Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

lunedì 31 gennaio 2011

Sope cu' lis tripis - trippa in zuppa

Ecco un’altra di quelle cose che mi fanno impazzire insieme al baccalà. Carlo la mangia volentieri mentre Matteo, che da piccolo la gradiva, ora la rifiuta … bòòò, vallo a capire, in ogni caso in inverno la faccio abbastanza spesso … evitando naturalmente accostamenti poco dietetici (come in questo caso lo strutto e la pancetta).
Questa è una preparazione tipicamente friulana, che faceva mia suocera ma anche altre signore della montagna mi hanno detto che la fanno così.
Le foto sono mie (di altra ricetta). La foto di questa preparazione non c’è.

SOPE cu’ LIS TRIPIS – TRIPPA IN ZUPPA


per 4 persone


800 g trippa – foiolo e beretta (già sbiancata – cotta)
1 costa di sedano grande
1 cipolla grande ramata (bionda)
3 spicchi d’aglio
1 carota
1 cucchiaio di strutto
3 chiodi di garofano
formaggio montasio grattugiato
sale e pepe

Tagliare a strisce il foiolo, la baretta e risciacquarle sotto acqua corrente molto bene.
Lasciarle sgocciolare e intanto preparare nel tegame il soffritto con lo strutto, la pancetta tagliata a dadini, la cipolla, l’aglio, il sedano, la carota e appena inizia a friggere unire la trippa.
Lasciare insaporire e poi unire l’acqua bollente sufficiente perché il preparato rimanga brodoso e i chiodi di garofano.
Salare, coprire il recipiente e cuocere per due ore o più.
Dividere la zuppa in piatti fondi e spolverare con abbondante formaggio e pepe macinato al momento.
Servire con fette di pane tostato o crostini di pane.


Un pò di notizie

La trippa è una frattaglia che fa parte del quinto quarto ed è costituita dalla parte di apparato digerente del bovino compresa fra esofago e stomaco; dopo la macellazione viene pulita e bollita.
Il rumine (la parte a forma di sacco più grande, detta trippa, viene anche classificata come croce, crocetta, pancia, trippa liscia o busecca).
Omaso (formato da lamelle, detto anche centopelli o foiolo)
Reticolo (o cuffia, un piccolo sacco con aspetto spugnoso, detta anche cuffia, nido d'ape, bonetto o beretta).
La trippa, come altre parti del quinto quarto e cioè le parti più povere dell’animale,
è un alimento consumato da lungo tempo: i greci la cucinavano sulla brace e i romani la utilizzavano per preparare salsicce.
In commercio la si trova già pulita e anche prelessata.
È preferibile conservarla in frigorifero immersa in acqua, affinché non ingiallisca.
Le ricette per la preparazione della trippa sono moltissime, diverse da una città all'altra.
Oltre che essere un piatto molto nutriente, è anche economico ed ha un contenuto
molto elevato di proteine ed è relativamente basso di grassi.
La trippa rientra nell’alimentazione delle diete (dicono), proprio perché non è eccessivamente calorica proprio per l’assenza di grassi.
Chi si lamenta della “pesantezza” del prodotto - ovvero della sua scarsa digeribilità - dovrebbe sapere che ciò è solitamente dovuto all’aggiunta di spezie e condimenti: in quanto la trippa apporta solo 85 calorie all’etto.In più, nella trippa, è anche da sottolineare una benefica presenza di sostanze minerali, specialmente calcio e fosforo.

domenica 30 gennaio 2011

Bauletto di radicchio e baccalà












Dispiace sempre veder vagare per il frigorifero qualche piccolo avanzo e quindi di necessità virtù. Avevo tolto le prime due foglie al cespo di radicchio pan di zucchero e ho pensato bene di utilizzarlo in qualche modo e devo dire che l’accostamento col baccalà e il resto mi è piaciuto tantissimo.
La provola ha rilasciato un piccolo sentore di affumicato che mi piace tanto e il salame era più una guarnizione che tutto il resto, due fettine si vedevano ma non si sentiva nessun sapore.
Eee sono golosa di baccalà e mi viene spontaneo accostarlo con qualsiasi cibo.
Se vi va, provatelo.
^___^

BAULETTO di RADICCHIO e BACCALÀ

Per 1 pesona

1 pezzo di baccalà (200 g circa) (già bagnato e dolce pronto da cucinare)
2 foglie di radicchio Pan di Zucchero
2 fettine di salame milano
4 fettine di provola affumicata
3 pomodorini secchi
1 filo di olio
1 pentolino antiaderente che lo contenga di misura
NO sale mi raccomando, i pomodorini, la provola e il salame già sono salmastri di loro.

Lavare le foglione di radicchio, sgrondarle appena e appoggiarle sul tagliere.
In ordine, appoggiare le fette di provola, il baccalà con la pelle sotto, pomodorini tagliati a striscioline, salame.
Chiudere le foglie a pacchetto attorno al baccalà e sigillare con uno stecchino.
Versare nel pentolino 2 cucchiaini di olio e appoggiare il pacchetto.
Mettere il coperchio e avviare la cottura a fuoco alto e appena inizia a rosolare, abbassare la fiamma al minimo.
Verdura e pesce formano già la loro acqua, quindi è sufficiente per cuocere piano la pietanza, una ventina di minuti circa.
A metà cottura girarlo delicatamente.
Trascorso il tempo, se c’è ancora sughetto togliere il sughetto e alzare leggermente la fiamma.
Servire … un’arancia e il pranzo “abbastanza dietetico è assicurato.

Il taglio del bauletto ... mamma mia mi viene la salivazione solo a guardare le foto

Eccolo pronto per il consumo

Il bauletto pronto per la cottura

Ed ecco le foglione che racchiudono il pesce veloce del Baltico ^__^

sabato 29 gennaio 2011

Reginette integrali al forno e non

Avevo voglia di pasta fresca poca poca, siamo solo io, marito e la Ellis.
Ma sì, facciamo i similpizzoccheri … e così fu.
Per loro due li ho fatti al forno con le erbette e la feta e per me con topinambur e zafferano.

REGINETTE al FORNO con ERBETTE E FETA

Per due persone

reginette (ne sono avanzate due porzioni e le ho messe nel congelatore per tempi migliori)
1 mazzetto erbette da taglio
1 piccola cipolla
2 patate medie
1 confezione di formaggio Feta
formaggio montasio grattugiato
dado
burro
sale e pepe q.b.

Togliere la gambetta delle erbette, lavare accuratamente le foglie, sgrondarle, tagliarle grossolanamente e metterle in una pentola con l’acqua, la cipolla tagliata a dadini, le patate intere, il dado e il burro.
Cuocere per 30 minuti, schiacciare le patate e aggiungere le reginette.
Cuocere per una decina di minuti (dipende dallo spessore della pasta, io l’ ho lasciata un po’ spessa.
Scolare con la schiumarola e mettere la pasta in una teglia da forno.
Coprire con pezzetti di feta e una generosa spolverata di formaggio grattugiato.
Cuocere in forno caldo 220° per una mezz’oretta.

Reginette cotte

REGINETTE con TOPINAMBUR e ZAFFERANO
per 1 persona

reginette tagliate a losanga
1 topinambur grande
1 bustina di zafferano
olio al peperoncino
sale q.b.

Sbucciare il topinambur e tagliarlo a pezzetti.
Metterlo in un tegamino con acqua e sale (non tanta acqua, magari aggiungerne sempre di calda).
Quando bolle unire le reginette e cuocere 15 minuti.
Versare in una ciotola l’olio con la bustina di zafferano, 2 cucchiai di acqua di cottura e mescolare adagio per sciogliere lo zafferano.
Scolare la pasta e unirla al condimento.

REGINETTE INTEGRALI
per 3 persone

250 g farina integrale
150 g farina 0 Mettone
sale
acqua tiepida

Ho messo nel Ken, le farine con il sale, ho avviato l’impastatrice e ho versato piano piano l’acqua.
Quando l’impasto ha raggiunto la consistenza giusta, l’ho tolta e l’ho messa a riposare per 30 minuti sotto ad una terrinetta.
Stendere l’impasto dell’altezza desiderata e tagliarla con la rotella dentata.

Le piccole sfoglie

Impasto per le reginette

Colaz - Ciambelline - brutta copia


Ho rifatto i Colaz, le ciambelline che trovate nel link

Lo so, quando mi fanno arrabbiare devo starmene solo quietina finchè è passata la buriana, ancora una volta ero convinta di potermi sfogare in cucina ma … il diavolo fa le pentole senza i coperchi.
E chiamatemi pure fantozziana valà.
Non so perché l’impasto delle ciambelline continuava a rimanere molle, e cosa mi è venuto in mente di aggiungere i rimasugli di farina.
Aggiungi gli avanzi di farina saracena … e diventa troppo duro l’impasto.
Eddai, mettiamo un po’ di latte … uffa ce n’è un goccino e buttalo dentro.
E torna molle … ridevo a crepapelle da sola, pensavo alle comiche e magari anche di essere osservata da voi e non riuscivo a frenare la risata.
Aggiungi due cucchiai di farina di mais ...
Alla fine ho spento il Ken e ho detto, se va bene, " ghe sem " altrimenti butto tutto.

Non volevo fare due infornate e così ho fatto gli anelli schiacciati e una trecciona per concludere.
Intanto che il forno si scaldava, ho coperto le mie similciambelle e me ne sono dimenticata.
Ho sentito un ruggito … questo forno deve rimanere ancora acceso senza dentro niente ?
Era il maritorso …
Corri in cucina, infila la teglia in forno e dopo 25 minuti voilà !

Ottimi, sapore indefinito, poco dolce perché non ho aggiunto zucchero, ma buoni.
Colazione assicurata.

Pizzette e calzoncini ripieni

Il mio piccolino è andato in montagna con la morosina …
Mamma … non c’è qualche stuzzichino per il viaggio ? ma certo, sono subito pronti …
E se li è portati via caldi …
Questi ho fatto in tempo a fotografarli, gli altri sono finiti caldissimi nel sacchetto e via … i ragazzi sono partiti.

PIZZETTE e CALZONCINI RIPIENE

2 rotoli di pasta brisè
Stendere la sfoglia di Pasta Brisè, col coppa pasta piccolo tagliare tanti dischetti ravvicinati, sprecando meno pasta possibile. (gli avanzi li ho assemblati, a mano ho formato due dischetti irregolari e ho usato tutto).


Per il ripieno

Pizzette:
passata di pomodoro
sale
origano
sottiletta
acciughina
In una ciotolina mescolare un poco di passata di pomodoro con il sale e l’origano.
La sottiletta dividerla in tanti quadratini
L’acciuga tagliarla a pezzetti.
- Su metà dei dischetti appoggiare un mucchietto di passata di pomodoro, un quadratino di sottiletta e 1 pezzetto di acciuga.

- Sovrapporre gli altri dischetti e sigillarli molto bene per evitare la fuoruscita del ripieno.

Calzoncini:
salame milano (fette divise in a metà)
gruviera tagliarlo a scagliette
- Su metà dei dischetti appoggiare mezza fetta di salame piegata in modo che rimanga all’interno come ripieno e un pezzetto di gruviera.

- Sovrapporre gli altri dischetti e sigillare molto bene la pasta in modo da non far uscire il ripieno.

mercoledì 26 gennaio 2011

Talpìn cui fasùi - Piedino di maiale con fagioli

A chi non piace il piedino del maiale alzi la zampa !!! ^__^
A tanti non piace lo so, ma ai miei tempi questi cibi costavano molto poco e quindi sulla nostra tavola comparivano spesso per diversificare i sapori e per non mangiare sempre e solo fagioli o polenta.
Questa è una ricetta di Carlina, che ha un bell’orto in montagna.
Nella periodo di raccolta dei (fasûi) fagioli freschi e (vuaȋnis) fagiolini o cornetti, cucina spesso questa ricetta molto gustosa che ho preparato anch’io quando ho avuto a disposizione le materie prime.
Per il piedino di maiale non ci sono problemi, ormai questo animale viene macellato in tutto il periodo dell’anno e magari prenotandolo dal macellaio lo si ha facilmente.
Per fagioli e cornetti freschi dell’orto, c’è sempre qualche anima buona che me ne da e quando ci sono periodi di abbondanza basta chiedere.

Foto del web era in siti diversi

TALPÌN cui FASÛI - PIEDINO di MAIALE con i FAGIOLI
per 4 persone

300 g fagioli freschi ( fasûi )
4 scalogni
1 foglia di alloro fresca
300 g fagiolini ( vuaȋnis )
1 piedino di maiale già pulito ( talpìn )
foglie di basilico intere
2 pomodori medi
sale e pepe q.b.

Mettere in una pentola i fagioli freschi con il piedino, l’alloro, due scalogni e un ciuffetto di basilico intero.
Coprire con acqua senza sale e lessare il tutto per 1 ora circa.
Scolare, e conservare il liquido di cottura.
In un tegame soffriggere gli altri due scalogni tritati con poco olio, aggiungere i fasûi-
fagioli e lis vuaȋnis- cornetti spezzettati i pomodori spelati e tagliati a dadini e ancora un ciffetto di basilico.
Versare nel tegame un poco di acqua di cottura, salare pepare e aggiungere altra acqua o brodo vegetale finchè fagioli e cornetti saranno cotti per bene.
A parte spolpare il piedino, porzionarlo nei piatti e unire le verdure.
Un giro di olio sulle pietanze, ancora una spolverata di pepe se si desidera e servire con fette di polenta abbrustolita.

lunedì 24 gennaio 2011

Colàz di Consei - Ciambelle di Consiglio

Ogni luogo ha un prodotto con un nome diverso … ma gira e rigira gli ingredienti sono sempre quelli che la natura ci offre.
Grazie Adriana, ma quello che non mi hai ancora detto è perchè le chiamavano Ciambelle di Consiglio.
Le Ciambelle di Consiglio o meglio (Colàz di Consei in friulano) sono quasi dimenticate, Adriana di Sauris, in montagna, me ne ha parlato e quindi ho chiesto in giro alle nonnette che ancora ricordano.
Quelli che facevano erano abbastanza duri, dalla caratteristica forma di grossi grissini chiusi a otto o a ciambella noti anche nel Veneto come ” Bussolai “; ma siccome una nonnetta parlava di miele e spezie, mi ha un po’ depistato e credo che si riferisse più alle “Ciambelle forti”
”Colàz fuàrz”
Nelle ricorrenze festive in particolare della Cresima e del Santo Patrono … (San Pietro di Ampezzo, San Osvaldo a Sauris), venivano regalati dai padrini ai figliocci, confezionati in corone lunghe sino ai piedi.

Circolava il detto:
Cûi ca ha il santul
a l’ha Colàz (ciambelle)
(Chi ha il Santolo ha Ciambelle)

Mentre il detto veneziano è:
bezi, basi e bussolai
no i xe boni
se no i xe assai
(baci, soldi e bussolai, non sono buoni se non sono assai)

Mi sono stati dati dei pesi approssimativi e questa sera ho cercato di fare del mio meglio … considerato che con i lievitati non sono molto compatibile.
Al primo assaggio mi hanno detto che sono poco dolci … e alè ! questi vanno a fagiolo per me … ma ho dovuto ritirare il piatto, non erano tanti ma quei due avrebbero fatto in fretta a finirli come dessert.
Sono stata poco furba, nella preparazione dei cilindretti, avrei dovuto arrotolare l’impasto nello zucchero così sarebbero rimasti cristallizzati e invece li ho solo spolverati e sopra non è rimasto nulla.
Non sono venuti duri come pensavo, ma sono buoni.


COLÀZ di CONSEI – Ciambelle di Consiglio

per 17 ciambelline

250 g farina 0 Mettone
50 g zucchero
40 g burro
1 cucchiaino polvere d’arancia
13 g lievito di birra
1 dito di acqua calda
1⁄2 bicchiere birra Moretti
1 pizzico di sale

Lievitino
Sbriciolare in una ciotola il lievito di birra con 1 dito di acqua calda e stemperarlo.
Unire 1 cucchiaino di farina e mescolare sino ad ottenere una pappetta morbida.
Aggiungere 1 cucchiaino raso di zucchero, un pizzico di sale e amalgamare.
Coprire il recipiente con un tovagliolo e lasciarlo lievitare finchè raddoppia di volume (30 minuti circa).
Preparare intanto il burro fuso sciogliendolo sino a farlo diventare color nocciola.

Impasto
Versare nella ciotola del ken (oppure sulla spianatoia), la farina rimasta con lo zucchero, la polvere d’arancia, il burro fuso e il lievitino.
Mescolare qualche istante, aggiungere la birra e continuare ad impastare finchè si forma un impasto liscio e sodo.
Appoggiare l’impasto in una terrina, tagliare leggermente la superficie a croce, coprire di nuovo con il tovagliolo e lasciarlo lievitare nel forno spento con solo la lucina accesa per 2 ore.

Accendere il forno a 170°
Appoggiare sulla placca la carta forno.
Prendere dall’impasto dei pizzicotti di pasta, arrotolarli a cilindretto e chiuderli a ciambella tonda oppure a otto e sistemarli sulla placca.
Cuocere i dolcetti per 15 minuti circa … ogni forno ha i suoi tempi.

CONSIGLIO: dopo aver confezionato le ciambelline, copritele e lasciatele lievitare ancora una mezz'oretta e il forno lasciatelo pure a 180/190° (il mio forno fa cilecca)

POLVERE di ARANCIA
buccia di arancia senza il bianco
essiccata sul calorifero
tritata con il macinino del caffè
Pronta per tutte le preparazioni e non si sentono i pezzettini grattugiati.


*** Ricordate di arrotolare i cilindretti nello zucchero.

*** I più fortunati usavano la grappa al posto della birra.