9 AM siamo a meno 4,5° e la notte passata siamo scesi a 7° sottozero, quindi capirete che con giornate così belle, anche se fredde, preferisco stare fuori casa e non attaccata al pc.
Un bacione dolomitico a tutti gli amici vecchi e nuovi che lasciano un pensiero e un bacione altrettanto grande a tutti coloro che entrano a leggere il mio blog-archivio.
Mi sembra che 26800 visite al blog siano veremente importanti, grazie, grazie a tutti.

Il calicanto è il primo fiore invernale che apre l'anno con il suo profumo delicato e intenso, virtualmente, ne dono un rametto a tutti quanti.

mercoledì 11 febbraio 2009

Carnevale storia


Lo so, il carnevale è già iniziato però è la prossima settimana quella più intensa di festeggiamenti, intanto mi porto avanti con la storia del carnevale e con questa "non ricetta"
Due anni fa dovevo preparare qualche cosa di veloce per i bambini che allena a calcio mio figlio ... niente di più semplice, mi sono munita di pasta sfoglia già pronta, ho preparato su un cartoncino la forma di una maschera, con la sagoma ho ritagliato tutte le mascherine sulla pasta sfoglia, le ho pennellate con l'uovo e sopra ho messo la mompariglia, le codette di cioccolato e altre cosette che avevo in casa, infornato, cotto e via.
Ho fatto felici tanti bimbetti, che sono diventati anche miei.

CARNEVALE

Le origini
Il Carnevale è il periodo che precede la quaresima ed è festeggiato con feste mascherate, sfilate di carri allegorici, danze e si conclude il giorno di martedì grasso, che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di quaresima.
In genere viene indicato col nome “CARNEVALE” il periodo di tempo che intercorre tra il 17 Gennaio (festa di S. Antonio abate) ed il primo giorno di quaresima.
In pratica, le principali manifestazioni si svolgono negli ultimi dieci giorni e terminano col martedì grasso, che precede la festività delle Ceneri, inizio per i cristiani, di un periodo sacro di quaranta giorni, in preparazione della Pasqua, chiamato Quaresima (dal latino quarantena). In questi quaranta giorni, che ricordano, nel numero, quelli del digiuno di Gesù nel deserto, i cattolici si dedicano alla preghiera e ad opere di carità, associate a digiuni, penitenze e mortificazioni.
L'uso di osservare la quaresima è documentato dopo il concilio di Nicea (325 d.C.), ma forme di digiuno venivano) praticate, anche, in periodi precedenti.
Il martedì grasso non cade in una data fissa, ma questa varia in relazione alla ricorrenza della festività pasquale.Alcuni fanno risalire la radice etimologica del Carnevale al carrus navalis, carri a forma di nave usati a Roma nelle processioni di purificazione.
Altri al carnem levare, togliere la carne, che indica l’inizio della Quaresima, periodo in cui ai cattolici era vietato mangiare carne.
La quaresima ha inizio con il mercoledì delle Ceneri e la tradizione medioevale prevedeva, che la sera prima del mercoledì, per “l’addio alla carne” i popolani si saziassero sino alla nausea, poi per 40 giorni era d’obbligo rispettare il digiuno (no alla carne, in favore del pesce)Il Carnevale affonda le sue radici in più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei culti dionisiaci, che contrassegnavano il passaggio dall'inverno alla primavera e che permettevano l'uso di maschere, di rappresentazioni simboliche.
In questo periodo, in cui apparentemente tutto era concesso, era rappresentato il mito del mondo alla rovescia, era necessario dare l'illusione ai ceti più umili di diventare simili ai potenti, pur con una maschera sul volto, questo per evitare le tensioniIn realtà il Carnevale era anche una forma di rigido controllo, e la spinta verso l'eccesso costituiva una graziosa concessione per un tempo prestabilito.
Le prime notizie sul Carnevale, all’inizio un vero e proprio rito religioso, risalgono ai tempi degli Egiziani.
All'epoca dei faraoni, il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo.
Se i Greci dedicavano il rito al dio del vino Dionisio, è soprattutto nel mondo romano e delle sue feste popolari, che possiamo ritrovare le origini del nostro carnevale.
I Romani si lasciavano prendere dall’euforia durante i Baccanali: festeggiamenti in onore del dio Bacco che si svolgevano lungo le strade della città e prevedevano l'uso di maschere, tra fiumi di vino e danze.

Curiosità:

Due sono i carnevali più lunghi d'Italia: quello Ambrosiano, detto anche "carnevalone", che si conclude il primo sabato di Quaresima e quello di Putignano, in Puglia, che inizia addirittura a Santo Stefano e finisce alle Ceneri, col funerale e il rogo del fantoccio del Re Carnevale.

Il carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347.

I coriandoli, tondi di carta colorata (inventati, si dice, da un milanese), all'origine erano semi della pianta di coriandolo ricoperti di gesso, usati come confetti da lanciare da carri e da balconi.
Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa alla fine del 1500 in Italia.
Una delle rappresentazioni più gettonate di queste commedie era la "beffa del servo", una sorta di rivincita concessa all'umile nei confronti del potente.
Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico, lo "Zanni" e il padrone vecchio e rincitrullito, il "Magnifico".
Le varie forme in cui si manifesta fanno sì che il personaggio dello Zanni subisca continue e sostanziali modifiche rendendosi sempre più simpatico e variegato: questo spiega la presenza, nella tradizione giunta fino a noi, di tante maschere rappresentanti parti di servitori, dal celeberrimo Arlecchino allo scaltro Brighella.
Un posto di primo piano era poi riservato alle maschere dei "vecchi" che generalmente erano due, ma non avevano sempre e dovunque lo stesso nome; perlopiù furono conosciuti l'uno sotto il nome di Pantalone e l'altro di Dottore, Dottor Graziano o Dottor Balanzone.
Altra maschera fondamentale era quella del Capitano, soldataccio spaccone, vanaglorioso, violento e pavido, altrimenti noto come Capitan Spaventa, Capitan Rodomonte o Capitan Matamoros.
In questa maschera si è voluto vedere una caricatura feroce del soldato spagnolo che, nel periodo di tempo in cui fiorì la Commedia dell'Arte, spadroneggiò in quasi tutta la penisola.
Tutti questi straordinari personaggi sono riusciti a sopravvivere alla morte del teatro al quale pur debbono la vita, perché riconosciuti degni di rappresentare ciò che di più caro le città italiane avevano nel cuore, le tradizioni domestiche, la parlata popolare, lo spirito delle antiche cose

Arlecchino è un servo di Bergamo, lazzarone e truffaldino
Balanzone anzi il dottor Balanzone, è nato a Bologna
Brighella è un attaccabrighe, imbroglione, chiacchierone. Insolente con i potenti
Capitan Spaventa è una maschera tradizionale della Liguria
Colombina servetta veneziana
Gianduia è la maschera popolare di Torino. Dal suo nome il classico cioccolatino
Meneghino diminutivo di Domeneghin, lo incontriamo a Milano
Pantalone nasce nella laguna veneziana
Pierrot veste sempre larghi pantaloni di lucida seta bianca e una lunga casacca
Pulcinella é fra le maschere più popolari e simpatiche
Rugantino il cui nome deriva senza dubbio da "rugare" cioè rompere le scatole

Carnevale vuol dire stelle filanti, coriandoli, maschere, ma anche frittelle, chiacchiere e tanti altri dolciumi : paese che vai usanza che trovi.
Durante i festeggiamenti era usanza cucinare dolci veloci, poco costosi, da offrire alle persone che intervenivano.
Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente in più, si trasformano in castagnole, frittelle, zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.


Pesto di cipolle con tacconelle


Cipolla e aglio sono i benvenuti nella mia casa, i loro componenti sono anticancerogeni e hanno tante altre proprietà che sono una panacea per la salute.
Per la versione “cicc” al gorgonzola ho preso l’idea di Valentina un'amica che trovate qui:
http://ilcortiledellematte.forumup.it/viewtopic.php?t=1529&mforum=ilcortiledellematte
La versione “light” l’ho pensata per me, visto che non posso aggiungere proteine ai carboidrati … un’acciughina ina ina, avrei potuto metterla per insaporire la pietanza, ma era buona anche così.
Se volete provare, male non fa, e se poi avete le cipolle già cotte nel forno, quelle sono ancora più saporite.


PESTO di CIPOLLE con TACCONELLE light
40 g di pasta tipo tacconelle
2 cipolle bionde medie vestite
3 spicchi di aglio vestito
Prezzemolo
Sale e pepe q.b.
Olio consentito

Cuocere al MO (microonde) le cipolle, con tutta la loro buccia esterna per 10 minuti, girandole dopo 5 minuti.
Cuocere al MO gli spicchi di aglio per 1 minuto.
Nel bicchiere del minipimer, inserire il prezzemolo tagliato grossolanamente, le cipolle private delle foglie esterne gialle o ramate, l’aglio sbucciato, il sale e il pepe.
Frullare finchè tutto è ben tritato.
Cuocere la pasta, scolarla e versarla nel piatto, aggiungere l’olio consentito e buon appetito.


Versione “cicc”
Cipolle, aglio, sale e pepe come sopra e aggiungere 30 g di gorgonzola per ogni commensale.

Nel bicchiere inserire il gorgonzola, l’aglio e la cipolla cotti al MO ancora bollenti (maneggiare con cautela per togliere le bucce), frullare e condire la pasta.
Aggiungere olio a crudo e formaggio.