Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

mercoledì 16 ottobre 2013

Sfilata di modelle a 4 zampe

Dopo tanto freddo, domenica 13 ottobre è tornato l'ultimo branco di mucche dagli alpeggi di alta montagna.
Queste erano un numero veramente consistente, tornavano da una malga nei pressi di Casera Razzo, un paese ancora più in alto di Sauris di Sopra.
Quindi da Casera a Sauris ci sono 8 km circa ... da Sauris ad Ampezzo ci sono 15 km circa ed è già un bel percorso per quelle povere bestioline che camminano ruminando l'ultima erba divorata anche per strada.
Da Ampezzo dovevano affrontare ancora un pezzo di strada sino a Enemonzo e finalmente avrebbero potuto dormire nella loro stalla ben pulita e arieggiata.
Devo dire che queste Signorine hanno fatto una bella passeggiata, scortata da tanti amici e sostenitori ... una sfilata di modelle dal manto fulvo e rosso.
Hanno avuto anche l'onore di essere scortate dai vigili locali, perchè anzichè passare dall'asilo come tutte le altre, hanno attraversato la via Nazionale del paese.
Bravissime modelle, si sono comportate bene ... peccato che non erano dotate di campanacci (per questa trasferta sono state graziate), altrimenti saremmo stati allietati anche da una buona e allegra musica.

SFILATA di MODELLE a 4 zampe



Mucche al ritorno dai pascoli a metà settembre

Mucche dirette a Oltris ... passate per la strada parallela alla via Nazionale ... passano davanti all'asilo per la felicità dei bambini. Rosanna chiude le fila delle mucche ... Rosanna è una delle mie tante amiche.


Il mio amico custode delle mucche convinto


Ecco le Signorine della sfilata che attraversano il paese passando per la Via Nazionale


Eccole, si erano attardate davanti alla vetrina del negozio delle scarpe ... volevano cambiare scarpe ???


Si sono soffermate anche davanti alla panetteria ...chissà che fame !!!


Vitelliniiii ! il gruppo di vitelli più consistente era collocato su un camion ma erano più piccoli di questi.


Queste invece mi hanno salutato cordialmente con un bel Mhuuuuuu !!!


La sfilata continua


Ad assisterle c'era anche il vicesindaco di Ampezzo la Signora Lorena con suo fratello


Ecco, dietro altri vitellini e poi mi fermo qui perchè ne avrei ancora tante, ma la sfilata diventerebbe infinita.


Il bel cawboy è un componente di questa :


Che ha aperto un negozio di macelleria e rivendita formaggi anche qui ad Ampezzo già da tempo.
La sede della Bontà dei Pascoli è a Enemonzo in Via Nazionale 6.

Buon divertimento

Crème Fraîche

Quante volte abbiamo letto in tante ricette l'uso della Crème Fraîche che è difficile trovare in commercio, quella che vedete in foto la trovavo alla Slunga di Milano ... lo trovavo al Natura Sì e so che si trova anche alla Lidl ma qui in montagna è difficile trovarla.
Alla fine un anno fa mi sono decisa a prepararla in casa ... sul veb ci sono tante ricette uguali e quindi mi sono arrangiata.
A me piace molto spalmata sulle patate lesse e quindi di tanto in tanto me la preparo volentieri.


CRÈME FRAÎCHE

Ingredienti
panna: 100 ml
yoghurt magro greco: 100 ml
succo di limone: 1 cucchiaio
sale: qb

Versare in una ciotola lo yogurt greco e la panna, mescolare bene e poi aggiungere un pizzico di sale ed il succo di limone.
Mescolare per amalgamare tutti gli ingredienti.
Coprire la panna acida o Crème Fraîche con la pellicola trasparente e lasciare  rassodare in frigorifero per 30 minuti.

*** La Crème Fraîche va tenuta in frigorifero in un vaso a chiusura ermetica. 

giovedì 10 ottobre 2013

Risotto alla milanese

Nonostante io sia milanese di adozione da ormai 60 anni, non vi ho ancora parlato del nostro classico
" Risott giald à la milanese " o per lo meno ve lo avevo raccontato sotto un'altra veste con una ricetta che usavo di tanto in tanto ... ma da quando ho ritrovato la ricetta che mi aveva regalato la mia vicina di casa, milanese doc, ho ripreso a farlo così.
Bello caldo, colorato, buono fatto con tutti i sacri crismi ... eee, mi raccomando il midollo non deve mancare 
altrimenti rimane un risotto eretico.
Preferisco il riso Carnaroli per questo risotto ma i meriti di una buona riuscita, valgono anche per gli altri due tipi di riso ... è solo questione di gusti.


RISOTTO alla MILANESE
per 6 porzioni

400  g riso Vialone, Arborio o Carnaroli
90 g di burro
midollo di bue
½ cipolla bianca o ramata
½ cipolla
1 bicchiere di vino bianco secco
1 bustina di zafferano ... a volte me ne scappano due per dare un bel colore giallo
50 g di parmigiano grattugiato
brodo di carne più buono è e meglio è.

In una casseruola dai bordi alti inserire la cipolla affettata sottilmente, il midollo tritato e 60 g circa di burro.
Rosolare a fuoco basso ed evitare che la cipolla prenda colore.
Aggiungere il riso e lasciarlo tostare con i grassi, mescolando spesso con un cucchiaio di legno per qualche minuto.
Versare il vino e appena è evaporato unire brodo bollente pieno piano man mano che il precedente brodo è stato assorbito.
Il risotto deve cuocere “all’onda”, ovvero i chicchi devono essere cotti al dente e non devono essere attaccati uno all’altro.
Il risultato finale deve essere un riso cremoso.
Aggiungere lo zafferano solo poco prima di togliere il riso dal fuoco, il burro rimasto a pezzetti e il parmigiano per la mantecatura.
Servire molto caldo con formaggio grattugiato per chi ne gradisce ancora.

LA LEGGENDA DI ZAFFERANO
Ecco come è nato il piatto tipico meneghino.
La pianta era usata fin dall'antico Egitto ed era simbolo di benessere e prosperità.
Ecco la famosa quanto semplice ricetta del cosiddetto risotto alla milanese, o, come lo chiamano i milanesi, risòtt giald, che deve la sua fortuna a un particolare ingrediente, lo zafferano, una pianta il cui fiore, di un colore che varia dal lilla chiaro al viola purpureo, contiene tre fili rossi, da cui si ricava la caratteristica polvere, usata nell'industria dei liquori, come condimento, ma anche come digestivo e stimolante nervoso.
I paesi dove si coltiva sono la Persia, l'India, la Spagna e la Grecia.
Il nome zafferano deriva dall'arabo zaafaran; i latini, invece, lo conoscevano sotto il nome di crocus, genere di pianta che secondo la mitologia greca ha avuto origine dall'amore di Croco per la ninfa Smilace, a cui si erano opposti gli dei, che trasformarono lei nella pianta del tasso e lui in quella dello zafferano.
Secondo la tradizione romana, invece, Mercurio, dio del commercio, durante una gara di lancio del disco colpì involontariamente il suo amico Croco e, affinché gli uomini non lo dimenticassero, fece tingere del suo sangue il fiore dello zafferano.
La sua diffusione è seguita all'invasione della Spagna da parte degli Arabi (756 d.c.), che cominciarono a commerciarlo con gli altri paesi che si affacciavano sul Mediterraneo.
Essendo ancora una spezie rara e pregiata, leggi molto rigide vietavano l'esportazione dei bulbi di zafferano dalla Spagna, che così ne mantenne il monopolio commerciale, fino a quando, sotto il regno di Filippo II (1527-98), un padre domenicano, tal Santucci, riuscì a sottrarne piccole quantità che portò nella sua terra d'origine, l'Abruzzo.
Già sotto gli Sforza, lo zafferano faceva la sua comparsa negli eleganti banchetti milanesi (dove, tra l'altro, era diffusa l'usanza di ricoprire con una sottile foglia d'oro le vivande servite a tavola), ma la leggenda vuole che, soltanto nell'anno 1574, fu utilizzato in modo del tutto casuale nella preparazione del famoso risotto giallo, detto da allora alla milanese. Secondo un manoscritto che oggi si trova alla biblioteca Trivulziana, infatti, Mastro Valerio di Fiandra, fiammingo di origine, all'epoca lavorava alle vetrate del Duomo di Milano (sue quelle di Sant'Elena), affiancato da un assistente che aveva soprannominato Zafferano, per la sua mania di mescolare un po' di giallo in qualunque tinta usasse.
Per scherzare, un giorno il maestro gli disse che continuando così avrebbe finito per mettere del giallo anche nel risotto.
Zafferano lo prese in parola e il giorno delle nozze della figlia di Valerio, si accordò con il cuoco incaricato del banchetto e fece aggiungere dello zafferano al riso, di solito condito con il solo burro.
La ricetta ebbe successo, grazie non solo al gusto saporito dello zafferano, ma anche al suo colore giallo oro, sinonimo di allegria e quindi adeguato alla circostanza.
In Italia le sole zone dove si produce lo zafferano sono la Sardegna e le terre intorno a L'Aquila; per questo da sempre i milanesi chiamano la famosa polverina zafferano d'aquila, alimentando la falsa credenza che abbia qualcosa a che fare con i rapaci; la convinzione si è talmente radicata che, nei negozi, si è cominciato a pubblicizzarlo con un falchetto impagliato.
La tradizione vuole che lo zafferano, fin dall'antichità, fosse simbolo di ricchezza materiale e spirituale, nonché sinonimo di benessere, abbondanza, gioia e serenità; inoltre, secondo più di una cultura, la sua particolare sfumatura di colore è associata all'immortalità.


mercoledì 9 ottobre 2013

Tortiglioni alle verdure con taleggio

Domani è un altro giorno e mi dedicherò al ripristino del blo.
Per oggi vi metto questa buona ricettina, il taleggio me lo aveva portato il mio bimbo da Milano lo scorso fine settimana.
La foto l'avevo fatta tempo fa ad una immagine apparsa su un giornale .......
La pasta ... da baffi e controbaffi




TORTIGLIONI  alle VERDURE 
con TALEGGIO        
per 4 porzioni

200 g tortiglioni
50 g taleggio
50 g melanzane
20 g olive nere snocciolate
Foglie di basilico a piacere
2 uova
3 pomodorini rossi maturi
Olio ex v.
Sale e pepe

Scottare i pomodorini in acqua bollente per 1 minuto, pelarli e tagliarli a dadini.
Cuocere le uova sode, sgusciarle e tagliarle a dadini.
Tagliare a metà le olive.
Tagliare a  dadini anche le melanzane .
Rosolare tutto nell’ olio a fuoco vivace per una decina di minuti.
Cuocere i tortiglioni e scolarli al dente.
Condire con le verdure rosolate con sale e pepe.
Mescolare bene e disporre la pasta in una pirofila da forno.

Infiocchettare la pasta con il taleggio e gratinare in forno

Taleggio DOP
Formaggio molle da tavola prodotto prevalentemente in Lombardia: il nome gli deriva dalla natia Val Taleggio nella provincia di Bergamo.
LA STORIA
Formaggio molle da tavola prodotto prevalentemente in Lombardia con alcune incursioni fuor di regione: nel Novarese e nel Trevigiano; il nome gli deriva dalla natia Val Taleggio nella provincia di Bergamo, tuttavia dalla fine dell’Ottocento fino all’inizio del 1900 era classificato come una qualità di Stracchino o anche di Quartirolo col nome di “ Stracchino quadro di Milano”; è del 1914 la definizione di “Stracchino quadro di Taleggio” e si dovrà attendere ancora una decina d’anni perché l’appellativo odierno faccia la sua comparsa.
Nasce, come molti formaggi alpini, dall’esigenza di conservare il latte avanzato dal consumo casalingo, era prodotto familiarmente e stagionato in grotte locali (rinomate quelle della Val Sassina), utilizzato come merce di scambio secondo numerose testimonianze risalenti fino al 1200.
Notizie da http://www.academiabarilla.it/ricette/formaggi-1/taleggio.aspx

martedì 8 ottobre 2013

Arrabbiatissima con google

Sono paziente e spero sempre che le vie del Signore siano infinite …
Ma sangoogle è uno scassamaroni !
Ormai sono 4 anni che ho il blog e ora è la seconda volta che mi scombina la prima pagina del blog.
I gadget su due colonne sono sovrapposti e alcuni li ho dovuti persino eliminare; niente di che, ma ci sono affezionata e mi secca parecchio se altri mi scombinano tutto.
Ma questo santogoogle, lo sa che ci sono anche i bradipi informatici che non sanno come barcamenarsi ?
Sono talmente arrabbiata che non sono ancora riuscita a trovare l’assistenza, questa la racconta lunga.
Ormai sono 12 giorni che ho la prima pagina disfatta, speravo che fosse rimessa a posto dai responsabili google … ma quelli mica hanno l’aureola … non pensano a chi di informatica non se ne intendono.

Chi di voi mi può aiutare ???
Altrimenti ditemi a chi e come mi devo rivolgere per risolvere il mio problema, non mi va proprio di cambiare impaginazione, questa mi è sempre piaciuta e pensavo che fosse definitiva.

Scusate lo sfogo ma sono veramente amareggiata per questo comportamento scorretto … non un avviso, nulla di nulla.

venerdì 27 settembre 2013

Damigiane regalasi

Nel nostro piccolo paradiso hanno abbattuto un vecchio mulino situato vicino all'asilo e a casa mia.
Non sono riuscita a conoscere la storia di questo vecchio mulino denominato "mulino di Pezza" (Pezza è il nome del vecchio proprietario commerciante in generi alimentari qui in paese).
I muri erano pericolanti e alla fine hanno provveduto ad abbatterlo.
Ho alcune foto di quelle poche cose che conteneva, ma questa è una curiosità alla quale non ho saputo resistere, tre damigiane in buono stato, lavate sistemate bene e con un bellissimo e garbato cartello che invitava chiunque avesse avuto bisogno delle damigiane di prenderle tutte o anche una sola e che non c'era nulla da pagare.
Si sa, qui la discarica è lontana e la benzina ha un costo ... regalandole così gentilmente il proprietario non aveva alcun costo per eliminarle e il o i nuovi possessori avevano della merce ancora in buono stato.
Delle altre foto vi parlo in seguito.

DAMIGIANE REGALASI
La traduzione non ve la faccio, è abbastanza chiara.









giovedì 26 settembre 2013

Salsa piccante per uova sode

Lo so, la foto non è mia ma mi è venuta in mente una bella ricettina di nonna Maria e non potevo aspettare a farvela, tanto più che va a finire che poi passa qualche giorno e non mi ricordo più.
Altra cosa, nonna con un colpo secco tagliava le uova a metà come questo ... per quanto ci abbia provato, mai ci sono riuscita anche perchè il coltello va dove vuole lui ... mai dove dico io, neppure quando taglio un pollo ^_______^.
Teneva in una mano semiaperta l'uovo, nell'altra mano aveva un coltello non proprio da tavola e con un colpo secco riusciva a tagliare l'uovo senza sgretolarlo e sopratutto senza tagliarsi, veniva proprio come questo.
Lei poi con la punta del coltello riusciva ad estrarre l'uovo dal guscio ... io invece ho bisogno di sbucciare tutto e poi di tagliarlo a metà.
Questa pietanzina o antipastino era spesso presente nei pranzi di Natale o Pasqua o quando qualche volta arrivava qualche parente a trovarci.

Caro cugino Renzo, leggiti tutto e poi confermami ^____^  - Fabrizio è da un pò che non lo sento


SALSA PICCANTE per UOVA SODE
porzioni: calcolare 1 uovo a testa

1 pezzo di pancetta tesa e magra (oggi è preferibile il prosciutto o lo speck)
capperi se li avete e sopratutto se piacciono
1 spicchiolino di aglio
1 buona manciata di prezzemolo
qualche foglia di basilico a piacere
acciughe dissalate (oggi c'è chi usa i filetti sott'olio)
1 limone
poco sale grosso
e qui ahimè casca l'asino ... una volta di olio ce n'era poco ed era costoso e quindi nonna usava lo strutto ...
dite quello che volete ma quelli erano profumi e sapori veri di un tempo.

Cuocere le uova, (io le sguscio), le taglio a metà per il lungo e le appoggio in un piatto possibilmente fondo.
Preparare un battuto di pancetta tesa con capperi se piacciono, aglio poco e ben tritato insieme al prezzemolo e un paio di foglie di basilico.
Soffriggere con dolcezza in abbondante olio per pochi minuti.
Aggiungere alcuni filetti di acciuga e mescolare finchè si sono completamente sciolti.
Aggiungere il succo del limone, amalgamare e ricoprire le uova con questo buona salsina.

*** noi bambini sapevamo che i grandi preferivano mangiare la carne e quindi per noi era scontato che anzichè mezza porzione ne avevamo una intera e a volte anche più.
La puccetta rimasta ce la giocavamo sempre fra noi bambini con la polenta avanzata che in casa di nonna non mancava mai.