Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

domenica 13 dicembre 2015

13 dicembre S.Lucia



Bene, è da tanto che mi dicono che l’annite influenza ricordi lontani ma che sono sempre vicini e vengono a galla quando meno te lo aspetti.
Ho cambiato casa e regione alcune volte, ho imparato usanze e costumi di altre genti e ho potuto conoscere la tradizione di S. Lucia.
A Trento la tradizione di Santa Lucia è molto sentita e il primo anno una nuova amica mi aveva regalato un paio di piccoli zoccoli, perché sapeva che avevo iniziato una collezione di questi zoccoletti.

13 DICEMBRE S.LUCIA

Tutto è partito domenica scorsa, la mia amica Nazaria mi ha regalato un prezioso libretto di mestieri in via di estinzione, scritto dal suo papà:
    “MALVIS E STIELIS - Giovanni Zatti ”.
Caso vuole che appena ho aperto il libretto a caso, si è aperta la pagina
IL DÀLBIDAR, colui che costruiva gli zoccoli:

Foto ripresa dal libro - fatta io

Il Dàlbidar è così chiamato l’artigiano costruttore di “dàlbidis” o “scroi”, specie di calzature in un unico pezzo di legno, privo di incollature di sorta.
L’addetto sceglieva personalmente nel bosco, le piante idonee, con il giusto diametro, adatto per sagomare il pezzo nelle dimensioni volute, ed evitare la scheggiatura e sgrezzatura.
Legname usato
Le essenze latifoglie preferite erano:
acero montano         àjer o àer                      acer pseudoplatanus
acero riccio              clem                              acer platanoides
ontano                      àl                         alnus glutinosa
pioppo                      pòul                    populus alba
betulla                      bedòl                             betula alba
noce                          nujâr o cocolâr            juglans regia
Di quest’ultimo si usava solo l’alburno più tenero e leggero del restante legno “blancùm di nujâr”.
La parte ottima, la più ricercata, era la più bassa del tronco, la più vicina all’apparato radicale, che non presentava possibili spacchi né incrinature radiali del legno.
Dall’acero montano e dall’acero riccio si ricavavano, grazie alla bianchezza del legno “lis dàlbidis di fiesta” e “li sdàlbidis di cjàsa”.
Le altre essenze più tenere, venivano impiegate per calzature da usarsi nei campi e nei lavori di stalla.
Quelle fin qui descritte venivano chiamate “dàlbidis di planèla”.
Sui pendii erbosi e nei lavori boschivi si calzavano “lis dàlbidis di glacìns”.
Erano più robuste delle altre, sempre di acero, e nella parte di contatto col terreno, avevano delle tacche, una in corrispondenza della regione avanzata tarsiale, l’altra al calcagno.
Evidenziavano un ferro a tre punte applicate alla tacca anteriore e uno a due punte in quella posteriore. Questi ferri erano chiamati “glacìns”.
Talora veniva installato un chiodo, in corrispondenza dell’arcata del piede “sfals dal pît” che serviva a tenere un’agevole equilibrio sulle piante e sui tronchi al momento della sezionatura.
Nelle “dàlbidis di planèla”, ad evitare il logorio delle tacche, veniva applicato un pezzo di suola di vecchi “scarpets” e negli ultimi tempi sottili suole di gomma zigrinata.
Con questo sistema era possibile evitare anche lo slittamento nei transiti sul ciottolame “codolât” o su tratti gelati.
La tenuta del piede era assicurata da una striscia di cuoio “il traìn” che, inchiodata trasversalmente da una sponda all’all’altra della “dàlbida” tratteneva il piede senza che ci fosse il pericolo di sfilamento della calzatura.
Il “traìn" era normalmente di pelle di vitello che, data la morbidezza, si adattava maggiormente di altri cuoi alla flessione del collo del piede. (seguono poi tutte le fasi di lavorazione, con attrezzi vari che qui non vi iporto).
Testo preso integralmente dal libro del Signor Giovanni Zatti, 
regalatomi dalla figlia Naszaria

 foto presa dal web

  foto presa dal web

  foto presa dal web

 Grazie a questo, vi riporto un ricordo della mia infanzia, quando ancora gli zoccoli erano in auge.
Sin qui abbiamo parlato di una realtà montana, ma io che sono nata in pianura in mezzo alle risaie, ricordo che tanti anni fa in campagna erano soliti calzare “i socal” (in dialetto lomellino).
Non c’era nessuna differenza, cambia il nome dialettale ma la modalità di lavorazione era uguale.
Noi bambini cordialmente li odiavamo perché se non si prestava attenzione, si rischiava di procurarsi qualche bella botta ai malleoli e quindi viaggiavamo allegramente a piedi scalzi.
Quando gli adulti rincasavano dal lavoro, si udivano i loro passi provocati dallo scricchiolio degli zoccoli sulla strada sterrata.
Tanti anni fa l’inverno era duro, le nevicate copiose ma i “socal” riuscivano ad isolare i piedi dall’umidità. Riparando poi i piedi con calzini pesanti di lana lavorati ai ferri, i piedi si riscaldavano maggiormente.
In quelle gelide sere invernali, noi piccoli eravamo a letto molto presto, ma altrettanto presto ci alzavamo al mattino per correre svelti vicino al fuoco del camino che alle 5 già scoppiettava.
Ricordo la frugale colazione che facevano il nonno e gli zii … polenta e latte fresco della mungitura della sera prima.
Gli zoccoli del nonno erano insieme a quelli degli zii accanto al camino a riscaldarsi.
Poi c’era un rituale che mi è rimasto sempre impresso.
Nonna seduta su uno sgabellino che metteva una pezza appoggiata a terra con sopra del fieno secco, il nonno, che già indossava le calze pesanti, appoggiava un piede, nonna glie lo avvolgeva  e poi lo aiutava ad infilarlo nello zoccolo e così anche per l’altro.
Poi nonna si alzava, si salutavano e il nonno partiva per i lavori dei campi.
L'amore e l'attenzione che c'erano in questi gesti erano straordinari e non li ho mai dimenticati.


 Se vi capita, leggete anche il libro L’albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi, da cui è stato tratto un bellissimo film che ha avuto tanto successo decenni fa.


Fotografie mie
































Vi auguro una buona lettura, sicura che molti di voi ricorderanno quei tempi.

martedì 8 dicembre 2015

Baccala' di Zio Paperone










Baccalà, quanto lo amo ... questo è un ottimo periodo per portarlo in tavola, semplicemente bollito, impanato, in insalata, insomma è un ottimo pesce versatile che si gusta volentieri anche in umido con una polenta bella calda.
Questa volta ho voluto provare una preparazione pensata lì per lì. Il baccalà era poco, però una bella fetta di zucca mi faceva l'occhiolino.
Mi sembrava di essere Paperon dei Paperoni nel racconto della zuppa coi bottoni ^________^
Ma leggetevi la ricetta così capirete perchè l'ho chiamato baccalà di zio Paperone ... successo strepitoso.

BACCALA' di ZIO PAPERONE
per 4 porzioni

500 g baccalà salato
1 fetta di zucca
5 patate ottime di montagna
20 olive nere snocciolate
olio
sale pepe e 1 pizzichino di origano

Dissalare il baccalà e lasciarlo in ammollo per 24 ore perchè si riprenda, cambiando spesso l'acqua di deposito.
Portare a ebollizione l'acqua con il baccalà, abbassare la fiamma e cuocerlo 15 minuti.
Estrarlo con la schiumarola e appoggiarlo su un piatto a raffreddare.
Nella stessa acqua bollire le patate sbucciate, lavate e tagliate a pezzi. Le ho lasciate a bagno con acqua e aceto bianco per 1/2 ora, scolarle e cuocerle per il tempo necessario.
Estrarle con la schiumarola e conservarle in una terrina.
Nella stessa acqua cuocere la zucca tagliata a pezzetti.
Estrarla con la schiumarola e aggiungerla alle patate, e conservare l'acqua di cottura.
In una terrina mettere il baccalà disfatto, le patate e la zucca.
Mancava un tocco in più e quindi ho aggiunto le olive.
Ho condito con olio, sale e pepe e ho aggiunto mezzo bicchiere di acqua di cottura.
Mescolare ... manca qualche cosa ... ed ecco il tocco magico un pizzico di origano profumato.
Buono, buono da rifare molto presto.






domenica 6 dicembre 2015

Verzottino ai ciccioli di pancetta affumicata










Nati sotto a un cavolo ??? naàààà ma i cavoli sono ottimi e fanno bene alla salute.
Del verzottino vi avevo già parlato e questa volta ve lo consiglio grattugiato fine e condito con ciccioli di pancetta.
Lo trovate anche qui  
http://ilfogolar.blogspot.it/2015/02/cavolo-verzotto.html 
e questo l'ho fatto come accompagnamento alla tortilla.


VERZOTTINO ai CICCIOLI 
di PANCETTA AFFUMICATA



Verzottino tagliato fine fine a mandolina e pancetta affumicata abbrustolita.

giovedì 3 dicembre 2015

Tortilla di baccalà e zucca









Doveva venirmi una tortilla alta, bella, buona, e invece per poco non faccio un disastroso spetascio. Così doveva venirmi ma ..... foto recetolandia.com
il diavolo fa le pentole e non i coperchi.
Per lavori in cucina, non ho ancora sistemato tutte le mie mercanzie eee ... come fai a girare la tortilla se non hai il coperchio liscio o un piatto più grance della padella ???
Io ve lo dico e sono sicura che sarete molto più brave di me e riuscirete a cuocere la tortilla intera.


TORTILLA DI BACCALA' E ZUCCA
per 3 porzioni
600 g baccalà surgelato (3 trancetti da 200 g cad.)
3 uova
1 fetta di zucca arrosto (l'avevo già pronta)
burro
sale q.b.

Cuocere il baccalà sino a cottura completa ( e senza condimento).
Appoggiarlo su un piatto e disfarlo con i rebbi della forchetta, insieme alla zucca.
In una terrina sbattere le uova con un pizzico di sale, aggiungere baccalà e zucca e mescolare con cura.
Lasciare risposare finchè tutto è freddo.
In una padella sciogliere il burro (quantità a piacere)
Lasciarlo dorare leggermente e unire tutto l'impasso preparato.
Agitare la padella in modo che il preparato si appiattisca e non attacchi nulla.
Appena la tortilla è cotta da una parte, giratela aiutandovi con un coperchio o un piatto più grande della padella.
A mezza cottura aggiustare di sale se serve.
Buon appetito
Accompagnato con verzottino tagliato a mandolina e pancetta fritta. Ricetta nel prossimo post.

Baccalà in cottura

Baccazlà disfatto con la zucca schiacciata

Uova sbattute con un poco di sale

Preparato pronto

Tortilla in cottura

Tortilla girata

Porzioncina per me

lunedì 30 novembre 2015

Coniglio con patate e borretane in Pressione









La nonna Losetta la possiamo chiamare nonna Smemorina.
Ci tenevo tanto farvi vedere le foto di questa preparazione ma ci crediate o no, la pietanza era bella calda e profumata che non abbiamo aspettato un minuto di più e quindi alle 12 meno 10, Maritorso ed io eravamo già a tavola. Alla fine, quando eravamo ben sazi, mi sono ricordata delle foto da fare.
E da bravi portate pazienza, la memoria è labile ma l'appetito non manca mai.

CONIGLIO con PATATE e BORRETANE
in Pentola a Pressione
per 2 porzioni

1/2 coniglio (coscia, spallotta, filone della schiena)
1 dado knorr di sugo bruno
6 patate piccole
1/2 kg di cipolline borretane
1 gambo di sedano
Sale un poco

Inserire nella pentola a pressione il coniglio, il dado e 1/2 lt di acqua fredda.
Chiudere la pentola e cuocere 20 minuti a partire dal fischio della valvola di sfiato.
Spegnere il fuoco, togliere il coniglio e tenerlo in caldo
Inserire le patate sbucciate, lavate, tagliate solo a metà e tenute a bagno nell'acqua fredda.
Chiudere il coperchio e cuocere 5 minuti a partire dal fischio.
Spegnere di nuovo il fuoco, togliere le patate e conservarle con il coniglio.
Aggiungere le cipolline borretane mondate e tagliate a metà.
Chiudere il coperchio e cuocere per 3 minuti.
Spegnere definitivamente il fuoco, togliere il coperchio e unire patate e coniglio.
Rimane abbastanza sughetto
NO CONDIMENTO, è sufficiente il dado.