Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

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Vita genuina di montagna ... Voltois UD

martedì 10 gennaio 2012

Rape e gorgonzola


Oggi vi riporto le sagge parole dei "Tacquini storici, così vi convincete che le rape sono bune e fanno bene.
Questa versione non è proprio light (c'è un pezzetto di gorgonzola in più), ma va da sè che non mi piace lascare minuscoli avanzi, sapendo che agli altri il gorgonzola non piace ... quindi un piccolo pranzo tutto e solo per me.

RAPE e GORGONZOLA
per 1 porzione

1/2 rapa grande
70 g di gorgonzola dolce
10 g montasio grattugiato

Lavare esternamente la rapa, asciugarla e tagliare solo il pezzo che serve.
Sbucciarla, tagliarla a fettine.
In una ciotolina che vada bene nel MO (microonde), alternare fette di rapa con pezzetti di gorgonzola.
In cima terminare con il gorgonzola.
Inserire la ciotola nel MO e cuocere alla massima potenza 850W per 10 minuti.
Estrarre la ciotola (attenti alle scottature), spolverare con il montasio e portare in tavola.
Gnam gnam che goduriaaaa !

Notizie da: http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/aromi---orto---frutti/RAPA-base-alimentare-contadina.html

RAPA base alimentare contadina



Le rape hanno costituito per millenni una delle fonti di sopravvivenza per l'uomo che, scoperta la loro lunga capacità di conservazione, le accumulava per affrontare i duri mesi invernali.
In epoca romana Plinio elencava le rape fra gli alimenti base delle classi più misere, classificandole come terzo prodotto dell’agricoltura, dopo vino e frumento.
Ancora nel Duecento, Salimbene da Parma riferiva della grande importanza di questa pianta, inclusa dai “rustici” (villani) tra i “grani minuti”, assimilata nel valore ai cereali inferiori e ai legumi.
I medici antichi attribuivano alle rape anche il potere di stimolare Venere per la loro capacità di originare gli spiriti ventosi, e Galeno affermava addirittura che queste verdure generavano sperma.
Dal Quattrocento in poi, sulla scia dell’autorità di Galeno, diversi autori italiani classificavano come cibo afrodisiaco, seppure un pò indigesto e adatto a stomaci forti, rapa bollite o cotte sulla brace.
Anche il poeta Ariosto (XV sec.), non sappiamo se con intenti lussuriosi, consumava questa libagione, conosciuta come la “patata” dell’epoca, preferendola alle ricche portate di carni rinascimentali.
Nel XVII sec. a questo ortaggio dedicò diverse ricette il medico Massonio, che lo proponeva per stimolare l’appetito nell’insalata, per rinvigorire nel brodo grasso, per addolcire il palato assieme al miele.
Con il tempo sembra che le rape passarono di moda come afrodisiaco, soprattutto presso le classi più elevate, perché assunsero l’identità di alimento poco raffinato, non certo adatto ad un convivio amoroso.
Oggi in cucina si apprezzano particolarmente i germogli provvisti delle prime foglioline (cime di rapa o broccoletti di rapa), con i quali vengono conditi diversi tipi di pasta, rinomate le orecchiette.
Le rape vere e proprie sono radici ingrossate della “Brassica campestris” varietà rapa. Invece le cime di rapa identificano i racemi ancora non fioriti della “Brassica campestris” varietà cymosa.
Le rape da radice, dette anche rape bianche, crescono preferibilmente con il clima freddo del nord, mentre le cime di rapa si acclimatano meglio al tempo caldo del sud.

La raparientrerebbe nella sfera dei cibi afrodisiaci ... fate felici i vostri mariti ^____^

Storia degli afrodisiaci



Afrodite protettrice d’amore, bellezza e sessualità
Il termine afrodisiaco deriva dal nome della dea greca Afrodite, identificata dai romani come Venere, che nella mitologia era protettrice d’amore, bellezza, sessualità e lussuria.
Tra le tradizioni che descrivono la sua nascita citiamo le due principali:
-una attestata nell’Iliade di Omero, che la vorrebbe figlia di Zeus e di Dione;
-l’altra tramandata da Esiodo, che la indicherebbe nata dalla schiuma (gr. aphrós) formatasi dai testicoli di Urano recisi dal figlio minore Crono, istigato dalla madre Gaia stanca di dover generare una numerosissima prole.
Afrodite, spesso caratterizzata come vanitosa, stizzosa, permalosa, era moglie infedele di Efesto, dio del fuoco. In alcune città greche la bellissima dea aveva una festa a lei dedicata, e i rapporti sessuali con le sue sacerdotesse erano considerati un modo per adorarla.
Celebrata nella letteratura e nelle arti di tutti i secoli, le sue vicende sono state oggetto di numerose raffigurazioni vascolari, musive, pittoriche e scultoree a partire dal VII sec. a.C.
Ritratta spesso assieme a mare, delfini, colombe, cigni, melograni, mele, mirto, rose e limoni, nelle prime opere è illustrata alta, lussuosamente vestita, con uno specchio in mano, poi a partire dal IV sec. d.C. si presenta nuda o seminuda.
Nelle società Greca, Etrusca e Romana si credeva fermamente per motivi magici, religiosi o terapeutici, all’intima connessione tra tavola e letto.
I popoli dell’antichità ricorrevano a molte sostanze ed alimenti più o meno efficaci, sia per gli uomini che per le donne, atte a stimolare e potenziare sessualità, eccitazione amorosa, nonché fertilità e gravidanza. Secondo la magia erano afrodisiaci anche i genitali d’animali e i cibi che nella forma rassomigliando a falli o testicoli.
Durante il Medioevo la categoria degli stimolanti erotici si arricchì sopratutto delle spezie.
Dopo la scoperta dell’America, dal XVII sec. si iniziò ad attribuire anche a pomodori, patate, peperoncini e soprattutto al cacao, una valenza afrodisiaca.
La medicina Settecentesca giudicò stimolanti i tonici (alcol, corteccia di chiana, assenzio), tutti i cibi piccanti e le spezie dall’odore intenso come noce moscata, cannella o vaniglia.
Nell’Ottocento s’iniziò a considerare afrodisiaci anche i cibi ricchi di fosforo quali uova, pesce e formaggi.
Infine, secondo la medicina contemporanea potrebbero svolgere funzione afrodisiaca alimenti e spezie contenenti: sedativi (vino ed alcolici), ormoni (ginseng), neuromodulatori (cacao e fave), vasodilatatori (aglio), irritanti e congestionanti (pepe).

lunedì 9 gennaio 2012

Polenta e latte


Dopo le feste vi interessa qualche cosa di fresco, digeribile e appetitoso ? Se non esagerate con i quantitativi, sazia molto bene e vi tiene lontani da tentazioni.
In montagna Carlo ed io ceniamo spesso così alla spartana e ad onor del vero ci piace tornare indietro nel tempo ... quando polenta e latte era quasi la norma per la cena serale.

POLENTA e LATTE
Per 2 porzioni
(avanza della polenta ... ma non preoccupatevi, viene sempre bene)

1/2 kg di farina di polenta (prepararla come al solito)
1 lt di latte intero (bollito e lasciato raffreddare)
1 pizzico di sale

Versare la polenta nel tagliere e preparare il latte nelle scodelle con un pizzico di sale.
Ogni commensale si versa nel latte il quantitativo di polenta che desidera e se la gusta a cucchiaiate.

*** Il sale permette una maggiore digeribilità del latte ma ne basta giusto un pizzico

Se desiderate, due spinaci passati nel burro e spolverati di formaggio non fanno male.

Io di solito mi mangio la mela cotta dopo la polenta con il latte, Carlo preferisce verdura e il suo pezzetto di formaggio.

L'immancabile crosta di polenta che mi esce agevolmente dal paiolo e un pezzetto di polenta rimasta. (un pezzo se l'è portato via mio cognato).

Baccalà olive e patate













Eddai, in tutta lo bloggosfera ci sono pochi amanti del baccalà, ma che vi devo dire io mangerei solo quello e vi lascerei tutte le carni che volete.
Questa è una preparazione semplicissima e molto gustosa, se vi va di provarla vi dico subito che hanno mangiato molto volentieri anche i miei nipotini ( Martino 4 anni e Marco quasi 2) che fra l'altro si sono divertiti ad infilare i ditini nelle olive snocciolate ^___^.


BACCALÂ OLIVE E PATATE
Per 6 porzioni

3 pezzi di baccalà già dissalato (circa 600 g)
5 patate di media grandezza
olive verdi snocciolate
OCCHIO al sale
olio di oliva
pepe se gradite

Inserire il baccalà in un pentola con abbondante acqua fredda, appena inizia il bollore abbassare la fiamma e cuocere per 20 minuti circa.
Spegnere la fiamma e lasciare riposare nella sua acqua per 1/2 ora.
Intanto sbucciare le patate, lavarle e tagliarle a pezzetti della grandezza da voi desiderata.
Scolare con il mestolo forato il baccalà e versarlo in una terrina.
Nella stessa acqua cuocere le patate, prima di scolarle scaldare insieme anche le olive.
Mentre cuociono le patate disfare il baccalà ... con una leggera pressione delle dita, si apre a scaglie da solo.
Togliere le eventuali spine rimaste e sopra versare 1 bicchiere di acqua di cottura e le patate con le olive sgocciolate.
Aggiustare di sale ma solo se necessario.
Condire con buon olio e servire caldo.


sabato 7 gennaio 2012

Auguri anno 2012


Anche l'Epifania se n'è andata ma vi auguro di tutto cuore un anno migliore di tutti quelli passati.
Tantissimi auguri a voi ed alle vostre famiglie.
Mandi

sabato 10 dicembre 2011

Polpette Ikea


All'Ikea avevo acquistato le polpette surgelate, pensando che prima o poi sarebbero venute a fagiolo. (Le ho assaggiate una volta a pranzo al loro ristorante e mi erano piaciute).
Domenica scorsa telefona Orsino e si prenota per cena con Maria.
Mamma premurosa chiede ...
cosa ti preparo ?
- e di rimando ... ma nel congelatore non hai le polpette Ikea ?
mannaggia ... ^___^ e che ne sai tu ?
... cavolini non gli sfugge niente

E allora vai di polpette Ikea

Cuocere le polpette con un velo di olio come da istruzioni. (La prossima volta le cuoccio al forno)

Purè ... istantaneo (ne tengo sempre in casa, mi servono i fiocchi per addensare i sughetti li metto al posto della farina) ... non avrei fatto in tempo a cuocere le patate.

Sughetto ...mi è venuto veramente buono:
Preparare il burro fuso con dentro una foglia di cipolla, (il burro deve diventare color nocciola)
A parte sciogliere in pochissima acqua molto calda 1/2 cucchiaino di estratto di carne.
In una tazza stemperare in altra acqua calda 1 cucchiaio di farina (si saranno formati un pò di grumi ma non preoccupatevi, alla fine la aggiungete passando il liquido attraverso un colino).
Quando il burro è pronto, toglierlo dal fuoco, lasciarlo leggermente raffreddare, aggiungere l'estratto di carne sciolto e il liquido con la farina filtrato.
Portare a bollore il sugo e cuocere per qualche minuto.

Servire le polpette con il purè e bagnare tutto con il sughetto.

Cotti e spariti


Pierluigi è l'unico nipote che ho da parte mia, mi telefona giovedì mattina alle 8,30 e mi dice ...
zietta, vengo a trovarti ... me la prepari la tortina buona vero ?
- e va bene ma guarda che di nesquick alla banana non ne ho più
non ha importanza zia, mettici un pò di cacao che Aurora la mangia più volentieri. (Aurora è la sua bambina di 9 anni - la mia bisnipote).

In forno avevo già uno strudel fatto con le sfoglie pronte, giusto per smaltire un pò di marmellata di mirtilli fatta in estate e un pò di noci.
Sfornato lo strudel ho fatto una normale Margherita con cacao dolce.
Quando ho chiesto:
Pier, lo volete un pezzetto di strudel ? (pensando di offrire il dolce con caffè o succo di frutta) ...
- la risposta ... ^___^ ahaa non me lo dai da portare a casa ? :-))))))

E vuoi dirgli di no ???
Orsogrigio ridacchiava e commentava ... oggi la zia cresce di mezzo metro ... porti via strudel e torta e lei si rimbocca le maniche e ne prepara un'altra ^______^
E sì, in casa non rimango mai senza un dolcetto fresco ... io ci metto pochissimo zucchero per poterne mangiare qualche pezzettino, loro si lamentano perchè è poco dolce ma fanno fuori tutto.








giovedì 8 dicembre 2011

Patata americana dolce al gorgonzola


Non penserete che l'altra mezza patata americana dolce sia rimasta in un angolino vero ?
Maddai, in frigorifero c'era un pezzetto di gorgonzola che occhieggiava felice e non ci ho pensato due volte ^_____^

PATATA AMERICANA DOLCE al GORGONZOLA
per 1 porzione

1/2 patata lessata vedi qui
30 g gorgonzola
1 cucchiaino di olio

Tagliare la patata a rondelline e distribuirla nella ciotolina.
Distribuire l'olio sopra alle patate
Infiocchettare con dei pezzetti di gorgonzola.
Inserire la ciotola nel MO per 2 minuti alla massima potenza 850 W
Servire caldo
slurp ... da sbav ^____^

Le patate americane dolci vengono consumate fresche (lesse, arrostite in forno o sotto cenere per chi è legato alla tradizione).
Si prestano per preparare piatti molto delicati e dolci. Una parte della produzione è destinata all’agroindustria.
Viene chiamata normalmente “patata”, ma sarebbe più giusto chiamarla “batata”. Il suo nome scientifico è Ipomoea Batatas e appartiene alla famiglia delle Convolvulaceae.
Non ha quindi niente a che vedere con la patata comune che appartiene alla famiglia delle Solanaceae, la stessa dei pomodori.
Condividono l’origine: entrambe sono originarie delle Americhe e sono arrivate in Europa con i primi esploratori.