Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois

Foto di Stefano Spangaro - Cral Voltois
Vita genuina di montagna ... Voltois UD

venerdì 27 aprile 2012

Toc' di scuete - intingolo di ricotta

Quando in montagna fa freddo e c'è brutto tempo, cosa c'è di meglio di una buona polenta ? E se questa polenta non è la solita, ma una polenta bigia di quelle fatte un tempo?
Di Adriana vi ho già parlato, è un'amica di Sauris che ormai vive qui in paese vicino a casa mia. E' lei l'autrice della polenta bigia ... non so come fa, ma lei trova la farina e ridacchia sorniona ... io la cerco ma sbatto sempre il muso contro un muro di gomma.
Tutti i sabati a casa sua c'è la polenta e questa volta me ne ha portata una bella porzione, insieme al toc' di scuete "intingolo di ricotta"; cibo vecchio e povero come il mondo, ma tanto buono, che non si può arricciare il naso.
In questo piatto di mio c'è il gnocco di patate, coperto dall'intingolo.


TOĆ di SCÛETE -  INTINGOLO di RICOTTA


Ricotta affumicata 
e ricotta stagionata bianca
burro

Sciogliere il burro in un tegamino e aggiungere la ricotta grattugiata con la grattugia dai fori grossi.
Lasciare sciogliere la ricotta e lasciare addensare il sughetto.
Servire con polenta calda.


Adriana usa metà ricotta affumicata e metà stagionata bianca, perchè dice che in questo modo il Toc' è più digeribile
Per la farina della polenta, non chiedetemi i pesi precisi, lei mischia due o tre tipi di farina ma non ho mai capito quale, perchè me li dice nella sua lingua saurana, che è un misto di tedesco.


Questo è il tegamino di intingolo di ricotta.


Gli gnocchi, sono di patate, li ho fatti grandi tipo canederli ... conditi con l'intingolo di ricotta sono ottimi.

giovedì 26 aprile 2012

Frico di strissulis e zucca

Strissulis ovvero ritagli del formaggio. Quante volte l'ho visto fare, davanti a casa nostra; sino a qualche decennio fa c'era la latteria, si andava a prendere il formaggio, il latte e qualche volta si capitava mentre il casaro rifilava le forme di formaggio.
Da queste forme si scartavano delle strisce irregolari di formaggio per pareggiare la forma del formaggio stesso e queste strisce in friulano sono "lis strissulis".
Ora le vendono tagliate a pezzetti per fare il frico, un tempo erano la gioia dei ragazzi ed anche per me perchè erano una novità.
Queste belle strisce arrotolate sulle dita o sulla mano e mangiate pezzetto dopo pezzetto, erano una goduria.
La ricetta è del mio amico Giulio ... la fetta di zucca pure, ce l'aveva nel congelatore ... l'ho barattata con una fettona di crostata di mele che a lui piace tanto. ^______^
Frico ottimo, con la zucca non l'avevo mai mangiato.

http://www.pezzetta.it/catalog/strissulis-gr300-p-469.html

FRICO di STRISSULIS e ZUCCA


1 busta di strissulis
1 fetta di zucca
1 noce di burro
pochissimo sale per la zucca
pepe per chi lo desidera


Grattugiare la zucca con i fori grossi, metterla ad arrostire in una padella antiaderente e salarla leggermente.
Quando è cotta, pepare, unire lis strissulis e mescolare con pazienza finchè sono sciolte.
Quando il frico si è formato e compattato, lasciarlo dorare da tutte e due le parti e servire caldo.
L'ho gustato oggi con insalatina di stagione acquistata al mercato del paese.

martedì 24 aprile 2012

Il giorno di Sant'Angelo, i miei ragazzi mi hanno portato a pranzo in un bel posticino dove eravamo già stati in occasione della laurea di Matteo e Maria.
Mi dispiace di non potervi dare il biglietto da visita, ma qui in montagna non ho lo scanner per riprodurvelo, in ogni caso vi lascio qualche immagine dei piatti e dell'ambiente.

Albergo ristorante "LA STUBE" - 











giovedì 19 aprile 2012

Cassoeula ... solo un poco più light

Bene, anche i dietadipendenti  hanno dei momenti no ... e per me le coccole migliori sono quelle proibite.
Che vi devo dire, tengo famiglia ? ^___^ eddai, ormai siamo rimasti io e Orsogrigiomio, però ogni tanto anche per noi modifichiamo il  sistema nutritivo con qualche cosa di diverso.
La cassoeula ai miei tempi era un piatto legato alla macellazione del maiale, le materie prime c'erano e alcune andavano consumate per tempo.
Le verze ... prima di tante altre verdure messe sulle nostre tavole moderne, erano cibo di tutti i giorni insieme alle patate, ai fagioli e a poco altro, perciò quando si cucinava la verza si cercava di insaporirla al meglio.
Questa che vi propongo è una similcassoeula "quasi light" ^___^ , insegnata da Sergio Salomoni un grande amico conosciuto nel forum di cucinait.com diverso tempo fa.
Per chi è a dieta non si illuda di farla franca ... è una ricetta "allungata" ma pur sempre robustina.
Non è la vera casseula dei miei tempi, ma toglie la soddisfazione per una volta all'anno.


CASSOEULA  … solo UN POCO PIÚ LIGHT
per 3/4 porzioni


1 verza piccola
4 costine di maiale
2 costine piccole
2 piccoli ossibuchi di maiale
2 salsiccine (a MI si chiamano verzini)


La sera prima mettere tutti i pezzi di  maiale in una teglia da forno che li contenga, con gli odori che preferite (rosmarino, salvia, aglio).
Salare e portare quasi a cottura.
Spegnere il forno, coprire con alluminio, e in inverno mettere tranquillamente la teglia sul balcone al freddo.





Durante la notte il grasso si caglia e va bene così.


Il giorno dopo, per tempo, preparare un soffritto con pochissimo condimento, composto da cipolla, aglio, sedano carota.


Aggiungere la verza sbollentata, (già lavata e tagliata a striscioline).
Lasciarla insaporire nel soffritto e aggiungere i pezzi di maiale tolti dal grasso cagliato e ben ripuliti del grasso residuo.
Mescolare e coprire a filo con brodo vegetale.
Cuocere piano per un'ora e mezza circa, sino a completa cottura sia della verza che del maiale.
A Dio piacendo, (come dice quel meraviglioso cuoco della tv), io mi sono soddisfatta ... alla prossima.

mercoledì 18 aprile 2012

Amarillis

Perdono, perdono perdonoooo !
Sono ancora in montagna e il ritorno non è previsto a breve scadenza, di conseguenza con la "malefica" (chiavetta vodafone), il collegamento è da esaurimento. 
Se poi unite anche il ripetitore che è obsoleto, potete fare da soli un punto esatto della situazione.
Faccio il possibile per inviare post in due o tre collegamenti, salvandolo fin quando l'ho terminato.
Mi è perciò molto difficoltoso collegarmi con i vostri blog per rimanere aggiornata sui vostri post, mi rifarò al ritorno a Mi, dove la connessione funziona a gonfie vele.


AMARILLIS
Vi racconto la storia di questa pianta che ha dell'incredibile.
25 anni fa abitavo a Trento (per un periodo di lavoro di mio marito). Allora ordinai, insieme ad altri bulbi piantati in piena terra, 1 patata di Amarillis che all'epoca mi era costato un piccolo botto.
Dopo un paio di anni, in occasione del trasloco per il rientro a MI, ho portato la pianta qui in montagna e a suo tempo mio cognato mi chiese di lasciarla qui ... a lui piaceva tantissimo.
Nel tempo la pianta è diventata bellssima, è stata divisa in quattro vasi perchè aveva figliato (?) parecchio e i vasi erano diventati 4 di cui due hanno fatto una brutta fine sotto una tempesta.
Con orgoglio mio cognato mi ha fatto vedere nei giorni scorsi le due piante rimaste, che quest'anno ci hanno  regalato ben 24 fiori in tutto.


 Mio cognato tiene i vasi sulla scala che porta alle camere, lì la temperatura è costante e non ci sono correnti d'aria.

Già qualche anno fa le avevo fotografate nel loro pieno splendore in questa stagione ... ma allora Orsomio pensò bene di fare una manovra errata durante lo scarico delle foto dalla mia macchina e tutte le foto ... comprese queste, andarono perdute.


Pazienza, quest'anno ho rimediato e ho preferito postarle subito ... primo per farmi perdonare da voi e poi per salvarle una volta per tutte.

Baccalà nel pacchetto fillo

Il forno è quello che è, purtroppo ora non si può cambiare ...
La Pasta fillo ho appena cominciato ad usarla, perchè per miracolo ti tutti i Santi Zeffirnini sono riuscita a trovarla.
Che poi il diavolo ci metta lo zampino, questo è assodato ... driiin driiiin "ciao, come stai bla bla e pici e piciù" non puoi mica dire ciao zia ci risentiamo.
Il taimer del forno non l'ho sentito e il risultato è la fillo esterna un poco bruciacchiata.
Ma era di un buono, di un buono, che me lo devo senz'altro rifare.

BACCALA' nel PACCHETTO FILLO
per 1 porzione

4 fogli di pasta Fillo
180 g baccalà dissalato
olive nere infornate
pomodorini
1 piccola patata
aneto
pepe
olio
latte

Portare a bollore il baccalà e cuocerlo 10 minuti circa.
Sbucciare, lavare, tagliare a rondelle la patata e sbollentarla per 5 minuti nell'acqua del baccalà.
Scolare il baccalà, lasciarlo intiepidire, togliere pelle e spine (lasciandolo possibilmente intero).
Spennellare velocemente 1 foglio di fillo con il latte, appoggiare sopra in modo incrociato il secondo e spennellarlo.
In mezzo preparare un letto con la patata, qualche foglia di aneto e qualche oliva snocciolata, pepe e un piccolo giro di olio.
Mettere sopra il baccalà, spolverare con aneto, pepe, olive snocciolate e pomodorini tagliati a metà.
Un altro piccolo giro di olio e chiudere il pacchetto di pasta fillo.
Preparare gli altri due fogli di fillo come sopra e racchiudere il pacchetto già pronto.
Appoggiare il pacchetto in una piccola teglia da forno leggermente unta, spennellare bene con il latte e infornare per 20-25 minuti circa.
Buon appetito

martedì 17 aprile 2012

Muset - cotechino friulano come impacchettarlo

Questa è la storiella del mago che forse in molti conoscono, però per me, 30 anni fa era una pura novità.
Me l'ha insegnato il mio vecchio salumiere di Milano ... meravigliosi tempi in cui i negozi erano tanti e l'amicizia era vera e sincera, il buongiorno non mancava mai e se possibile ci si aiutava a vicenda anche a portare una borsa della spesa.
Oggi, che amarezza ... negozietti chiusi uno dopo l'altro, supermercato lontano, carrelli pieni eee... se hai bisogno, metti le gambe in spalla e arrivi a casa con la lingua di fuori.
Chi ha la fortuna della macchina si arrangia meglio, ma sino a quando ?
Bè, dicevo che Luigi, il vecchio salumiere mi aveva insegnato a  legare il cotechino in modo da non perdere nulla in caso di rottura della pelle del salume.
Certo lui sapeva legarlo bene come un vero salame ... a me riesce una volta su tre e perciò preferisco legarlo a modo mio.
Qui vi propongo la legatura del "MUSET", se per caso la pelle scoppia, non vi perdete nulla nel liquido di cottura, perchè tutto rimane legato come un salamotto.
Provare per credere ...


Bagnare con l'acqua calda un bel pezzo di carta forno. Strizzare bene il foglio e stenderlo su un tagliere. Bucherellare in diversi punti il Muset o il Cotechino con uno stecchetto.


 Avvolgere il muset molto stretto nel foglio come se fosse una caramella.


Legare strette le estremità del foglio con lo spago da cucina. Legare in altri due punti diversi il muset sempre con lo spago. 


 Metterlo a cuocere in una pentola con abbondante acqua fredda, portarlo a bollore per un paio di ore circa ed eventualmente lasciarlo intiepidire nella sua acqua. In questo modo il suo sapore rimane completo.

Prima di servirlo, togliere la carta, sgocciolarlo bene e tagliarlo a fette.